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Il commissario Laviolette entra nella cattedrale gotica di un paese della Spagna franchista per ammirare il trittico attribuito al Parmigianino. Ma, rimasto inavvertitamente chiuso dentro tutta la notte, si trova di fronte un quadro vivente che sembra piuttosto uscito dall'immaginazione di Goya. Come un lungo e lento incubo, si snoda davanti ai suoi occhi un antico e macabro rito sacrificale, che, spingendolo a cercare i colpevoli di un tale, orribile crimine, costringerà Laviolette a mettere a repentaglio la sua stessa vita e a cambiare radicalmente la visione del mondo e di se stesso.
| La recensione de L'Indice |

Più che apprezzato in Francia, e finalmente riconosciuto internazionalmente come uno degli autori più interessanti e originali nel vasto arcipelago noir, Magnan mette in scena con poche righe un personaggio-narratore di affascinante ossessività, il commissario Laviolette, "grassone cattivo e misantropo", che parte a raccontare l'episodio chiave della sua esistenza, quando nel dopoguerra raggiunge nella Spagna franchista una cattedrale gotica, per ammirare un trittico attribuito al Parmigianino, e - rimasto chiuso inavvertitamente nella chiesa - assiste a un rito antico e atroce. E il lettore viene trascinato in un incubo fuori dal tempo, in poche ma intense pagine sospese tra realismo e allucinazione che scorrono impeccabili, ossessive e conturbanti, ricche di suggestioni visive e rimandi pittorici non gratuiti. Poi - caratteristica ricorrente nella scrittura di Magnan - ritmo e intonazione cambiano bruscamente. E nella seconda parte, a rischio di essere meno incisivo, il ripercorrere il tempo successivo (con Laviolette segnato dalla crudeltà del mondo e interessato soltanto a raccontare e denunciare, sfidando l'incredulità e l'omertà a rischio della vita) si colloca in una concretezza storica e politica che carica ancora di più la rabbia e la disperazione tipica di molto noir francese. Ancora una volta, come nei romanzi di Malet o Manchette, ci sono uomini soli impegnati a fronteggiare la crudeltà collettiva e istituzionalizzata. Magnan si segnala comunque per il suo stile fuori dal tempo e dalle mode, tra realismo e fiaba crudele. Paolo Manera |
lalli (26-03-2008) NONO HO CAPITO IL SENSO DI QUESTO RACCONTINO! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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