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Ames Jonathan - Sveglia, sir! | Un romanzo che ha come protagonista Alan Blair, un romanziere trentenne, alcolista recidivo e neoricco grazie alla caduta sul ghiaccio che gli ha fruttato un insperato compenso da parte dell'assicurazione. Una cascata di dollari che Alan impiega anche per assumere un maggiordomo professionista, Jeeves, che lo segue fin nel New Jersey, nella casa degli zii, unici a curarsi delle sue sorti. Alan è straordinariamente abile ad attirare i problemi: problemi psicologici, emozionali, sessuali, spirituali. Il ruolo di Jeeves è quello di un padre amorevole ma critico, di un amico, di un vero fratello che lo accompagna attraverso un viaggio faticoso verso la redenzione o, quantomeno, la ricerca di una nuova ispirazione artistica.
| La recensione de L'Indice |
 Considerato negli Stati Uniti come uno dei "ragazzi" terribili della letteratura insieme a J.T. Leroy e a Mary Gaitskill, il quarantunenne Jonathan Ames ha pubblicato in Italia l'ormai introvabile Notti newyorkesi con prefazione di Fernanda Pivano (Sugarco, 1989) e, nel 2002, Io e Henry (Einaudi). Sveglia Sir! è il suo personale tributo alla migliore narrativa americana del novecento (da Fitzgerald e Hemingway fino a Sylvia Plath e Philip Roth) oltre che al grande scrittore comico britannico P.G. Wodehouse. Il valletto Jeeves dell'omonima serie inglese rivive infatti nelle pagine del corposo romanzo di Ames nei panni di un fidato "Sancho Panza", compagno e maggiordomo di un novello "Don Chisciotte", il trentenne protagonista Alain Blair. Quest'ultimo, romanziere, orfano, alcolista recidivo e neoricco, decide di mettersi in viaggio in sua compagnia non tanto per difendere deboli e raddrizzare torti, bensì per fuggire dalla noia di una soffocante quotidianità accanto all'anziano zio nel New Jersey, per cercare ispirazione, insieme ad altri artisti in una comunità cassidica. Un lungo viaggio, da Montclair a Saratoga Springs, condensato in un'unica, sincopata settimana. Un viaggio di formazione durante il quale Alain, nella migliore tradizione del Bildungsroman, si troverà costretto a fronteggiare i propri fantasmi: primo fra tutti l'alcol, ma anche l'amore, la morte, la sessualità e l'incertezza del futuro in un mondo artistico a cui non sente neppure d'appartenere. Dissacrante e a tratti canzonatorio, Ames opta per un ritmo narrativo scandito da frasi corte e veloci, tese a catturare il lato più frenetico dell'esistenza. Abile coreografo di azioni e discussioni surreali, nelle quali l'omosessualità e la sessualità in generale ricorrono in maniera quasi ossessiva, l'autore gioca con un umorismo che sembra fare il verso a Woody Allen, con conversazioni balbettanti che restituiscono nevrosi, fraintendimenti e insicurezze proprie delle nuove generazioni. Daniela Pagani |
Silvia (26-05-2006) Divertente, bello!! Questo vizio spasmodico che il protagonista ha per l'alcool lo porta a compiere azioni davvero tragicomiche!! E il saggio maggiordomo.. magari ad averne uno! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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