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Denti Marco - U2 a Sarajevo | Alcuni giorni prima del 23 settembre 1993 arrivarono a Sarajevo sessanta camion e quindici bus che trasportavano il più grande schermo video sul mercato mondiale e oltre quaranta chilometri di cavi elettrici necessari per ogni concerto del PopMart Tour. La sera del 23 settembre gli U2 iniziarono il loro concerto a Sarajevo. All'interno dello stadio, oltre alle forze militari internazionali presenti nella regione, si trovavano donne, uomini, anziani e giovani di tutte le "etnie" che fino a quel momento, e anche in seguito, erano state in guerra. Eppure non furono registrati scontri di nessun genere. Come è possibile che, seppure solo per un giorno, abbia annullato le differenze che la diplomazia internazionale non aveva saputo, o voluto, annullare?
17 recensioni presenti. Media Voto: 4.35 / 5Giovanna Savoldi lagiovanna@libero.it (01-12-2004) Gli U2 a Sarajevo sono stati un grande sogno, anche se il concerto non e' stato effettivamente un granche'. Pero' solo il gesto valeva un libro e credo che questo libro racconti benissimo un gesto, che pur con tutti i suoi errori, e' stato un gesto di pace (e ne abbiamo bisogno, eccome). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Matteo Fratti matt.fratt@tiscali.it (19-10-2004) Ho visto Elvis a Sarajevo. Inizia cosi questo intenso volumetto, con questa immagine visionaria che di botto ti associa improvvisamente il rock'n'roll e la storia. Due elementi apparentemente indifferenti, se si pensa all'uno confinato alla giocosa atemporalita' del mito, l'altro al talvolta crudo susseguirsi dei fatti reali o alla mera quotidianita'. Ma U2 a Sarajevo travalica fin dall'inizio l'opinione comune per cui non c'e' piu' tempo per il rock'n'roll quando l'alito della guerra comincia a soffiare ed entra in merito alla questione, in modo empirico, analizzando un fatto, si, proprio quello del titolo: il concerto degli U2 nello Stadio Kosevo a Sarajevo il 23 settembre 1997, nella citta' all'indomani della guerra. Attraverso il percorso che ha portato laggiu' proprio una delle piu' famose rock'n'roll band del mondo, il libro offre una disamina che dal particolare al generale induce a pensare ancora una volta alla musica come veicolo di pace, ora piuttosto lontanamente dall'utopia dei Sixties per quanto l'accostamento dell'importanza di alcuni grandi eventi rock sia naturale verso una concretezza che innesta a pieno titolo la portata sociale del fenomeno musicale sui fronti caldi dell'attualita'. E all'approdo del PopMart Tour, ad assistere alla band irlandese in concerto, tutte le etnie che paradossalmente fino ad allora erano state coinvolte nel conflitto balcanico. Intorno le coordinate politiche, sociali, musicali, ma soprattutto umane, che hanno fatto si che un'altra volta l'arte, in una delle sue forme piu'democratiche, annullasse tutte le differenze generate dalla guerra, scavalcando a Sarajevo come in ogni dove vi sia speranza di liberta', quelle barriere che spesso nemmeno la diplomazia internazionale riesce ad abbattere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Renato Zanotti zenren@tiscalinet.it (23-08-2004) Solo qualche appunto in considerazione agli U2 a Sarajevo (bel libro, complimenti). La sorpresa che ha suscitato e le speranze risvegliate di normalita'. Si, grandi, gli U2. E ottimo argomento per delle riflessioni. La guerra adesso ci sta tutta attorno, che ci vuole a beccarsela? Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Diego Ferrari diego.ferrari@tiscali.it (03-10-2003) Un grande libro, perche' offre una retrospettiva
che va in profondita' alla storia degli U2 e
trasforma un evento mediatico in una vera e propria storia nella Storia. Lo consiglio ai
fans degli U2, ma non solo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefania Serauti steffi@hotmail.com (01-10-2003) Ho tutti i libri degli U2 e questo non poteva mancare perche'
il concerto di Sarajevo e' stato uno dei momenti piu' belli
della loro storia. Grandi loro, e grande Sarajevo, quella notte. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gaetano Liguori contact@katamail.com (20-06-2003) Quando sono stato a Sarajevo e ho visto questo pubblico che era fatto per il novanta per gento di giovani, che erano giovani come noi, con l'orecchino e il tatuaggio, il giubbotto sdrucito, e i capelli colorati e poi pensare che quelli che facevano la guerra erano probabilmente gli stessi giovani che avevo visto io, mi ha lasciato senza parole. E devo dire che la cosa più emozionante è stata poi quanto ho visto il concerto degli U2 a Sarajevo, che in quel momento hanno fatto una specie di armistizio della pace e sono tornati insieme e questo può far capire come la musica possa veramente avvicinare le persone. Due etnie, anzi vari gruppi che vivono insieme, poi si combattono accanitamente con orrori inimmaginabili, anche cose che vanno al di là del fatto puramente della guerra e basta, e poi per un concerto musicale ritornano tutti quanti insieme ed è anche una roba che mi ha sconvolto abbastanza da un punto di vista umano. