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Desiati Mario - Neppure quando è notte | Il romanzo si apre su una Roma decadente di fine millennio, in pieno Giubileo. L'Italia, con la sinistra di governo, sta vivendo un momento storico particolare: all'apparente ripresa economica si contrappongono fenomeni allarmanti come la malavita, le "nuove povertà", le "vecchie" tossicodipendenze e, più in generale, lo sbandamento di una nuova generazione. Vivere alla giornata è l'imperativo che si è dato Franz Maria, la voce narrante e, quando arriva nella capitale da una cittadina della Puglia, non trova di meglio che farlo tra i reietti della stazione Tiburtina, circondato da un caleidoscopio di personaggi uniti in una sorta di "corte dei miracoli" underground di fine millennio.
Recensioni 1 - 20 di 25 recensioni presenti. Media Voto: 3.56 / 5laura (25-11-2007) i libri di Desiati quasi non li sopporto per il dolore che mi fanno provare....che dire, secondo me è l'autore dei prossimi anni(giacchè nel suo caso non si parla più solo di un libro riuscito) Voto: 5 / 5 |
fabio eskimo77@virgilio.it (30-10-2006) Ho riposto ieri nella libreria, questo volume, dopo averlo letto, con molta passione ma sopratutto curiosità.Sono stato consigliato di leggere questo libro da un mio amico il quale ha lavorato per un certo periodo con Desiati, devo dire, che la cosa che mi colpito di più è la vita precaria che si vive nella stazione tiburtina, stazione da me frequentata quando scendo giù a Roma in quanto il treno ferma li.Non avevo mai notato queste persone, forse ritenendole un "arredamento della stazione" ma solo pensandoci e cercando un immagine di quelle persone si apre il FILE che poi scorri nelle pagine del libro... COMPLIMENTI DESIATI E SPERO DI CONOSCERTI PRESTO Voto: 5 / 5 |
Eleonora sweetminnie90@libero.it (25-05-2006) Ho letto questo libro consigliato da un progetto a scuola e mi è piaciuto molto anke se la figura di Franz Maria va contro i miei principi perchè per quanto la nostra società lascia a desiderare il protagonista decide di"uccidersi"da solo..ma da quando ho incontrato Mario Desiati voglio rileggere il libro perchè mi ha stregato la sua passione per quello ke fa ke è quell che voglio fare ank'io..scrivere con tutta la passione che si può mettere in un libro perchè lo sogni da una vita!E tu hai saputo darmi una speranza..e Franz Maria in quel momento dveva essere l'antieore ke volevi esprimere..volevi dire questo al mondo..e a mio avviso ci sei riuscito benissimo!A 29 anni,anzi a 25 quando l'ha scritto, tutta questa cultura per uno scrittore così giovane ma munito di sani principi morali..un genio della scrittura..fidatevi da chi l'ha incontrato!Da leggere assolutamente! Voto: 5 / 5 |
gab (24-05-2005) Un ottimo lavoro, dalla prima all'ultima parola. Complimenti. Voto: 5 / 5 |
roberto (15-03-2005) E' la storia di un barbone nell'anno del giubileo che vive nell'indifferenza di una Roma molto originale, chi me lo ha consigliato mi aveva detto che raccontava una storia d'amore "interraziale". La parte della storia d'amore è la meno riuscita, quella che riguarda lo scollamento tra società e persona è invece molto dura e molto bella. Voto: 5 / 5 |
Ferruccio Marsi (10-10-2004) C'è del bello e c'è del nuovo, ma quel che è bello non è nuovo e quel che è nuovo non è bello. Voto: 1 / 5 |
Marcello (26-08-2004) Un non-romanzo. Inconsistente nella storia, presuntuoso al limite del plagio bukowskiano, ridicolo e impreciso nel riportare atmosfere di una città, Roma, che si sente in ogni pagina non essere quella dell'autore. Da evitare con cura. Voto: 1 / 5 |
Tommaso Barista tommaso_barista@yahoo.it (07-03-2004) Libro godibilissimo per la vivacità della lingua e la narrazione veloce e vibrante. Il protagonista è Franz Maria, ragazzo colto che decide di fare il barbone alla stazione Tiburtina di Roma, non certo il miglior mondo possibile, ma comunque il suo mondo, come si capirà in maniera definitiva dall’epilogo. Anche i suoi amici sono una galleria di personaggi più o meno ai margini dei grandi riflettori, quasi Desiati volesse ribadire che è proprio dalle condizioni di forte disagio, di nudità di fronte alla vita, di instabilità, che si incunea più Verità, come aveva insegnato alla grande il piccolo capolavoro di Giuseppe Genna “Assalto a un tempo devastato e vile”. Desiati è del 1977, questo è il suo primo romanzo. Qualcuno direbbe: “Ha un grande futuro”. Voto: 4 / 5 |
igor skofic (09-01-2004) Ma che Ferrandino! questo libro è altalenante, in certi momenti avevo il mal di testa. Ma il finale lo riscatta, davvero molto meglio dell'incipit ruffianissimo. Voto: 4 / 5 |
luca (08-01-2004) stupendo!!!! Voto: 5 / 5 |
