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Sade François de - Le centoventi giornate di Sodoma

Le centoventi giornate di Sodoma TitoloLe centoventi giornate di Sodoma
AutoreSade François de
Prezzo € 31,00   Spedizioni gratuite in Italia
Dati1991, 407 p., brossura
TraduttoreDe Col G.
EditoreES  (collana Biblioteca dell'eros)

Disponibilita immediata
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Descrizione
Quattro facoltosi libertini decidono di celebrare il trionfo della lussuria attraverso una sorta di interminabile orgia: centoventi giorni con le mogli e trentadue persone asservite al loro piacere. A liberare la loro fantasia provvedono quattro novellatrici, ognuna delle quali ha il compito di raccontare centocinquanta passioni, dalle più semplici alle più efferate.

I vostri commenti
15 recensioni presenti.  Media Voto: 3.86 / 5

simonetta (06-10-2010)
Questo libro va "affrontato" coraggiosamente...Indubbiamente originale e per certi versi geniale. Certo che il crescendo di perversioni descritte minuziosamente necessita di stomaci forti. Verso la fine ho ceduto... alcune pratiche descritte, assimilabili alla tortura, non possono lasciare indifferenti. Riconosco la volontà di De Sade di sconvolgere la morale comune e di aver portato alla luce e analizzato il lato umano più perverso e crudele, ma credo che a tutto ci sia un limite. E il limite è dettato dalla nostra capacità di accettazione e condivisione della brutalità e degenerazione dell'uomo. Da leggere, ma possibilmente senza farsi convolgere eccessivamente. Io non ci sono riuscita.... Ultima nota: spesso è decisamente ripetitivo e un po' noioso.
Voto: 3 / 5
lev_myskin84 lev_myskin84@yahoo.it (05-11-2009)
Tra i più elevati esempi di Relativismo...
Voto: 5 / 5
darkHaem (09-12-2008)
Criticare questo libro significherebbe non accettare il pensiero degli illuministi estremi. E' come per la musica, se non siamo riusciti ad assimilare un determinato genere, è tanto inopportuno quanto fastidioso bocciarlo senza che se ne abbia alcuna ragione.
Voto: 5 / 5
non-io (09-10-2008)
Il numero di recensioni presenti e la loro totale spaccatura in due tronconi precisi: decisi idolatri e decisi detrattori, basta a testimoniare che Sade ci è estremamente "prossimo", nei due sensi del saggio klossowskiano dedicato alla sua opera. Questo non è poco. Sade, oltre a non poter essere compreso (in fondo non ha nulla da dire, ed è questo l'interessante: il profluvio di scrittura che sgorga dalla sua penna è il tentativo spregiudicato di ordinare l'informe - la vera "mania" di Sade è proprio il catalogo, l'ordine, la scarica "privata" su terreno "pubblico" - quello, appunto, della scrittura; tutto ciò differisce comunque dal dongiovannismo: in Sade il catalogo ingloba una quantità di eventi, non di persone, e soprattutto di progetti combinatori, non di fatti esperiti), ed è questa la sua fortuna: ci invita a guardare il meccanismo complessivo ben più che le parti che lo compongono, anche se queste in genere sono le prime ad essere prese in considerazione - ed è questo meccanismo il reale nodo sadiano. Sade poi è un utile "sismografo": distingue il lettore spaventato da quello spregiudicato: allontana da sé il primo e diviene immediatamente complice del secondo. Il lettore spregiudicato non teme affatto di aver abitato quella villa, il lettore spaventato lo nega - perché non lo sopporta! Ma attenzione a non trascurare la natura linguistica di Sade: perché egli non subisce il trattamento riservato ad ogni altro scrittore? E cioè la scissione tra l'uomo e la penna? Con Sade l'uomo invade lo scrittore e lo "mette a tacere": forse questo è già un sintomo della "prossimità" di cui sopra? Sade ci è "troppo prossimo" per saperlo accettare? Quindi per salvaguardarci dalla sua aura pericolosa facciamo un gioco inverso, e cioè lo rendiamo "prossimo" in quanto "futuro"? In soldoni lo allontaniamo da noi? Di Sade si è parlato, discusso, scritto, eppure ci sembra ancora più uomo che scrittore. Questa linea problematica è la forza che, volenti o nolenti, ci fa ancora reagire alla sua scrittura.
Voto: 4 / 5
MH (28-03-2008)
Mi sono avvicinato a questo autore (e in particolare a questo autore) dopo averne studiato sommariamente vita e opere a scuola, perchè lo trovavo, pur sicuramente deviato, comunque coraggioso e particolare; mi aveva decisamente incuriosito. Ebbene, Sade si definisce un "filosofo", ma è evidente che ci troviamo a che fare con un individuo decisamente limitato, sia dal punto di vista letterario, che intellettuale. Nonostante abbia dei forti principi morali, mi piace considerare senza pregiudizi anche ideologie molto diverse dalle mie e analizzare logicamente e lucidamente, così mi sono avvicinato a questo libro pronto ad ascoltare quello che aveva da dirmi: nulla. Una noia, una ripetitività, una teatralità e un'esagerazione tali da rendere il romanzo pesante come pochi altri. In parallelo corre la "filosofia" di Sade: argomentazioni stupide (se presenti) ed enormi falle logiche riempiono i discorsi delle 4 bestie che amano di tanto in tanto spacciarsi per intellettuali. Insomma, una perdita di tempo, che lascia il tempo che trova, e non può che annoiare se non i lettori più perversi o dementi.
