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Krauspenhaar Franz - Le cose come stanno (Una lettera risentita) | Puch, trentaquattrenne sacrestano di una chiesa cattolica di Hübschenhausen (città immaginaria della Renania-Vestfalia), inizia a scrivere una lettera al fratello maggiore Fritz nel giorno dell'antivigilia del Natale 1966. Fritz è un pittore che, alla ricerca del successo, è finito a Kolding, in Danimarca. Nella lettera ci sono molti avvenimenti che avvenimenti non sono: la sua vita è grigia, l'atmosfera della chiesa è sempre più soffocante, il suo rapporto con i frati sempre più difficile. La lettera prende la piega della confessione di un'anima che si è rassegnata alla sconfitta, che crede in un Dio che lascia le cose come stanno, invariate e per sempre. "Le cose come stanno" è il secondo romanzo di Krauspenhaar, milanese di padre tedesco.
Media Voto: 3.66 / 5lorenzo caravanserragliodellago@gmail.com (17-06-2011) questo libro mi ha commosso!.Mi ha riportato indietro nel tempo,al 1978 quando davo gli ultimi esami di ingegneria elettronica e in una materia di controlli automatici ci fu consigliato di approfondire alcuni argomenti in un libretto dello stesso spessore di questo libro.Ho rivissuto le stesse sensazioni di allora nello scoprire che possono scriversi intere pagine piene di frasi senza nessuna semantica. In futuro cerchero' di evitare anche libri tradotti dall'autore. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Marco Rovelli alderano@libero.it (16-09-2005) Nelle prime pagine, un accumulo di pensieri, un groviglio. E uno squarcio splendido come quello del direttore del negozio sbirciato da Puch. Poi, da pagina quaranta, fino in fondo, il libro s'impenna, e scivola via. In particolare Fredy e Margarete danno la stura alla carica esplosiva ed implosa di Puch. Allora il lettore (io-in-quanto-lettore) assiste a bellissime, furiose cavalcate dal sapore bernhardiano. E alla costruzione di un delirio cosmico, il regno dell'impotenza e dell'indifferenza, il pensiero deposto e abbandonato, l'indiscernibilità di colpe e di valori. All'esistenza impossibile che si costruisce dio, e questo dio non può che essere un dio assassino. Pagine splendidamente blasfeme. Immensità criminale, gridava Bataille. Qui, questo grido diventa un sussurro impotente, ma dice lo stesso. Ecco, è questo che cerco nei libri. Un grido. E qui c'è. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giancarlo Tramutoli gtramuto@tiscali.it (14-09-2005) Il fascino dell'invettiva in una confessione liberatoria dove aleggia lo spirito dostoevskiano di Memorie del sottosuolo. Un narratore italiano felicemente atipico. Intenso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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