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Nothomb Amélie - Metafisica dei tubi |
Il libro è un'autobiografia scanzonata e irriverente dei primissimi anni di vita della scrittrice. La scoperta del gusto, del peccato, della potenza e della fascinazione della parola impegnano il tubo-Amélie, apparentemente inerte. In una compulsione di pensieri e metafore l'autrice consegna al Dubbio di tutti i tempi, del nostro tempo, una sola formula corrosiva che condensa irrequietezza e catarsi: "Vivere è rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orifizio del lavandino".
10 recensioni presenti. Media Voto: 4.3 / 5Paola (01-06-2008) Libro che ricerca continuamente un'originalità forzata, riuscendoci maldestramente nella prima parte e fallendo del tutto nella seconda.
Appare noioso e prevedibile.
Ho apprezzato di più altri libri della Nothomb, ma, nel complesso, mi appare una scrittrice molto sopravvalutata. Voto: 2 / 5 |
Gwynplaine lussi999@libero.it (01-05-2007) nulla di Vero. simpatico, leggero, ma è tutto mestiere. rileggano Fenoglio, gli esaltati. Voto: 4 / 5 |
Alessandro Del Gaudio (14-07-2006) Quello che stupisce della Nothomb è la capacità di concentrare in poche pagine interi universi interiori, esplorando, in questo libro, il mondo dell'infanzia e, in particolare, di un'infanzia: la sua. A volte sembra di leggere una storia troppo incredibile per essere reale,però poi ci si accorge che da bambini succedono cose che non si ripetono più, si crede a tutto, anche che una carpa possa entrare nel letto e mangiarti... L'ho trovato molto divertente nella sua indagine sul lavoro del padre e evocativo nella ricostruzione del Giappone, il cui fascino può essere riassunto nel laghetto verde in cui da bambina l'autrice amava tuffarsi. Amélie Nothomb è una scrittrice a cui non manca il senso dello humor, ogni volta che leggo un suo libro rido da matti e rifletto. E mi diverto. Voto: 5 / 5 |
Pippomix (04-07-2005) Dopo il vivido "Stupore e Tremori", un altro capolovoro dei suoi, tra illusione e trauma, tra il Giappone dell'armonia estetica e quello truce del rigore e del rancore!
Amelie Nothomb, come una divinità immanente e passiva, degusta i primi momenti della sua vita alla scoperta dell'alterità, in quello che viene da lei stessa descritto come una sorta di visione egocentrica del mondo.
Ancora una volta il risveglio è traumatico e non è un caso che nel "suo" Giappone a tre anni si finisca per sempre di essere trattati come divinità!
Bellissimo come al solito. Unico difetto? Perchè mai tali striminziti libercoli dovrebbero costare così tanto? Una tirata d'orecchie alla Voland! Voto: 4 / 5 |
Riccardo Venturini ricsabazio@libero.it (30-05-2005) Tubo come sinonimo di assenza di ogni desiderio e attaccamento, ma anche di morte, tubo la bambina affetta da inerzia patologica come l'Autrice si descrive nei primi due anni di vita.
Figlia di un diplomatico belga in servizio a Kobe, viene risvegliata alla vita dalla nonna paterna che compie il miracolo portandole del cioccolato bianco dal Belgio (…)
La descrizione del suo terzo anno di vita (il romanzo si conclude col compimento del terzo anno), la conquista del linguaggio, la contrapposizione del ricco mondo interiore di bambina alla superficiale considerazione che gli adulti hanno di lei, le esperienze di interpretazione della realtà, la costruzione di un ordine simbolico in cui collocare genitori, fratelli e altri, costituiscono un'affascinante opera di psicologia dell'infanzia e, in particolare, di un'infanzia troppo felice, passata in Giappone, in quella età in cui il bambino è considerato una divinità («Handicappata da un'infanzia troppo felice, sono abbonata alla nostalgia», dice di sé l'A.). Felicità che viene presto al suo termine quando le viene annunciato quello che non avrebbe mai creduto possibile: un prossimo trasferimento in un altro Paese (…)
La perdita della felicità si tramuta in un improvviso lasciarsi andare, un apparecchiarsi alla morte nel laghetto di casa, ove ha il compito di nutrire le carpe che la disgustano, tubi anch'esse, dalle bocche (lacaniane!) sempre beanti. Così, improvvisamente, sente di cedere alla tentazione di tornare a essere tubo senza reattività, scivolando nell'acqua
Cominciata la “carriera” di scrittrice, il successo è immediato e travolgente (Stupeur et tremblement supera le 300.000 copie): scrivere se non le restituisce la felicità perduta si rivela essere il suo modo di combattere contro il “nemico interno”, contro la morte.
Scrittura come ricordo, rievocazione dell'oggetto perduto, ritorno attraverso il “fantasma” alla pienezza inattingibile degli eventi infantili di “fondazione”.
Riccardo Venturini (da Dharma, III, 2001, n°6
Voto: 5 / 5 |
vanni santoni (20-01-2005) un lavoro divertente. Voto: 3 / 5 |
eugenia arielaria@tiscali.it (05-01-2005) lucidissimo,divertente,commovente,ironico,filosofico,affascinantissimo ritratto della nascita e primi anni di vita dell'autrice in giappone. si rilegge sempre con lo stesso gusto.. indimenticabile!davvero un capolavoro! Voto: 5 / 5 |
Sandra sandra.sun@tiscali.it (22-05-2003) Il "tubo" neonata è semplicemente fantastico!
Ormai macino uno dietro l'altro i libri della Nothomb, cinismo e ironia si mescolano al paradosso in scene di vita apparentemente quotidiane. E nei libri in cui si parla di Giappone Amelie è insuperabile! Voto: 5 / 5 |
Philippe Ziglioli pziglioli@yahoo.com (11-06-2002) Magnificamente sadico, iperlucido. L'autobiografia "da neonata" di un'autrice che ha molto, moltissimo da dire, e senza peli sulla lingua. Il tutto con uno stile asciutto e pungente, senza mai una parola di troppo.
Belli i brani sui bambini e le carpe e sulla nutrice assassina. Voto: 5 / 5 |
Marco N. (31-05-2002) Un piccolo capolavoro! L'autrice belga sa raccontare con intelligenza ed ironia un'"educazione sentimentale infantile". Al centro di tutto la scoperta del piacere, senza il quale nulla ha significato, nulla davvero importanza. Voto: 5 / 5 |
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