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Bianchi Matteo B. - Fermati tanto così | Il protagonista deve fare il suo servizio civile in un istituto di bambini "difficili". L'impatto con la realtà drammatica, dopo la famiglia, le amicizie, l'università, mette a confronto le ansie nevrotiche e le attese di un giovane "normale" con un universo sconosciuto, quello della malattia psichica, dove la comunicazione è difficoltosa, spesso fraintesa.
7 recensioni presenti. Media Voto: 2.85 / 5lester1 mao_63@hotmail.com (22-01-2005) A me è piaciuto un sacco. Certo credo che possa veramente prendere coloro che sono stati toccati o fanno parte delle categorie descritte nel libro: obiettori di coscienza o ex, operatori o parenti di bimbi caratteriali, omosessuali.
Il libro però è molto scorrevole, molto ironico, e molto fresco Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Dario farmcliffe@yahoo.com (25-02-2004) Dopo aver fatto centro con "Generations of Love", il pigro Matteo ci propina, rielaborandolo quanto basta, il romanzo ante-"generations" apparso in una di quelle collane "costo quasi zero". Senza infamia e senza lode. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Mariella Rosellina Bondi (21-07-2003) Dopo il primo interessante libro, il crepuscolo degli dei si affaccia per un autore che non ha già più nulla da dire. E' proprio vero che invece di farsi grande, bisognerebbe studiare. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Maurizio maurizio.asquini@novara.com (15-11-2002) Se si tratta di un'esperinza vissuta, il testo è ben congegnato, ma pecca molto nel coinvolgimento del lettore, annoia a chi non interessa cosa sia il servizio civile ed il convivere con ragazzi con problemi sociali.
Con questo manca di suspense anticipando sensazioni e stati d’animo che dovrebbero emergere dal contesto e non essere suggeriti. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
lilli lilli.beth@inwind.it (06-11-2002) a costo di essere una voce fuori dal coro, dirò che questo libro non mi ha entusiasmato. avevo letto con molto piacere generations of love, e forse per questo avevo aspettative alte. Fermati tanto così non è un brutto libro, ma forse affronta il tema in modo un po' piu sbrigativo di quanto mi sarebbe piaciuto. è vero che c'è l'ironia, la leggerezza e la scorrevolezza tipiche di Matteo M. Bianchi, però qualcosa manca.
troppi personaggi di contorno, per poter essere messi a fuoco bene, talvolta solo nominati con due righe di "ritratto". l'io narrante ci dice che si sente inadeguato, grazie a dio lo fa senza retorica, ma va poco in profondità nello spiegare quello che sente. e anche il rapporto con Guido, non va veramente a fondo. ok, apprendiamo che è un rapporto conflittuale di bisogno/insofferenza, che c'è una disparità di interessi e di piani di comunicazione, ma questo, in fondo, non lo sapevamo già? e le suore? tipiche dinamiche delle comunità, anche quelle giovanili... ma in fondo sono poco più che ombre, nel bene e nel male Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Fiorentino fiorentino@capozzoli.freeserve.co.uk (14-04-2002) Un argomento difficile da trattare senza scadere nel patetico o nelle banalita'. Matteo Bianchi riesce a coinvolgere emotivamente il lettore nel dramma delle psicosi infantili e della marginalizzazione sociale che diversita' scomode provocano. Il tutto e' pero' sapientemente condito con l'autoironia cui i lettori di Bianchi sono abituati.
Un bel libro che tutti dovrebbero leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandro (07-03-2002) Mica facile mantenere lo stesso tono ironico che avevamo trovato in Generations of love. Matteo B. Bianchi ci riesce in parte, e quasi all'improvviso in momenti della narrazione che meno di altri sembrerebbero adatti all'ironia. Nel complesso un libro consigliabile, certamente migliore di tanti altri che affrontano lo stesso argomento cercando di evidenziare il patetismo, senza rendersi conto che il lettore, in genere, sa benissimo dove trovarlo da sè. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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