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Mariniello Cecco - Otto Perotto |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Ziliotto, D., L'Indice 1985, n. 4
Ci si è lamentati in varie occasioni che il visivo finisca per prevalere sulla lettura, dalla vecchia diatriba mal impostata a proposito dei fumetti, attraverso quella sulla televisione, fino ai videogames. Tuttavia questa è una tendenza che contagia oggi lo stesso scrittore. E ne abbiamo avuto un esempio negli ultimi libri di Pinin Carpi che in "Il sentiero segreto" ha scritto un racconto quasi in funzione delle immagini - peraltro di sua stessa mano e recentemente esposte alla galleria Gian Ferrari di Milano - ma per dimostrarci quanto esse possano contenere in sé la narrazione, la lettura estetica, la creatività più libera.
Si verificano però anche casi all'incontrario, in cui illustratori o pubblicitari decidono di "far uscire dalla'mmagine" un racconto. E accaduto a Cecco Mariniello, già noto come l'ironico e lirico illustratore dei racconti e delle poesie di Roberto Piumini ("Storie dell'orizzonte", "Io mi ricordo" - Nuove Edizioni Romane). "Ho lavorato bene con Piumini per un'affinità poetica", dice Mariniello "ma siccome l'affinità maggiore ritengo di averla con me stesso, ho deciso di creare da me storia e immagini". Nasce così Otto Perotto, che si può chiamare un libro "sul tema" dell'illustrazione: esso risulta infatti da un'invenzione curiosa e probabilmente indovinata come stimolo per i bambini, secondo la quale ogni disegno, sempre con gli stessi personaggi - un signore attempato, una ragazza, un giovanotto e un coniglio - dà origine ai successivi capitoletti di quattro storie, ossia a quattro interpretazioni diverse della figura. A seconda del carattere del lettore infatti, l'immagine suggerirà contesti avventurosi, scientifici, svagati o semplicemente rifletterà il punto di vista del coniglio: una sorta di test insomma, con inizio e fine comuni.
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