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Robbins Tom - Villa Incognito | Tre veterani del Vietnam decidono di restare in Laos per molto tempo dopo la fine della guerra, vivendo l'esistenza lussuriosa dei trafficanti di droga. I tre, Stubblefield, Dickie e Dern, si rifugiano nella Villa in cui soddisfano i loro enormi appetiti sessuali e culinari grazie a numerose concubine e cuochi. Una pletora di schiavi pronta a qualsiasi sacrificio pur di ottenere il denaro dei tre. Un paradiso ininterrotto fino all'arresto di Dern in Guam, per spaccio e possesso di eroina. Parlerà? Tutt'intorno a questo interrogativo, poi, un labirinto di piccole storie, come una guerriglia di accadimenti paralleli.
Media Voto: 3.25 / 5Hit_Man (28-06-2009) Inclassificabile opera di Robbins, sfuggente a qualsiasi tipo di etichettatura, perché lungo l'arco di una storia, si intersecano miriadi di ragionamenti e dissertazioni su una vasta fetta dello scibile umano.
A prescindere che si sia d'accordo o meno, lascia comunque stupiti la lucidità e il rigore logico del Robbins-pensiero, ancorché sapientemente paludato in forma di metafora, parodia, iperbole o perifrasi.
In questo romanzo, si avverte la fascinazione dell'autore per la leggenda estremorientale, fin dall'incipit seminale che percorre e fertilizza un po' tutto l'arco della narrazione attraverso un tasso giapponese dalle gonadi ipertrofiche. Generazioni e gestazioni intersecano la vita di tre folkloristici "filosofi" post-conflitto del Vietnam, che mentre vengono ricercati attivamente dal potere costituito in quanto ex-avieri dispersi in guerra, si sono innestati in una nicchia laotiana in simbiotico contatto con gli autoctoni, di cui sono in superficie prigionieri ma che in sostanza curano corpo e spirito e da cui ricevono nutrimento d'ogni loro pulsione, non ultima quella sessuale.
Ma sarebbe riduttivo e semplicistico dirimere siffatta opera di Robbins al summenzionato, poiché a ben vedere c'è parecchio di più e di complesso nello srotolarsi della trama, e certamente la Villa Incognito, di cui si nomina spesso il retaggio anche tramite sonetti e rime baciate, appare più come una madre generante e protettiva, un porto sicuro a cui far riferimento e a cui tornare, che una mera costruzione nella foresta del sudest asiatico.
Lo consiglio a tutti coloro che lasciano sempre aperto un uscio al cambiamento e alla indefessa volontà di non accontentarsi mai della prima spiegazione.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mimmo (26-09-2006) Tutto sommato il genio di Robbins è ancora palpabile anche se,certamente,non è il suo miglior lavoro(niente a che vedere con "Feroci invalidi..." o "Natura morta con picchio"comunque),il problema è un altro:Spero tanto,per noi soprattutto,che l'autore riveda il contratto con l'editore italiano,non è possibile che libri pubblicati da Robbins 2 anni fà siano già introvabili,e non sia mai che a qualcuno venga in mente di acquistare "Coscine di pollo"o"Beati come rane..",per esempio.Svegliati Tom!non fosse altro per quelle orrende copertine. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
alessandro guardabassi (22-02-2006) Forse non è il miglior Robbins, anzi ne sono sicuro. Ma non possiamo liquidare questo libro con un "brutto brutto brutto". E' un libro che in ogni caso convince e come, le riflessioni sui militari, gli stili di vita, i viaggi, me modifiche che può subire un uomo, le lotte sociali. E poi io non sapevo che slida volesse dire vagina in svedese. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
sara magliolas@libero.it (21-09-2005) Ho letto parecchi libri di Robbins e quelli che ancora mi mancano li sto centellinando perchè li ADORO... Quando ho visto il nuovo libro mi ci sono buttata a capofitto! Che delusione! La trama non convince, le storie assurde si intrecciano ma senza mai integrarsi rocambolescamente come nei precedenti... Sembra un libro scritto di fretta, senza convinzione, senza ricerca alla base, messo insieme alla meno perggio per rispettare una consegna. Brutto, brutto, brutto. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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