Voto: 1 / 5
cathy (10-03-2007)
durissimo da leggere... mi ci è voluto un sacco di tempo talmente ero disgustata ma... per l'epoca, come litteratura , non c'è nulla da dire ...vorrei solo essere stata nella sua testa di perverso per sapere a cosa pensava mentre scriveva... orribile!!!... ma da leggere anche se ci vuole stomaco
Voto: 3 / 5
Elydon salsina@gmail.com (25-12-2006)
Bello, bello bello. L'opera di fortissimo impatto contenutistico ed il linguaggio volgare, sono sublimati dalla perizia tecnica indiscutibile. E chi etichetta De Sade ed i suoi lettori come maniaci, arrapati e quant'altro, non ci si accosti per niente a questo lettore!! Non è che se una persona gradisce il libro per ambientazione, stile ed argomento deve per foza condividerne ciò che è squisitamente descritto.
Voto: 5 / 5
Marco contedracula85@hotmail.com (12-12-2004)
Questo libro e'una devastante descrizione delle perversioni sessuali e criminali piu'estreme della mente umana,la quale bestialita'e'sempre latente nel profondo della psiche.nn mi ha mai annoiato grazie al suo fascino perverso,e lo consiglio a tutti gli appassionati di letteratura maledetta.Sicuramente il capolavoro maledetto del marchese.
Voto: 5 / 5
G.L. (11-10-2004)
Ciascun trattato richiede d'essere studiato, non superficialmente letto. Bisogna leggere "Le 120 giornate" almeno due volte. In effetti l'architettura dell'opera,sovente e deliberatamente giudicata tediosa, riprende quella del Decameron. Sebbene i retaggi cattolici impongano alle menti obnubilate di considerare "La scuola del libertinaggio" da un punto di vista stolidamente moralistico, io propendo per un giudizio che esalti la scientificità (pre-freudiana) di questo campionario di parestesia. La minuziosa analisi operata da Sade (curiosamente "consolato dalla lettura del Petrarca")finisce tuttavia per essere inficiata dalla gratuita supremazia della perversione più di tutte schifosa, che avrebbe potuto essere sostituita opportunamente da varianti erotiche. Un eccesso monotono, è vero, che finisce a volte per togliere valore a certe situazioni: un caso emblematico è quello del presidente necrofilo che tratta solo con donne destinate all'esecuzione capitale; la mania perde il suo valore universale proprio perché de Sade ha creduto opportuno innestargli l'elemento coprolagnico.
Voto: 4 / 5
Roberto Sperti www.Roberto Sperti.it (01-10-2004)
A Dimitri Macchia un libro eccezionale scritto dal virtuoso genio della perversione.te lo consiglio pienamente sia io che il divino Marchese. Roberto Sperti.
Voto: 5 / 5
Greek (28-07-2004)
Il "marchese" (che in realtà era solo conte) era uno psicopatico e maniaco. Quello che ha scritto segue le sue inclinazioni mentali. Sicuramente eccita (nel senso più bestiale e primordiale) ma se riuscite a tenere un minimo di lucidità è spregevole: donne e uomini alla mercé di pochi, libidinosi turpi uomini. Il pericolo è di rimanerne affascinati.
Voto: 2 / 5
lorenzon allorenzon@libero.it (17-07-2004)
certo che ne ha di fantasia,anzi mi sa che gran parte dei film che trattano argomenti simili hanno tutti scopiazzato da lui.Tuttavia è un po' pesante soprattutto dopo i 2/3 del libro che è sempre la stessa solfa.Piu' che un libro mi sembra una pornografia unica.Puo' piacere solo ad arrapati e maniaci.
Voto: 2 / 5
ALESSANDRO (23-06-2004)
uNA VOLTA INIZIATO NON SONO PIù RIUSCITO A STACCARGLI GLI OCCHI DI DOSSO.E DIRE CHE IL MARCHESE NON è RIUSCITO NEANCHE A SCRIVERLO NELLA VERSIONE DEFINITIVA! hA SCAVATO DENTRO IL MIO PENSIERO E ALLA FINE MI HA PRESO LO STOMACO E LO HA FATTO ESPODERE,PIù MI ADDENTRAVO NELLA LETTURA E MI VENIVA VOGLIA DI BUTTARE IL LIBRO MA UNA VOLTA PRESO "FIato" continuavo la lettura sempre ansioso di arrivare alla fine.FANTASTICO!!!!
Voto: 5 / 5
gianpy (16-02-2004)
de sade è sempre de sade.trovo il suo stile volgare ma intelligente.un libro per stomaci forti
Voto: 4 / 5
Alex (25-11-2003)
Ho appena finito di leggere uno dei libri più abominevoli mai scritti. Come per La Nouvelle Justine il mio voto va allo stile dell'opera, al modo di scrivere di Sade che ammiro molto e all'originalità del tema trattato e della storia per come viene presentata. In quanto alla storia in sè credevo di aver letto tutto con La Nouvelle Justine e Juliette ma in queste pagine davvero il Divin Marchese porta all'apice la sua fantasia perversa con pagine talmente violente, crude e oscene che la voglia di leggere passerebbe anche ai più forti di stomaco. A parte questo il tema è costruito in un modo talmente preciso e ordinato che in alcuni punti risulta addirittura grottesco; inoltre l'autore poteva fare a meno di far raccontare alle quattro meretrici ben centocinquanta passioni a testa!! Così Sade non avrebbe finito col ripertersi inutilmente in vari momenti della storia e sarebbe risultato un po' meno prolisso e noioso. In ogni caso un libro davvero unico (fortunatamente).
Voto: 5 / 5

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