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Krauspenhaar Franz - Le cose come stanno (Una lettera risentita) |
Puch, trentaquattrenne sacrestano di una chiesa cattolica di Hübschenhausen (città immaginaria della Renania-Vestfalia), inizia a scrivere una lettera al fratello maggiore Fritz nel giorno dell'antivigilia del Natale 1966. Fritz è un pittore che, alla ricerca del successo, è finito a Kolding, in Danimarca. Nella lettera ci sono molti avvenimenti che avvenimenti non sono: la sua vita è grigia, l'atmosfera della chiesa è sempre più soffocante, il suo rapporto con i frati sempre più difficile. La lettera prende la piega della confessione di un'anima che si è rassegnata alla sconfitta, che crede in un Dio che lascia le cose come stanno, invariate e per sempre. "Le cose come stanno" è il secondo romanzo di Krauspenhaar, milanese di padre tedesco.
Media Voto: 5 / 5Marco Rovelli alderano@libero.it (16-09-2005) Nelle prime pagine, un accumulo di pensieri, un groviglio. E uno squarcio splendido come quello del direttore del negozio sbirciato da Puch. Poi, da pagina quaranta, fino in fondo, il libro s'impenna, e scivola via. In particolare Fredy e Margarete danno la stura alla carica esplosiva ed implosa di Puch. Allora il lettore (io-in-quanto-lettore) assiste a bellissime, furiose cavalcate dal sapore bernhardiano. E alla costruzione di un delirio cosmico, il regno dell'impotenza e dell'indifferenza, il pensiero deposto e abbandonato, l'indiscernibilità di colpe e di valori. All'esistenza impossibile che si costruisce dio, e questo dio non può che essere un dio assassino. Pagine splendidamente blasfeme. Immensità criminale, gridava Bataille. Qui, questo grido diventa un sussurro impotente, ma dice lo stesso. Ecco, è questo che cerco nei libri. Un grido. E qui c'è. Voto: 5 / 5 |
Giancarlo Tramutoli gtramuto@tiscali.it (14-09-2005) Il fascino dell'invettiva in una confessione liberatoria dove aleggia lo spirito dostoevskiano di Memorie del sottosuolo. Un narratore italiano felicemente atipico. Intenso. Voto: 5 / 5 |
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