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Traverso Enzo - Il passato: istruzioni per l'uso. Storia, memoria, politica |
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Titolo | Il passato: istruzioni per l'uso. Storia, memoria, politica |
| Autore | Traverso Enzo | Prezzo Sconto 15%
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€ 10,62
(Prezzo di copertina € 12,50 Risparmio € 1,88)
|  | | Dati | 2006, 143 p., brossura | | Traduttore | Morosato G. |
| Editore | Ombre Corte
(collana Cartografie) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 settimane | | Attenzione: difficile reperibilità | | 
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| L'industria culturale, i musei, le commemorazioni, i programmi educativi contribuiscono a fare della memoria del passato una sorta di "religione civile" delle società contemporanee. Questa religione spesso assolve una funzione apologetica: conservare il ricordo dei totalitarismi per legittimare l'ordine occidentale, occupare i territori palestinesi per impedire un nuovo Olocausto, invadere l'Iraq per non ripetere Monaco. Di fronte a un secolo di fuoco e sangue, la memoria rivendica i suoi diritti sul passato. E il riaffiorare della memoria ha suscitato un dibattito intellettuale, che qui Enzo Traverso ricostruisce nelle sue grandi linee, da Maurice Halbwachs a Paul Ricoeur, da Walter Benjamin a Yosef H. Yerushalmi, da Primo Levi a Imre Kertész. Con l'aiuto di numerosi esempi tratti dalla storia del XX secolo questo libro mette in luce i fili che collegano i diversi segmenti della memoria collettiva, la scrittura del passato a opera degli storici e le politiche della memoria. Un libro fondamentale per capire i legami complessi che uniscono la ricerca storica, l'elaborazione della memoria e il suo uso pubblico, vale a dire il rapporto della memoria con la politica, nel senso più nobile come in quello più prosaico e triviale della parola.
| La recensione de L'Indice |
 Nato da un intervento tenuto all'Università argentina di La Plata e ulteriormente arricchito con nuovi spunti di ricerca, quello di Enzo Traverso è un originale e interessante itinerario investigativo intorno al rapporto tra storia e memoria e ai loro possibili usi politici. Attraverso la ricostruzione delle tappe principali di un dibattito che ha attraversato la storiografia novecentesca, con particolare riferimento a Paul Ricoeur, Walter Benjamin e Maurice Halbwachs, il lettore è indirizzato verso un cammino che ripercorre il nesso storia-memoria alla luce di alcune delle più discusse eredità del secolo scorso. Non senza una certa vena polemica, l'autore nota infatti l'uso massiccio, quasi un'inflazione, del termine "memoria" negli ultimi anni, tanto da spingere Annette Wieviorka a descrivere quella contemporanea come l'"era del testimone". La storia necessita invece, sostiene Traverso, di un processo di emancipazione dal dominio della memoria, superando quei caratteri personali, emotivi e selettivi che le sono propri. Tra i molti esempi offerti al lettore, particolarmente interessante è la differenza tra i resoconti in margine al processo Eichmann dei commentatori mossi dalla memoria dei sopravvissuti e le pagine celebri di Hannah Arendt. Soprattutto bisogna rifuggire dall'errore che porta a considerare la memoria come custode della verità e all'istituzionalizzazione delle memorie ufficiali, che conduce facilmente a distorti usi politici della storia e, nel contempo, a differenti memorie nascoste, se non perseguitate. È qui che si evidenzia l'importanza del ruolo dello storico, che, pur non potendo pretendere di raggiungere l'ideale avalutatività, ciò nondimeno non può neppure lavorare, sulla spinta del coinvolgimento emotivo della memoria, "con categorie da diritto penale". Francesco Regalzi |
And. (23-05-2008) Quando Traverso si limita a raccontare le traversie della storiografia, a sollevare e ripensare alcuni passi decisivi e problematici del dibattito novecentesco, fa una buona figura. Ma Traverso fa parte di quegli storici faziosi e poi apologetici, pretestuosi e quindi deleteri. La prima parte del libro la passa a ricordare come gli storici devono essere coloro che studiano e comprendono, non coloro che giudicano. Studiosi, non giudici. Perfetto, ineccepibile. Peccato che nell'ultima parte lo stesso Traverso inizi a snocciolare giudizi morali ed etici (con la scusa dell'uso della memoria) non solo sulla storia recente, ma anche sul lavoro di suoi "colleghi" ben più prestigiosi e credibili di lui. Traverso spiega fastidiosamente i motivi che fanno accorpare oggi il comunismo in quella intemperie di regimi sanguinari novecenteschi, mentre, rivendica lo stesso con una patina di nostalgia romantica, un tempo il comunismo significava "voler prendere in mano il proprio destino, emanciparsi, battersi contro il fascismo, contro l'ingiustizia, contro l'oppressione..."(pag.87/88). Al nazionalsocialismo queste licenze non vengono concesse, cosa abbia voluto significare per un tedesco degli anni '30 essere nazionalsocialista Traverso non lo dice, Traverso dice che il nazismo è il motore di Auschwitz e niente più. Va anche bene avere tale considerazione del nazismo, ancorchè corrivo e riduzionista, ma di certo non va bene un trattamento così disparitario col comunismo, trattasi di storia apologetica. Infine uno storico sapiente e stimato come De Felice viene messo alla berlina in quanto reo di esser stato un revisionista pro-Mussolini(e nemmeno poi in una misura significativa)avanzando addirittura il suo lavoro "Rosso e Nero" come strategico, cinico sostegno ideologico all'entrata in parlamento di An o di non so a quale altro partito "post-fascista" si riferisca. Sentenziando quindi senza rimorsi sulla storia, sugli storici. Ma gli storici per l'appunto, caro Traverso, non dovevano astenersi dai giudizi e limitarsi a capire?? Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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