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Parente Massimiliano - La macinatrice | Che cos'è "La Macinatrice"? E cosa c'entra il più misterioso quadro di Marcel Duchamp con questo immane piano che qualcuno sta preparando? Nei pressi del mattatoio Torrenuova Carni Srl, al di sotto di una casa editrice di facciata, la Torrenuova Edizioni Srl, che pubblica libri effimeri e riviste trendy, gay o femministe, cattoliche o no global, prende forma il primo sito vivente che permette a ciascuno di raggiungere il centro delle proprie ossessioni erotiche: Vagina's World. Starà ad Andrea, anonimo ufficio stampa caduto prima nelle maglie del web, come cliente di Vagina's World, poi nella rete della casa editrice fantasma, andare in fondo al mistero per svelarne la sconvolgente verità.
16 recensioni presenti. Media Voto: 2.25 / 5Narcisissimo (21-06-2006) Citare Duchamp a proposito di questo libro( d'accordissimo con chi lo definisce una stracca e vorrei dire stantia parodia di Moresco) è una vera bestemmia. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Mauro (05-03-2006) Uno dei piu' grossi "pacchi" mai affrontati. Dopo 80 pagine l'ho chiuso e restituito in biblioteca. Per fortuna non avevo speso neppure un euro quindi non ho nulla da rimpiagere. Psudo finto intellettuale, infarcito di paroloni solo per colpire e farci capire quanto sia colto ed erudito l'autore. Il tema, poi, è un vero specchietto per le allodole per i malcapitati. Non perdeteci tempo. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Savino Bruno (14-09-2005) Patetico. Per l'incredibile battage pubblicitario che ha fatto l'editore, è anche un mezzo scandalo. Deludente parodia di Camilleri. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Giannozzo Iuseppi iannozzi@email.it (14-09-2005) Siamo di fronte a un romanzo di idee, a un romanzo di linguaggi. Senza mai esaurirsi, proprio come l’opera di Duchamp. La trama de “La Macinatrice” è su più livelli, lo sottolineo e di più. Attraverso una lingua che stordisce, ma la necessità precipua per comunicare con il lettore è l’eccesso, lo stordimento, MASSIMILIANO PARENTE ci introduce nel Caos, nei suoi Canti danteschi-webbici, senza però mai esaurirsi, che penetra nella coscienza del lettore per frastornarlo proprio come se fosse dentro alla Macinatrice. Siamo di fronte alla Letteratura che non prende su di sé etichette di alcuna sorta. Il linguaggio di MASSIMILIANO PARENTE è Baricco fino all’eccesso: come non essere totalmente affascinati dall’Opera di MASSIMILIANO PARENTE? MASSIMILIANO PARENTE con “La Macinatrice” consegna alla Letteratura una Opera assolutamente perfetta, che a ogni nuova lettura si spiega al lettore, il quale però non capisce. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
GIUSEPPE IANNOZZI iannozzi@hotmail.com (12-09-2005) La trama de “La Macinatrice” è su più livelli, proprio come l’opera di Duchamp. Il linguaggio di Massimiliano Parente è barocco fino all’eccesso, ma la necessità precipua per comunicare con il lettore è l’eccesso, lo stordimento: attraverso una lingua che stordisce, che penetra nella coscienza del lettore per frastornarlo proprio come se fosse dentro alla Macinatrice, Massimiliano Parente ci introduce nel Caos, nei suoi Canti danteschi-webbici. Come non essere totalmente affascinati dall’Opera di Massimiliano Parente?
