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Burke James L. - Prigionieri del cielo | Il romanzo racconta l'avventura di Dave Robicheaux, agente investigativo della squadra omicidi di New Orleans che, licenziatosi dalla polizia, gestisce una piccola impresa di noleggio barche. Durante un'uscita in mare, Robicheaux e la giovane moglie assistono a una sciagura aerea: un piccolo bimotore si inabissa davanti a loro. Esperto subacqueo, Robicheaux si immerge e nel relitto trova quattro cadaveri e una bambina ancora viva che decide di protare a casa con sé. Da questo momento il detective si trova coinvolto in una misteriosa storia di traffico di droga, servizi segreti internazionali, immigrazione clandestina, che porterà la tragedia e la morte nella vita del protagonista e della sua famiglia.
Media Voto: 5 / 5Andrea72 whitewhizard@tiscali.it (26-12-2005) PRIGIONIERI DEL CIELO è molto simile per struttura a PIOGGIA AL NEON, non è un thriller nel senso classico del termine ma uno spaccato di mondo visto attraverso gli occhi profondi del suo protagonista, occhi che guardano al passato con nostalgia, che descrivono il presente con doloroso raziocinio ma desiderosi di tirare fuori tutto l'amore che contengono, e che non si lasciano illudere da un futuro ancora troppo indefinibile per costituire una speranza certa.Robicheaux è un uomo complesso, pieno di sofferenze esistenziali, che ha nelle viscere un dolore autodistruttivo che si alimenta con l'alcool, ha il cuore il cui orlo si affaccia sul baratro della depressione, un uomo che sembra vivere le proprie emozioni come se fosse appeso ad un filo, segnato dalla consapevolezza di non potersi cambiare, come se una sorta di inevitabilità lo seguisse ad ogni passo, e il desiderio di potercela fare.In questo libro sacrificherà molto della sua vita a causa dei suoi principi e del suo orgoglio, Burke, più che soffermarsi sulla parte thrilleristica della trama ( quasi un pretesto, perchè non presenta picchi particolari di tensione ) sembra prediligere la completa caratterizzazione del suo personaggio allo sviluppo di una storia memorabile, sceglie di aggiungere altri elementi a quelli già inseriti nel precedente libro invece che regalarci momenti in cui restare senza fiato per l'intensità della trama.A me piace il suo stile fatto di freno a mano e accelerate improvvise, ma ci sono dei momenti in cui credo che tenga tirato questo freno un po' troppo a lungo, in cui, forse per mantenere inalterato l'equilibrio della struttura narrativa, esita un po' troppo nel far ripartire la storia.
Sulle 300 pagine del libro un buon terzo è distribuito tra ricordi d'infanzia e descrizioni paesagistiche, dosate sapientemente e senza che possano stancare, ma che allentano un po' la tensione narrativa.Alla fine sono rimasto più che soddisfatto della lettura,e Burke uno scrittore assolutamente da seguire per gli amanti del genere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ceia ceiaceia@alice.it (03-12-2005) Sconsigliato agli amanti dei thriller puri, poiché non c’è (quasi) nulla da scoprire, non ci sono colpi di scena che ti fanno sgranare gli occhi, a parte una cosa che, ecco, sì, una specie di colpo di scena che più che farmi sgranare gli occhi me li ha resi umidi di lacrime, eh, insomma… Burke non è mica un thrillerista, no, lui scrive libri che parlano di amore, morte, inganni, vendette, ingiustizie, dolori, demoni… E sì, Connolly si è ispirato altrochè a questo signor Burke: l’angelo vendicatore Parker assomiglia in molte cose a Dave Robicheaux.Entrambi vengono ripetutamente messi alla prova dalla vita, il Male arriva a bussare alla loro porta, presentandogli sempre conti molto salati e entrambi non esitano a inseguirlo, questo Male,a farsi accarezzare da Lui,a respirare a pieni polmoni il Suo fiato putrido. Robicheaux lotta quotidianamente con i suoi fantasmi, impersonati dai ricordi dell’orribile realtà vista in Vietnam, o dalle luci al neon dei bar dove si va a ubriacare, o dai rumori di automobili della morte che arrivano a casa sua, la notte, a rubargli un pezzo di anima. Lui lotta per se stesso, e anche per gli oppressi, lotta contro le ingiustizie, si intenerisce per una bambina immigrata clandestinamente che gli incasinerà per sempre la vita, lui lotta per una giustizia morale che gli viene anche dall’essere credente.Robicheaux è un personaggio adorabile, un uomo che ti vien voglia di stringere al petto, di abbracciare, ti viene da consolarlo e Burke si lascia andare, si lascia scrivere, ogni pagina è un concentrato di riflessioni,di pensieri,di emozioni.In ogni pagina c’è dentro la situazione meteorologica della Louisiana e anche dell’animo del protagonista.E al lettore pare quasi di sentire la pioggia sul viso,o il calore del sole, o il grido lancinante di solitudine di Dave.Qualcuno potrebbe accusare Burke di essere prolisso, di soffermarsi troppo nella descrizione di un albero, o di un uccello, o di un o di un tramonto, ma io l’ho trovato perfetto, mi sono sentita abbracciata dalla sua prosa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Albys braveheart1966@libero.it (20-11-2005) James Lee Burke è un grandissimo. Dopo l'exploit di Pioggia al neon lo attendevo al varco con la seconda puntata della saga di Dave Robicheaux, lo strepitoso cajun che sta diventando uno dei miei 5 personaggi preferiti in assoluto. Ebbene, Prigionieri del cielo non ha l'intreccio complesso di Pioggia al neon, ma la prosa molto calda e descrittiva di Burke è sempre confidente e amica, e a livello emotivo questo libro è persino superiore al primo. La grande capacità del vecchio Burke è il farci immergere in una realtà americana (la Louisiana dei bayou, di New Orleans e del Golfo) in modo perfetto: le atmosfere si assaporano, flora, fauna e uomini vengono descritti e sondati dalla sua sapiente penna in un modo che non lascia indifferenti. E poi la storia: beh, se pensavate che a Bosch, Rankin e Bird Parker ne capitano di tutti i colori... provate Robicheaux. Emozioni garantite. Burke alterna azione (ben fatta) a momenti di intimismo e riflessione che anche se non raggiungono i livelli di John Connolly si pongono comunque su livelli tali da elevare i libri di Burke da "semplici romanzi di genere" a Letteratura. Burke ti racconta la Louisiana e la vita di un uomo difficile ma estremamente affascinante, ci mette amori e risse e dolore presente e passato e tanta cattiveria senza tempo... et voilà: ecco libri splendidi uno dietro l'altro. Prigionieri del cielo mi ha davvero convinto: Burke ha la fissa delle descrizioni atmosferiche (non troverete una pagina sulle 310 dove non si sappia cosa stia facendo il sole o la pioggia o le nuvole) e della vegetazione (vi sognerete le piante di noci pecan), ma a me non dispiace, anzi, e poi davvero vi prende all'amo a pagina 1 e non lo si può più mollare. Non ci si aspetti colpi di scena o trovate fantasmagoriche, in questo libro: la trama gialla non è clamorosa ed è messa un po' in subordine (si fa per dire) rispetto alla generale evoluzione del protagonista. Ma i personaggi sono vivi come pochi, e ogni lettore sensibile proverà brividi sino alle ultime meravigliose righe. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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