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Mancassola Marco - Il mondo senza di me |
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788887418330
Il mondo senza di me
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7 recensioni presenti. Media Voto: 4.28 / 5Gabriele (02-09-2004) Un bel libro, con un gran linguaggio, con una cosa da dire detta bene e in modo toccante. Ottimo esordio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mose' zagomose@libero.it (26-07-2004) Non mi è piaciuto molto (forse perchè non sono gay). Meglio la prima parte della seconda. Non c'ho trovato molto di interessante. Inoltre i due protagonisti si piangono troppo addosso per i miei gusti. Non credo che meriti il voto massimo, ci sono libri molto più belli di questo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Filippo Bencivelli fbencivelli@media-beat.com (13-07-2004) Ho scoperto questo libro qualche anno fa.
Se scrivo un commernto solo adesso significa che mi ha lasciato dentro qualcosa.
Un qualcosa di triste e ghiacciato, di polvere e abbandono. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mauro colin7@libero.it (13-11-2003) Marco Mancassola è un giovane autore italiano molto promettente; possiede un talento incredibile nel creare ed evocare immagini con poche semplici parole. "Il mondo senza di me" è un bel libro; suddiviso in due parti, la seconda più sentita e quindi più riuscita della prima, è pervaso da una malinconia di fondo, da una attenta analisi dei rapporti con gli altri e delle difficoltà quotidiane nel dimostrare il proprio affetto alle persone amate. Mauro Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marco marcosgarbi@hotmail.com (06-08-2002) Una storia qualunque, di un ragazzo qualunque, con una vita qualunque, il tutto descritt con un coraggio tutt'altro che qualunquista. Un libro per ragazzi giovani che fa riflettere sulla vita del protagonista e un po sulla vita di certi "tipi" di ragazzi. Un libro con una mentalità un pò antiquata (meta anni novanta) ma le tematiche sempre attuali. Consigliabile per chi vuol vivere per un poco un altra via e per chi ha un eta compresa tra i 16-25. Aspetto il prossimo libro sperando che la nuova storia rifletta la maturazione generazionale dell'autore. Voto 9/10 Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo (20-05-2002) Imparare a sopravvivere - magari disperatamente, ma farlo - in un mondo che va avanti senza di noi, che non fa i conti con quello che noi siamo e desideriamo ma, spietato, ci cambia di continuo le carte in tavola...
Questa e' una bella "lezione" e, certo, pur se dura da imparare, il libro di Mancassola ci da una mano a farlo.
Magari - chiuso il libro - avremmo sognato un metaforico abbraccio finale tra Ale ed Ettore, i due giovani coinquilini le cui storie si intrecciano (quasi una partendo la' dove l'altra si arresta) e le cui vite portano a condividere, inconsapevoli ed estranei, una piccola parte del loro cammino.
Ma questo non ci e' dato.
Non farebbe parte del "gioco"...
Un gioco che puo' sembrare anche crudele ma che, d'altronde, si deve imparare a giocare fino in fondo.
Vincere e' forse accettare un "mondo senza di noi", ed e' bello trovare qualcuno che ci aiuti a farlo.
Un libro per i giovanissimi, che muovono i "primi passi" nella vita. Un libro per chi giovane non lo e' piu' perche' a nessuno e' dato di tirarsi fuori... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulio Mozzi giuliomozzi@libero.it (11-10-2001) Sono andato nei giorni scorsi a rileggermi la “schedina” che avevo scritta per presentare i due racconti di Marco – intitolati «Ragazze» e «Girone» – pubblicati sul finire del 1996 nel primo volume della serie Coda, edito da Transeuropa, curato da me e da Silvia Ballestra.
In Coda scrivevo: «Pier Vittorio Tondelli nei suoi ultimi lavori (cioè in Camere separate e in alcuni dei pezzi poi raccolti da Fulvio Panzeri in L’abbandono) aveva presentato una voce del tutto nuova. Da questa voce, dal Tondelli separato e abbandonato, ci sembra» – usavamo il “noi”, perché eravamo due curatori – «ci sembra che Marco prenda le mosse. Abbiamo avuto, leggendo e rileggendo le carte di Marco, sempre più l’impressione di sentire una voce dentro un’altra voce. Naturalmente questo non è un limite: non è mai un limite partire da lì dove qualcun altro è arrivato». Soprattutto, aggiungerei oggi, se si hanno ventitré, ventiquattro anni. “Ragazze” e “Girone”», proseguivo, «possono essere considerati due racconti di sentimenti. Vorremmo far notare l’assoluta mancanza di sentimentalismo; l’intensità della narrazione per brevi stacchi o, se la parola non fosse tanto impegnativa, per piccole epifanie; la forza costruttiva (e comunicativa) di alcuni temi ben risolti in immagini ed episodi: ad esempio, in “Ragazze”, il muoversi secondo itinerari definiti (binari del treno, cerchi e triangoli, andamenti “progressivi” della vita); in “Girone”, il vedersi/non vedersi, mascherarsi/esibirsi, vederci/non vederci. Per finire, siamo lieti che non solo il Tondelli “libertino” abbia lasciato tracce» (Coda. Undici «under 25» nati dopo il 1970, Transeuropa 1997, p. 83).
Rileggendo questa “schedina”, mi accorgo che potrei dire più o meno le stesse cose a proposito di Il mondo senza di me. Con una sola aggiunta: che oggi la voce di Marco mi sembra senz’altro la voce di Marco; non ho più la s Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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