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Genna Giuseppe - Assalto a un tempo devastato e vile | Periferie chimiche e degradate tanto quanto le vite che le abitano, figure di attori anonimi e feroci di una vita metropolitana che sta sotto gli occhi di tutti e che nessuno osserva, rifiuti tossici, fame, lotte occulte: è il teatro disumano di cui si parla in questo libro. Gli snodi della tangenziale milanese assistono impassibili a vicende impressionanti di sottovita; Primo Moroni muore e con lui un intero universo; un uomo viene disseppellito davanti agli occhi di un bambino, a dieci anni dalla morte, ed è spaventosamente intatto; un commesso della Rinascente prende a schiaffi Pippo Baudo in un punto imprecisato degli anni Settanta; in una Sicilia diafana si consuma la più bella storia d'amore della Prima Guerra Mondiale...
Media Voto: 4 / 5Romano De Marco romdema@tin.it (14-12-2006) Il titolo corrisponde esattamente all'essenza di questo libro. E' un assalto disperato, coraggioso, a volte sconclusionato e assurdo, ad un"tempo", un attacco sferrato da una voce fuori dal coro, la voce di un esponente di una generazione particolare (la mia) cresciuta dopo il boom post bellico, dopo il 68, dopo tutto ciò che di davvero significativo è avvenuto nell'era moderna. Una generazione costretta ad aggirarsi fra le ceneri di tanti fallimenti delle generazioni passate, fra i tanti detriti ideologici radioattivi e acidi, nel ricordo di tempi migliori che non ha mai potuto nemmeno immaginare ma che ancora aleggiano nell'atmosfera rarefatta e normalizzata del post edonismo reganiano.
Leggere queste pagine è come andare su delle montagne russe emozionali che passano dalla quasi irritazione per la supponente prosopopea psicologico-filosofica che l'autore si ostina disperatamente a voler divulgare, fino alla più profonda commozione e partecipazione per le pagine che raccontano di storie, di persone, di brandelli di esperienze che hanno la forza di segnare tutta una vita. E lungo questi saliscendi ci si accorge di quanto il nostro tempo, questo tempo devastato e vile, ci condizioni e ci mortifichi, condannandoci all'accettazione dell'assunto nasco-produco-consumo-muoio.
Una lettura imperdibile, da riprendere periodicamente, da meditare, da assumere ad esempio.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto Ferribaldi tentarnonnuoce@hotmail.com (13-01-2003) C'è molto Pasolini in questo Genna. Il livello qualitativo dell'antologia è ottimo. Unico difetto: talvolta l'autore sembra perdersi nei suoi pensieri e diventa arduo seguirne il filo. Ma è un peccato veniale, rispetto alla qualità media complessiva di forma e contenuto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carla Limati (17-12-2002) Il titolo è di gran lunga la cosa più bella di questo libro. Consiglio di non leggerlo per non perdere l'illusione che si ricava dal ricordo del titolo. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Caccademia caccademia@hotmail.com (16-09-2001) Beppe, lasciatelo dire -tra l'altro anch'io mi chiamo Beppe (proprio come te)- Beppe, dicevo, lasciatelo dire: sei un graaaaande!
Beppe Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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