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Atzeni Sergio - Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo |
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Titolo | Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo |
| Autore | Atzeni Sergio | | Prezzo |
€ 11,36 |  | | Dati | 1997, 100 p. | | Curatore | Dettori G. |
| Editore | Il Maestrale
(collana Poesia) |
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| La recensione de L'Indice |

recensione di Albert, A., L'Indice 1998, n. 2
Atzeni nasce in Sardegna, "avevo undici giorni alle spalle il ventiquattro ottobre del cinquantadue", scrive lui stesso nei pochi versi che usa a introdurre questi "tre libri che formano un solo libro"" "di poesie, proseguendo: "Attorno ai quindici anni ho cominciato a viaggiare per l'Europa, una settimana qua, un mese là, in vacanza". Atzeni lascia l'isola per osservare e ascoltare altre genti e altre lingue "sognando un viaggio lungo d'anni e esperienze, ma sempre tornando a quell'isola che credevo (forse non a torto) necessaria alla mia sopravvivenza". Si stabilirà a Torino ma non abbandonerà mai del tutto la sua isola, porterà con sé il bagaglio culturale della sua formazione sarda.
Non a caso la prima delle tre parti di questa raccolta poetica, "Filastrocca di quando buttavano a mare i tram", racconta, con rapide e determinanti immagini, la rivolta popolare del 1906 a Cagliari. La filastrocca è stata scritta nel 1976 e in seguito corretta. Dai luoghi d'origine, si prosegue. La seconda parte, "Mi basta saper suonare a malapena una tarantella", narra l'allontanamento dalla Sardegna in una sorta di diario in versi del viaggio iniziato nel 1986. Per approdare infine all'immaginario con descrizioni di paesaggi filtrati dallo sguardo di Van Gogh. Il titolo è quello dell'intera raccolta, e come sottotitolo: "Viaggio in compagnia di Vincent".
Il libro esce postumo, Atzeni moriva nel settembre del 1995. È Giovanni Dettori a curare la pubblicazione e a costruire la successione di questi tre poemetti, come spiega nella sua nota del curatore, seguendo l'idea di una "fuga", di "una crescita cronologica logica ed estetica dei testi". Scrive ancora Dettori, citando parole di Atzeni pronunciate poco prima del suo definitivo ritorno in Sardegna, che si tratta "di una scrittura, se non occasionale, messa però tra parentesi e lasciata in sospeso".
È facile associare la poesia di Atzeni alla pittura, o meglio ad acquerelli dai tratti precisi e veloci. Leggendo Atzeni non si viene catturati, non si resta coinvolti dai versi. È solo con il tempo, e con irrinunciabili riletture, che qualcosa si crea.
In questo pittorico narrare non mancano alcune crepe attraverso le quali l'autore lascia appena intravedere accenni a un proprio dolore: "Non ho che solitudini?" Così domanda a se stesso, e lascia filtrare un influsso pavesiano: "Nascendo ho perduto, vivendo non ho vinto"; e ancora svegliatosi da un sogno:" ""Ti prego, Signore, non mandarmi più visioni". Occhi condannati a vedere da un sensibile sentire...
"Si impara a vedere con occhio diverso a contatto con le tristi prove della miseria". Queste parole sono di Vincent van Gogh, tratte dalle lettere al fratello Theo. E ancora: "Ma occorre imparare a leggere, come occorre imparare a vedere, e a vivere". Atzeni: "Solo? / No. / Negli occhi ho Vincent". In questa parte, l'ultima del trittico, Atzeni viaggia, con Vincent, nei paesaggi. Van Gogh, così sensibile, così sofferente nella sua chiaroveggenza, eppure così coraggioso e forte nella perseveranza dei propri fini, è una personalità che può dare coraggio, che può essere di aiuto in momenti in cui dubbi e insicurezze sembrano rappresentare le uniche certezze. È evidente che Atzeni aveva trovato in Van Gogh un compagno di cammino.
In un ritmo sincopato si susseguono visioni, paesaggi, colori, e nella caduta in questo delirio si scoprono "segni dell'immonda fatica (...) schiene piegate (...) bocca serrata senza gioia (...) e aspetta soltanto di morire". Contrapposte alle miserie umane: visioni di arance, girasoli, limoni, bottiglie, strade gialle, barche in mare, uomini lontani e "alberi e alberi, giardini in fiore, privi d'umanità". La natura nella sua rappresentazione è meraviglia e purezza, mentre miseria e sofferenza sembrano essere incarnate dal genere umano. Solo quando sono piccoli, senza volto, gli uomini sembrano innocui: "Gioia nell'anima, neppure un'anima attorno".
"Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo" non sarà probabilmente una di quelle opere destinate, con il tempo, a spiccare nel panorama della poesia italiana. Del resto non ha questa pretesa. Resta un libro onesto, in cui si sente in ogni momento la presenza quasi fisica dell'autore.
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