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Fabio Amadei amafab@libero.it (27-05-2003) Ho letteralmente divorato in una sera questo libro. Devo dire che l'ho trovato molto interessante e ricco di contenuti e da grande fan degli U2 mi ha fatto molto piacere che qualcuno abbia deciso di sottolineare questa tappa fondamentale dell'impegno sociale degli U2, impegno sociale che probabilmente e' il fattore che li distingue e che li rende cosi speciali e unici. Complimenti. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Vittorio Castelnuovo vittorio.castelnuovo@inwind.it (20-02-2003) U2 a Sarajevo è un libro commuovente, per la passione e l’impegno espressi dal suo autore. Certo, si parla di molte altre cose nel testo: di quanto sono in gamba gli U2, e non solo come artisti naturalmente; di quanto è stato importante fare quel concerto in una città fino ad allora mortificata dalla guerra; di cosa abbia significato quell’evento sul piano politico; di come le cose infine potrebbero andare meglio se la cultura fosse considerata una componente della democrazia, piuttosto che un’offerta del tempo libero, alla stregua di un barbecue. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Davide Zanardi zana@libero.it (19-02-2003) Canta Bono: "Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare
il mondo in me". Aleggiava anche nell'atmosfera di quel concerto a
Sarajevo, cosi come in tutti i luoghi in cui si pensa che la realta' non e'
scritta in modo indelebile; ed esiste sempre un'alternativa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giuliano Del Sorbo gds@katamail.com (04-02-2003) E' un libro che ho letto tutto d'un fiato e che riesce a dare uno spaccato politico ben preciso della situazione in Irlanda e in Europa negli anni Novanta. L'unica volta che ho visto gli U2 è stato a Belfast, proprio durante il PopMart Tour e questo libro riesce a tirar fuori una realtà storica, con una documentazione che è quasi didattica. Per me è proprio un bel libro e avendo vissuto in Irlanda proprio negli anni di cui si parla, devo dire che c'e' un bel fondo di verita'. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Angelo Biggioggero biggio@libero.it (31-01-2003) E' un libro appassionante, anche se un po'
tortuoso per chi, come me, non conosce
benissimo gli U2. Però funziona. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Alessandra Meloni alessandra.meloni@tin.it (29-01-2003) E' la cronistoria di un incontro musicale, una tregua umana per suggerire una speranza di pace. Non un banale concerto di
rock'n'roll: qui ragioni etniche e religiose non giocano alcun ruolo,
la musica e' forte che non si possono parlare uno con l'altro e
nemmeno combattersi. Le luci si spengono e ognuno se ne
va con le sue diversità, ma per la prima volta, a Sarajevo non
c'è paura. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ruggero Marinello fasen@katamail.com (27-01-2003) Marco Denti prova a scoprire, con un attegiamento a metà strada tra il rock'n'roll fan ed un'analisi più approfondita (ricca di citazioni e testimonianze dirette), le mille trasformazioni sotto cui si è celato il gruppo in questi anni, pur mantenendo una identità precisa, quella di una band che non è mai stata capace di muoversi completamente al di fuori della realtà sociale e politica che la circonda. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio Cerbone fabio.cerbone@tiscali.it (20-01-2003) Un libro-riflessione, dalla struttura agile e mirata dritta al cuore della questione: il 23 setttembre del 1997 il mastodontico carrozzone del PopMart Tour approda a Sarajevo, città suo malgrado simbolo della tragedia etnica jugoslava e ancor più simbolo di una Europa ferita nella sua stessa fragile idea di unità, oltre le barriere delle divisioni di razza e religione. Non ci furono scontri e seppure un solo concerto di rock'n'roll non può definirisi una svolta epocale nella storia del continente, è pur vero che quella notte le differenze etniche furono lasciate in disparte. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Dylan Tighe dylantighe@hotmail.com (15-01-2003) Sono un giovane musicista e traduttore inglese
e sono stato a Milano un paio di settimane fa.
Ho avuto la fortuna di trovare questo libro ed
essendo irlandese, nonche' un grande fan degli
U2 mi e' sembrato un libro molto intelligente
e importante. In aprile ho viaggiato a Sarajevo
e molte persone mi parlavano del concerto degli
U2 e secondo me il libro spiega benissimo
come dev'essere stato sentirli laggiu'.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Sandra Lanzella (02-01-2003) Che bell'idea: gli U2 sono stati
la notizia piu' bella da e per Sarajevo
negli ultimi dieci anni e questo libro
racconta come non meglio si potrebbe
il loro concerto, anzi, il nostro sogno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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