Martino Baldi marziller@excite.it (15-12-2003) Un buon esordio. Invece di mettersi a giochicchiare con gli schemettini della scrittura creativa, Desiati (attualmente meglio come narratore che come poeta e, per favore, non scomodiamo addirittura già l'intero secolo appena cominciato nemmeno per gli altri promettenti antologizzati da Santagostini) va dritto al cuore dei tempi e scrive un libro che "ci voleva". Che poi ci siano un po' di giovanilismi di troppo e talvolta un eccesso di tendenza al repertorio generazionale, è cosa che si può comprendere al primo libro e comunque pecca meno di niente in confronto alle furbate ben retribuite di Brizzi, Santacroce & company. Sono però d'accordo con chi tende a ridimensionare gli eccessi di entusiasmo; chi lo esalta troppo non gli rende un buon servizio. Famolo crescere con fiducia. Voto: 3 / 5 |
Roberto leguc@libero.it (05-11-2003) Tra Pasolini e Bukowski. Bello, diretto, coinvolgente. Qualche autocompiacimento e qualche piccola sbavatura, ma decisamente di alto livello. Voto: 5 / 5 |
marcello giunti marcellogiunti80@katamail.com (02-11-2003) E'un romanzo un po' diverso dal solito. Certe volte ho dovuto interrompere la lettura perché lo sentivo troppo carico. Comunque mi ha scosso e colpito. Desiati mi sembra centri niente né con Pasolini, né con Tondelli. Non so chi sia Ferrandino, a me ha dato impressione di ricordare più Salinger. Voto: 4 / 5 |
moammed kallon (26-10-2003) Non ho capito se l'autore è un ex barbone o qualcosa di simile. Sulla quarta di copertina non c'è scritto niente di che. Prendo con beneficio d'inventario quelle quattro notizie in nota. La storia è bella e il protagonista mi è automaticamente simpatico. Mille volte meglio di Ferrandino. Voto: 5 / 5 |
luciano trombadori l.trombadori@katamail.com (16-09-2003) Assolutamente d'accordo con chi dice che questo libro manca di editing. Il libro è entusiasmante per 3/4, forse confuso e schizoide nella parte centrale, ma per alcuni giorni non sono riuscito a togliermi di testa i personaggi. E credo che questo sia un buon risultato. Il finale è bello, civile. Non è però il nuovo Pasolini come hanno scritto Voto: 4 / 5 |
Piero Volta primavolta1973@libero.it (07-09-2003) Non esageriamo con i 5, altrimenti si perde proprio il senso della misura (o si è disonesti). Il libro-libretto di Desiati, rivela una tensione verso il sociale che lo differenzia dalla giovane letteratura della generazione precedente (pulp e post-pulp), sulla linea pasolini-tondelli. Niente di nuovo, qunidi. Tantopiù che è il nuovo "impegno", per fortuna non all'antica, è abbastanza comune nella ultima generazione di narratori. Desiati ha avuto la botta di c*** di trovare un paio di buone recensioni, ma il libretto è libretto, scritto così così (Pequod non fa editing per scelta editoriale, forse? chiedo...), alternando ottimi spunti e ingenuità&giovanilismi da far spavento, letterario e non letterario. E' un pregio? Forse sì, in generale, ma qui non funziona al cento per cento. Lo aspettiamo ad altre prove, e intanto arrotondiamo a "3 stelle" (per le buone intenzioni), le 2 e mezzo che avrebbe meritato. Voto: 3 / 5 |
antonio errico (30-04-2003) È un romanzo proveniente da una tradizione che fa capo all’archetipo di Salinger e si dirama per Pasolini, Tondelli, Bellezza. Un lavoro d’esordio di un certo spessore, tramato di riferimenti e contesti di cronaca – o di storia dei giorni nostri – ed a temperie culturali che hanno inciso sull’esistenza e sulla formazione di chi non ha ancora raggiunto i trent’anni.
Ed è appunto questo l’aspetto che caratterizza la scrittura di Desiati: è la capacità di filtrare l’esperienza attraverso la rete concettuale determinata dalla sua formazione, è la capacità di trasformare in condizione speculare i fatti e le storie vissute o ricevute con la mediazione dell’informazione. L’io scrivente si confronta con quelle storie e quei fatti, scavando in essi e cercando di capire il peso che hanno avuto, che forse in qualche modo ancora hanno, sul modo di pensare, di vivere, di comunicare, di guardare il mondo, di una generazione intera . Un linguaggio carico di registri parlanti, sottocodici, mimetico, teso all’essenziale, crudo a volte.
Desiati sa fare buon uso di tutta una dimensione psicologica che lavora come spola tra l’io e l’altro, tra microcosmo interiore e universo esterno, tra storia personale e storia collettiva. Tratteggia caratteri, descrive ambienti, stabilisce relazioni tra persone e contesti, con una bella capacità di elementi.
È un romanzo costruito con storie parallele di personaggi che cercano un’autenticità di destini, occasioni per essere e sentirsi vicini, opponendosi alla solitudine, all’apatia, al senso di estraneità che li assedia. Dunque in conclusione: un buon inizio.
