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Società, politica e comunicazione   Politica e governo  Ideologie politiche  Fascismo e Nazismo 

Spazzali Roberto - Epurazione di frontiera. Le ambigue sanzioni contro il fascismo...

Epurazione di frontiera. Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia 1945-1948 TitoloEpurazione di frontiera. Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia 1945-1948
AutoreSpazzali Roberto
Prezzo
Sconto 15%
€ 16,69
(Prezzo di copertina € 19,63 Risparmio € 2,94)
Dati2000, 416 p., ill.
EditoreEditrice Goriziana  (collana Le guerre)

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La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensioni di Millo, A. L'Indice del 2000, n. 12

Con grande profusione di dati analitici e paziente accuratezza nella ricostruzione interpretativa Roberto Spazzali affronta un tema finora inedito per la storiografia locale, dimostrando la capacità di stabilire nessi e confronti con il più ampio contesto nazionale e internazionale in cui quelle vicende si inseriscono.Se l'epurazione si configura come un episodio circoscritto dal punto di vista cronologico, essa emerge tuttavia nel lavoro dello studioso triestino come un momento cruciale nel delineare le forme e le condizioni della fuoruscita della società triestina e istriana dal fascismo e dalla guerra per approdare a nuovi e diversi regimi istituzionali e politici.
Divisa in due parti come risultato degli eventi bellici e degli accordi diplomatici, la Venezia Giulia nel corso del1945 affrontava con intenti e modalità differenti la "resa dei conti" nei confronti della dittatura fascista e del collaborazionismo con l'occupatore tedesco.Nella Zona A, comprendente Trieste e il suo territorio e sottoposta al direct rule del Governo Militare Alleato, essa era concepita come il filtro selettivo per la creazione di una nuova classe dirigente attraverso la sanzione pubblica di coloro che in vario modo avevano costituito i quadri dirigenti del regime e si erano compromessi con i nazisti.Invece, nella Zona B, che includeva l'Istria, occupata dall'esercito del marescialloTito e poi affidata alle organizzazioni di massa comuniste filoslave, l'epurazione, ponendo il suggello alla lotta antifascista, preparava l'affermarsi dei poteri popolari, che si erano candidati a succedere all'amministrazione italiana in vista di una prossima annessione alla federazione jugoslava.Intersecandosi con la firma del Trattato di pace del 1947 e con i nuovi schieramenti in campo internazionale dopo la rottura tra Tito e Stalin nel1948, l'epurazione veniva altresì a interagire con avvenimenti che rispetto alla fase iniziale ne condizionavano fortemente esiti e prospettive, dovendo confrontarsi con fattori prima imprevedibili.Di questo occorre tenere conto per non proiettare sull'intera vicenda in sede di valutazione storica le distorsioni ideologiche di cui allora spesso risentirono i giudizi dei contemporanei.
Tre sono dunque gli attori dei fatti analizzati nel libro che assurgono al ruolo di protagonisti.Da una parte i poteri popolari instaurati nella Zona Venezia Giulia, decisi a farsi carico dell'esigenza di giustizia contro fascisti e collaborazionisti - come l'autore dimostra con concreti riferimenti - espellendo i rappresentanti dell'amministrazione italiana, privando dei diritti politici quanti, alle risultanze di una sommaria istruttoria, si erano macchiati di manifestazioni di consenso con il passato regime, incamerando i beni degli epurati, in un complessivo disegno di rieducazione politica dell'intera collettività.Del tutto diversi gli intendimenti delle autorità anglo-americane, che risultano con grande evidenza, anche se desunti solo per via indiretta dalle fonti consultate.Mossi in primo luogo dalla preoccupazione di controllare tensioni che potevano esplodere nella vendetta e nella violenza personale, si devono ben presto misurare con la difficoltà di individuare e colpire responsabilità politiche e illeciti arricchimenti in un tessuto sociale nel quale il regime appariva essere penetrato in profondità.Autonoma rispetto alla legislazione operante inItalia, ma nello stesso tempo non altrettanto precisamente definita nelle norme e nelle procedure giuridiche, l'epurazione a Trieste finirà spesso per dare luogo a sentenze guidate in realtà da criteri incerti e da valutazioni contraddittorie, che tuttavia avranno come risultato la condanna di reati per la maggior parte legati alla propaganda, alle persecuzioni antisemite e all'adesione al fascismo repubblichino.
Terza protagonista è infine la stessa società giuliana, profondamente divisa nelle appartenenze ideologiche e nelle opzioni nazionali, eppure tutta accomunata dalla riluttanza - ed è questo uno dei risultati più interessanti della ricerca - a seguire le indicazioni delle autorità politiche e militari nel formare le commissioni di epurazione e nel denunciare abusi, violenze, compromissioni.Sia nella Zona A che nella Zona B, tanto le classi popolari che il ceto medio impiegatizio esprimono una diffidenza sulle cui motivazioni, certamente molteplici e differenziate, occorrerà in futuro indagare ancora.Di fronte a questi ostacoli, gli stessi anglo-americani apparivano ben presto scettici sulle reali possibilità di aprire un processo di defascistizzazione che investisse tutti gli strati della società triestina.Tuttavia, un dato si impone alla riflessione: il lavoro diSpazzali documenta in modo preciso come, fra tutte le classi sociali, maggiormente interessato al processo epurativo a Trieste risulti essere il ceto delle libere professioni e dei dirigenti d'azienda, lo stesso da cui doveva poi provenire gran parte del nuovo personale politico nell'ormai prossimo ripristino della democrazia rappresentativa.Omogenea per origini sociali, ma diversa dalla precedente per valori e appartenenza ideologica, l'élite politica nella città giuliana sarà invece d'ora in poi reclutata tra i cattolici, non coinvolti nelle organizzazioni del regime, oppositori attivi nell'ultima fase della guerra, alcuni dei quali, già presenti nelle commissioni d'epurazione, saranno di lì a poco chiamati a incarichi istituzionali di grande prestigio.Oltre che un dato comune a quanto avverrà nel resto d'Italia, questa è una conferma sul piano locale della rilevanza sociale rivestita dai liberi professionisti e dai dirigenti d'impresa, per posizione occupazionale al centro di una rete di relazioni importante nell'aggregare il consenso all'epoca della dittatura fascista e ora capaci di riannodare in democrazia le file di un nuovo consenso, ponendosi come mediatori di un blocco sociale moderato, che guarda all'elettorato di lingua italiana sia tra la popolazione triestina che tra i profughi istriani.Se il grande potere economico non fu in alcun modo sanzionato per la sua passata adesione al regime e se l'epurazione nel suo complesso colpì poco in profondità, si può però sostenere - sulla scorta dei risultati di questa ricerca - che almeno il ceto sociale al cui interno avrebbe continuato a riprodursi la classe politica, non rimase del tutto indenne dai conti con il passato.

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