Siamo di fronte a un romanzo di idee, a un romanzo di linguaggi. Siamo di fronte alla Letteratura che non prende su di sé etichette di alcuna sorta. Massimiliano Parente con “La Macinatrice” consegna alla Letteratura una Opera assolutamente perfetta, che a ogni nuova lettura si spiega al lettore, senza però mai esaurirsi. Senza mai esaurirsi, lo sottolineo e di più. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ada Karcach (01-07-2005) Lo scrittore Massimiliano Parenti, col suo nuovo libro è entrato nei domini degli spiriti liberi lontani dalle mode, come tutti i grandi della narrativa mondiale, essendo lui stesso il travaglio dell’uomo del nostro tempo, che non può non entrare, con acume, nelle vicende umane e delle cose.
Basterebbe questo a rendere interessante la lettura dell’opera del Nostro, ma non basta perché il giovane narratore riesce ad amalgamare intelligenza, cultura e sentimento nel raccontare le varie vicende o cose, che toccano profondamente la sua grande anima, e la mutano in io narrante. Piacevole. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Marcello Penanza marcello_penanza@libero.it (01-07-2005) Un'opera che è importante. Un'opera che è stata scritta con la ferma e seria intenzione di fare leva nel punto archimedeo allo scopo rovesciare la untuosa dittaturella del cianfrusagliume letterarioide italiuto, il quale da anni imperversa e impazza a colpi di librozzi con tramettine noireggianti e personaggiazzi ibridati, da film-strip, operettistici, scollacciati, streminziti. Un'opera, "La macinatrice", che, al contrario di quanto scrivono baggiani e cicisbei, si scosta in maniera completa da tutta questa miseranda rigatteria pauperistica d'accatto, in direzione di un ricomponimento tra eros, morte, riso, pianto. Un'opera, quella di Parente, che costringe la lingua italiana a indossare una jupe-culotte. Un'opera che ci offre un romanzo impuntito, psicodinamico, lungiveggente. Un'opera, davvero, questo libro, col suo eccesso di linguaggio, la sua superfetazione, la sua sesduzione, ci porteranno lontano, fin dove si può dire di tutto. In Italia ci sono solo tre grandi scrittori: Moresco, Parente e Dazieri. I primi due operano un distorcimento massimalistico dell'idea di narrazione, il terzo pratica il genere, produzione artigianale, come certe gelaterie, che però producono immaginario, infatti ci fanno un film con Bisio. Grandissimo libro, "La macinatrice". A parte le non poche lungherie, consacra Parente come il Dazieri della letteratura alta. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Cavallo Pazzo (21-06-2005) Oh, a me non é piaciuto per niente, non si capisce niente, mentre mi piace molto Aldo Nove, la Despaintes di 'SCOPAMI' e altre autrici.Secondo me balle, balestrini c'entra poco a parte che la scrittura è confusa e si fa fatica a seguirla e anche se la segui dove ti porta?Più bello secondo me 'ATMOICO DANDY' di Pallavicini, un grande, il suo miglior libro, ma questo Parente non vale una cicca, il libro dell'anno è 'PERSEBER' di Colombati. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
cheap shot (19-06-2005) Un po' troppo citazionista, ma niente male. Mi ha ricordato molto "Mia madre l'oca" di Giulio Barattieri. C'è molto l'influenza del Gruppo '63, soprattutto di Nanni Balestrini. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giovanni Piana (17-06-2005) Buon esordio, un po' scapestrato, tra Palandri e Van Straten, per capirci. Non esente da raffinatezze stilistiche, quali la ridondanza, sulla scorta dell'esperienza avanguardista di Aldo Nove. Appassionante la vicenda della macinatrice stessa, come in un thriller di ottima fattura e di buona leggibilità. Difetto decisivo, per cui non dò un voto alto: i dialoghi, sembrano presi di peso da Biondillo, Pinketts, Carlo Andrea Cappi, cioè la scuola dei duri di Milano. Tutto sommato, però, una lettura piacevole, mai ostile al lettore. