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Abbate Fulvio - Il ministro anarchico |
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Titolo | Il ministro anarchico |
| Autore | Abbate Fulvio | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,48
(Prezzo di copertina € 13,50 Risparmio € 2,02)
|  | | Dati | 2004, 179 p., ill., brossura |
| Editore | Dalai Editore
(collana Romanzi e racconti) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Questo è il racconto dell'irripetibile avventura umana e politica di Juan García Oliver (1902-1980), ministro anarchico della Giustizia nella Spagna della guerra civile. In realtà, l'uomo nella vita conobbe anche altri ruoli. Ma soprattutto, in un particolare momento della storia del Novecento, divenne "l'idolo di Barcellona proletaria"; così infatti lo definì Carlo Rosselli. Il libro custodisce descrizioni di personaggi, immagini, frammenti di documenti e discorsi, come furono scritti o pronunciati a voce da molti suoi protagonisti, sopralluoghi necessari alla narrazione: Barcellona, Madrid, Tolosa... Non una biografia, non un saggio storico, piuttosto un "documentario" dedicato alla memoria della rivoluzione spagnola.
| La recensione de L'Indice |

La copertina suona, in parte, bugiarda. Sotto il titolo, si legge infatti "romanzo". Ma il volume di Abbate romanzo non lo è davvero, così come non è un saggio storiografico e neppure una biografia. Lo stesso autore ci soccorre con una definizione in positivo del proprio lavoro: "un documentario travestito da indagine". Nondimeno, a sostenerlo è una seria ricerca storica, approfondita tanto da attingere alle testimonianze scritte e a quelle orali, ai filmati e alle foto dell'epoca, alle ricostruzioni cinematografiche, alle notizie intercettate navigando nella rete, ai cimeli raccolti nei mercatini delle pulci. Per lunghi tratti, il libro di Abbate si configura proprio come il diario dei successi e delle sconfitte di questa ricerca. Oggetto ne è l'anarchico Juan García Oliver, ministro della Giustizia nelle fasi iniziali della guerra civile spagnola. Le sue vicende politiche e umane rinviano, sotto vari aspetti, al topos del ribelle maudit, il cui destino – quando i riflettori della Storia si spengono – si fa d'improvviso misterioso. Maledetto, García Oliver, fu non solo per chi gli era manifestamente nemico (i franchisti, gli stalinisti, i fascisti italiani), ma anche per molti suoi compagni d'ideale, i quali non gli perdonarono né l'accettazione di un incarico governativo che collideva con il tradizionale antistatalismo libertario, né la successiva resa di fronte all'avanzata militare del Caudillo. Per questa doppia maledizione, nonostante l'importanza del suo ruolo in quella che fu tragica anteprima della seconda guerra mondiale, di lui si sono conservate tracce relativamente labili, sia degli anni trascorsi in Spagna, sia del successivo esilio a Guadalajara, dove abbandonò la politica per una vita "borghese". Merito di Abbate averle qui raccolte e ordinate con efficace disordine. Roberto Giulianelli |
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