Voto: 5 / 5 |
vittorino curci (31-03-2003) Un debutto folgorante. Ad appena 25anni Mario Desiati, di Martina Franca, pubblica da peQuod “Neppure quando è notte”, un romanzo che sta sempre più conquistando lettori grazie a quel mezzo potentissimo che è il passaparola. Il primo ad essere colpito dalle invenzioni e dallo stile del giovane narratore pugliese è stato Enzo Siciliano, il quale invita a leggere questo romanzo sostenendo di avervi trovato “una forte vitalità, e la necessità di un sogno: un sogno di libertà e verità”. Desiati si era già fatto notare alcuni anni fa in una importante antologia, “I poeti di vent’anni”, a cura di Mario Santagostini. In quel volume i suoi testi ben figuravano accanto a quelli di Elisa Biagini, Silvia Caratti, Francesca Moccia, Alberto Pellegatta, Andrea Ponso e altri giovani poeti che senz’ombra di dubbio lasceranno un segno nella poesia italiana di questo secolo.
Dalla poesia alla narrativa, Desiati si guadagna un posto di rilievo tra i giovani scrittori di oggi. Basta leggere l’attacco del suo libro per rendersi conto della rara bellezza letteraria di un’opera che potrebbe diventare il manifesto di una intera generazione: “Un giorno potrebbero derubarci del nostro cervello, del nostro pensiero. Potranno far sparire dai libri di letteratura Pasolini, Moravia, Parise, Fortini, Penna, Tondelli e Bellezza con qualche scusa del cazzo: tipo che sono stati comunisti oppure froci. Potrebbe succedere che qualcuno dice che il mondo con tutti i suoi pupazzi fatti di acqua, fango e sale è fatto per i vincitori: quelli che stanno dentro ‘Forbes’, quelli che hanno la copertina di ‘Cosmopolitan’ e sei canali televisivi. Oppure ti potrebbero dire che c’è un prezzo ai tuoi sabato in disco, i tuoi maledetti surgelati e le tue scarpe da jogging, ma soprattutto c’è un prezzo alla tua libertà di pensiero e questo prezzo è che non ti ascolta nessuno”.
Il romanzo è ambientato a Roma, in una Roma oscura, decadente e giubilare di fine millennio popolata da personaggi strampalati, a cominciare dal protagonista, che si chiama Franz Maria e vive, con la fede alcolica di un santo bevitore, tra i reietti della stazione Tiburtina. Franz Maria, “il crepante Franz Maria, ultra ventenne che sta morendo”, viene da un “mortale paese in Puglia”, e dice di essere figlio di Franz Kafka.
Per dare giusto un’idea del personaggio, la notte di Capodanno del 2000, dopo varie avventure, Franz Maria si ritrova da solo a Piazza del Popolo. Il grosso della gente sta andando via e “vicino a una delle due chiese gemelle” è in corso una rissa. Franz Maria si avvicina e vede che un suo amico clochard, Mauri Mauri, le sta prendendo di santa ragione da un tipo grande e grosso che ha al suo seguito una ventina di scagnozzi. Ecco che succede: “Mi lanciai nella mischia; bisognava salvarlo. Con una spallata poderosa levai di torno due tizi e presi Mauri, raccolsi un coccio da terra e lo infilai in bocca all’armadio umano. Gli diedi un colpo basso, bassissimo. Tenevo stretto per mano Mauri e lo trascinavo con tutte le mie forze lontano. Ovviamente lo pensai solamente. Mi feci questa sega mentale, ma non potevo stare a fare l’eroe, Mauri se la sarebbe cavata da solo. Cercai di non farmi vedere da lui, abbassai la testa e filai via a trecento all’ora nella folla, il più lontano possibile da lì. Dalla morte”.
Se il prezzo della libertà di pensiero “è che non ti ascolta nessuno”, ai giovani di oggi, di fronte alla vita e alla morte, non resta che la via della fuga, anche se sono “crepanti”, come Franz Maria, e ultra ventenni che stanno morendo alla stazione Tiburtina dopo aver lasciato un paese “mortale” del sud.
Ma al di là della storia e dei suoi incredibili personaggi, con “Neppure quando è notte” il giovane Mario Desiati mette in bella mostra una scrittura avvincente e corposa. Nel suo modo di raccontare c’è qualcosa di straordinariamente fresco e piacevole. C’è da scommettere: Desiati farà molta strada.
Voto: 5 / 5 |
franco lisi liubjanko@iol.it (17-03-2003) Non ho mai letto un libro di un esordiente, ma questo mi sembra davvero una ventata nuova, tragico e divertente. Poi ha qualche inflessione troppo giovanilistica, ma credo che sia anche normale. Voto: 4 / 5 |
raimondo sarchi raimondo_sarchi@hotmail.com (12-03-2003) E' un pugno nello stomaco al lettore medio borghese tranquillizzato italiano, ha una bella lingua, ma strizza troppo l'occhio agli americani. Capisco l'entusiasmo di certi critici, è infatti un libro molto letterario. Ma un po' di editing andava fatto. Voto: 4 / 5 |
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