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Francesca Crespi fracre1974@libero.it (17-06-2005) "Cuore di tenebra" con l'aggiunta di qualche vibratore. Non del tutto riuscito, ma godibile nei suoi accenti gotico/noir. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paolo Carugati spoldosat@libero.it (17-06-2005) Apprezzabile in alcune parti, stancante in altre. La casa editrice che nasconde losche trame è ormai un cliché del romanzo italiano, si è visto in tutte le salse (probabilmente riflette lo stato dei rapporti tra autori ed editori, non so). Il videogioco vivente è preso di pacca da "Nirvana" di Salvatores, la miscela di noir e porno è la stessa di film come "Hardcore" e "8mm", solo che qui è virata al comico (ma non fa ridere granché). Un discreto romanzo di genere che, memore della lezione di John Brunner o di Fruttero e Lucentini, strizza l'occhio a modalità espressive d'avanguardia, ma sceglie di restare con un piede (di piombo?) nel "paraletterario" e nel pulp. Il prezzo è forse troppo alto, per una lettura d'evasione. Da portare in spiaggia quest'estate. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Andrea Manenti andrea.manenti@fastwebnet.it (17-06-2005) Buona ma non del tutto convincente la trama, forse per eccesso di barocchismo, molto simile all'ultimo libro di Colombati, in un evidente attacco del romanzo "alla Piperno". Si colgono riferimenti a Lagioia, e questi sono forse i momenti migliori, e al Genna di ASSALTO A UN TEMPO DEVASTANTE E VILE, mentre non convincono le parti in cui la teoria di Carla benedetti si fa esplicita, anche se io sono totalmente d'accordo con la sua analisi. Il personaggio dell'editore, molto simile al Fetucci di Sandrone Dazieri, vale la spesa del libro! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
G. Pannunzio ge.pannunzio@katamail.com (17-06-2005) Ricevuto e letto in due convulsi giorni di influenza, caldo fuori e dentro, trenta gradi di canicola sopra la pelle e trentotto sotto. Mah. Mi è piaciuto ma anche no. Mi ha fatto ridere ma anche no. Mi ha convinto ma forse anche no. A suo modo, un noir neo-barocco e scopertamente plagiario, che rende omaggio a una plètora di maestri: da Stoker a von Sacher-Masoch, da Arbasino a Busi, da Pitigrilli a Palahniuk, da Rabelais al Mann del Doktor Faustus. E ancora: dai Canti di Maldoror ai Canti del caos passando per i Canti di Castelvecchio, e infine tutto il filone cyberpunk (William Gibson frullato con un po' di Trilogia nera di Léo Malet). La narrativa come ricombinazione del già scritto, nulla di nuovo (appunto). La macinatrice è un groviglio di storie di perdizione, catalogo di cadute nell'abisso del sesso, come nei film hollywoodiani degli anni Quaranta (La fiamma del peccato, Il postino suona sempre due volte), ma si svolge sottoterra, un po' Underground di Kusturica un po' laboratorio dello scienziato in Metropolis di Fritz Lang, nella stessa città in cui si svolge Perceber di Colombati (col quale ha in comune l'uso del Sade delle Centoventi giornate). Un libro non mediocre, però: scritto con un'invadenza che non si vedeva dai tempi de La distruzione di Dante Virgili, un furore aggettivante che viene dritto da Horcynus Orca di D'Arrigo, una gioia del collage che riporta alle poesie sulla "Signorina Richmond" di Nanni Balestrini, un'apparente petulanza terminologica che si ritrova solo in certi racconti di Giuseppe Iannozzi. L'editore Giandomenico Torrenuova, sorta di Berlusconi (anzi, di Dell'Utri) dell'Ade libidinale, è un personaggio che non si dimentica, lo si assimila pian piano mentre ci si aggira come il Monsieur Hulot dei film di Tati nel grande magazzino dell'eros andato in vacca, contemplando lo strabordante campionario di trovatelle porno-tecnologiche che Parente riversa sulle pagine, a volte annoiando (con pagine che paiono lacerti dal carteggio Henry Miller-Anais Nin, o scarti dall'Opus pistorum). Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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