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Klein Naomi - No logo. Economia globale e nuova contestazione | L'immagine è tutto. Anche troppo. Dopo anni, anzi decenni, passati a inseguire falsi bisogni (e vere etichette) le nuove generazioni stanno impadronendosi di una nuova consapevolezza: la vita è fatta di sostanza, non solo di apparenza. Anche perché, dietro l'industria dei "marchi" e delle "firme", si cela una società occidentale che non esita ad applicare, nei confronti del Terzo mondo, politiche di sfruttamento economico e individuale degne di un capitalismo orientato più all'Ottocento che al terzo millennio. Con questo libro Naomi Klein raccoglie, spiega e analizza le ragioni della nuova contestazione, fornendo allo stesso tempo una denuncia dettagliata delle contraddizioni della nuova economia globale.
10 recensioni presenti. Media Voto: 4.6 / 5Lorenzo Panizzari lorenzo.panizzari@inwind.it (09-09-2010) Non lessi il libro al momento della sua uscita perché non ritenevo di avere competenze adeguate a leggerlo in modo “critico”; oggi l’ho letto reputandomi preparato, e ne sono rimasto deluso, forse complice il fatto che mi aspettavo molto di più da un libro ritenuto (a torto o a ragione) uno dei manifesti dell’antiglobalismo.
Il libro è contro il brand che soppianta il prodotto, ma non è affatto antiglobalista e nemmeno adeguatamente critico con la modernità restando limitato nella sua nicchia del “marchio” e dei suoi effetti negativi su società ed economia.
Estremamente di parte, non considera alcun vantaggio (e comunque ce ne sono) che deriva dai modelli economici dominanti, e la smaccata partigianeria abbassa ancora di più il valore dell’opera che manca di una visione ampia (economia oltre il brand) ed equilibrata (aspetti positivi della globalizzazione).
Troppo lungo e ripetitivo fino a sfiorare a tratti la noia: per esprimere un solo concetto non servono 10 esempi per attaccare (i soliti) 10 marchi; ha il pregio di fondarsi su esempi concreti, ma questo diventa un difetto accorgendosi che più che un’analisi è una raccolta di casi aneddotici (indubbiamente umanamente molto toccanti), che nel loro insieme delineano un quadro più o meno preoccupante secondo la propria visione del mondo, ma che, in assenza di adeguate analisi e confronti con l’economia standard, non riesce ad assumere valenza scientifica ed a pesare come farebbe un testo di scienza economica.
In sostituzione a questo mattone, in larga parte populistico e pleonastico, suggerisco Held-McGrew, “Globalismo ed antiglobalismo”; e per approfondire il binomio Stiglitz/Beck, rispettivamente “La globalizzazione che funziona” e “La società del rischio”. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Otto (06-11-2006) Gran bel libro; un pò "pesantino" forse, ma assolutamente da leggersi. Viene però erroneamente presentato come "la bibbia del movimento no-global", ma in realtà non ha nulla di "anarchico". Non è un libro di sinistra, ma una profonda analisi oggettiva (e circostanziata) del fenomeno del branding in tutte le sue forme.
Interessante.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alan oriroto@tin.it (14-09-2006) Viene presentato come la "bibbia" dei no-global, ma è prima di tutto una ricerca condotta sul campo da una giornalista: viaggi, interviste con e lavoratori e dirigenti, analisi di testi, ecc.
Il tema del libro (e il suo maggior punto di forza) è l'analisi dell'importanza del logo nel commercio e nelle relazioni sociali. Discutibile invece l'idea che il fenomeno della delocalizzazione delle imprese in paesi a basso costo di manodopera sia una conseguenza del maggior peso del marketing incentrato sul logo. L'analisi sugli effetti della delocalizzazione di certe aziende in paesi come le Filippine è un altro aspetto interessante, perché sottolinea come l'apertura di fabbriche sotto controllo straniero in paesi sottosviluppati non produca automaticamente benessere e sviluppo: anzi il caso delle Filippine dimostra che in presenza di governi poco lungimiranti possa anche essere controproducente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesca Ballarin mcGuire (07-06-2005) Utile a tutti, assolutamente da leggere da qualsiasi parte si stia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Dany (04-03-2005) max...qui non si tratta di verità che sta nel mezzo...lo sfruttamento c'è e ci sono anche le prove!
solo gli ipocriti direbbero il contrario e nessun "prologo" ti dirà mai la verità...
finalmente un vero libro, fatto apposta per noi consumisti, invece di continuare a chiudere gli occhi...forse è meglio iniziare a ragionare! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nicola numerododici@katamail.com (22-02-2005) Questo libro offre davvero una panoramica globale del movimento, che negli anni della stesura del libro stava nascendo daventi agli occhi della Klein,che cercava di comprenderne la genesi. Il libro offre le testimonianze raccolte in giro per il mondo dalla giornalista e tratta l'onnipresenza dei logo nella vita delle persone.Onnipresenza che sta letteralmente erodendo gli spazi pubblici e la cultura. La klein analizzando una movimento pre-Seattle, è riuscita già allora a intravedere le forze e i palesi limiti del movimento.
Molte le pagine dedicate alla storia dei logo più importanti e "crudeli" del pianeta,che fanno riflettere sulla relativa importanza del marchio.
Il marchio, è al centro del libro, semplicemente perchè ormai le multinazionali non hanno altra proprietà se non quella del marchio, quindi la Klein analizza l'attacco alle multinazionali sotto forma di attacchi ai marchi e ai loro "status".
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
max (23-09-2004) Interessanti spunti sugli effetti della globalizzazione. Forse un pò troppo di parte.
Per avere una panoramica completa consiglio il libro antagonista "Prologo. Le marche come fattori di progresso" che controbatte alcune delle tesi sostenute dalla Klein.
Come si sa la verità è spesso nel mezzo Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Enrico (22-03-2003) Ottimo punto di partenza per una riflessione globale... suggerisco di leggere anche Guerra infinita di Giulietto Chiesa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Davide (27-01-2003) Se vi volete imparare tutto sui bastardi che controllano il mondo...compratelo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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