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Sannelli Massimo - Due sequenze |
7 recensioni presenti. Media Voto: 3.85 / 5Riccardo (14-12-2011) Massimo Sannelli recupera una musicalità estenuata, in cui la parola si fa edonismo ed evasione. Una poesia, in definitiva, effettistica e inconsistente. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Marco Giovenale (14-02-2007) Nel percorrere le opere di Massimo Sannelli sembra talvolta necessario sospendere decodifiche rigide, leggendo semmai ogni linea e verso come direzione, ‘verso di movimento’. Così accolto, il testo suggerisce costellazioni di senso (del derivare dei significati). Non un percorso provvisto di storia – pur esperita – anche aperta alla interpretazione, non una cronaca data e scandita, ma un insieme di moti tematici o fonici in una direzione; che non addensa necessariamente grumi di significati univoci, tracciabili, riportabili ‘in chiaro’. (da "Nazione Indiana").
Tuttavia il segno di oscurità, se fa senza dubbio parte di una strategia autoriale cosciente («un trobar clus sperimentato a partire da condizioni di vita realmente vissuta […e:] chiusura come apertura paradossale al contenuto vissuto/vitale» ), non comporta rescissione da ogni sguardo che voglia propriamente e ‘puramente’ leggere, decifrare. L’impegno dell’interprete attento non è deluso.
Nella raccolta di poesie Due sequenze(Editrice Zona, Lavagna 2002, con una nota di Giuliano Mesa), spiccano – a contendersi senza conflitto lo spazio di attenzione del lettore – da un lato le scansioni metriche costituite da entità ritmiche brevi o brevissime, rese con i più diversi segni grafici (dall’interpunzione ai corsivi alle inarcature forti alla citazione); dall’altro la complessità o ipercodifica delle narrazioni (se narrazioni sono) degli eventi-scintillii che nel testo accadono, accennati e subito contratti in stemmi, o in riferimenti cólti. Questi ultimi tuttavia (scrive Berisso:) «non sono rinvii ad un’enciclopedia del sapere depositato, né semplici mosse intertestuali, ma vengono letteralmente consustanziati nel testo» . È facilmente dimostrabile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Paolo Zublena (02-05-2006) L’esitazione (Mesa) strutturale e la chiusura convergono a una opacizzazione del senso, che – se in certe zone si raggruma – per lo più si dissemina nelle forme testuali e sintattiche di un continuo spostamento semantico, in cui si attua un vertiginoso differimento della comprensione. La tensione tematica alla charitas, alla bontà, è – nel contempo – apologia inevitabilmente claustrofilica e identitaria della purezza, e anonima, disidentificante consegna alla giustizia. Proprio nell’abbinamento di un discorso apofantico con una semantica opaca, non di rado aporetica, sta comunque la forza, magari contraddittoria, della poesia di Massimo Sannelli. Come se il modus logoico (e forse anche l’assunto ideologico) fosse continuamente contraddetto dalla sostanza di mode veçu del discorso, come se la logica venisse continuamente abitata da un’istanza profonda di promessa, di auspicio, a volte di preghiera e inno: di pathema. («Nuova Corrente», 135, 2005). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giancarlo Alfano (25-04-2006) Accompagnando l’edizione della Due sequenze (2002) di Massimo Sannelli, Giuliano Mesa ha parlato di una «esitazione» poetica che sarebbe il sintomo non di un anelito alla perfezione, ma un fine in se stesso […]. Nel caso specifico l’esitazione non risiede nel balbettio o nella ricerca della parola o del ritmo, entrambi saldamente posseduti; essa consiste invece addirittura nella compaginazione testuale, nella sua composizione diciamo in organismo (per ricordare Aristotele), con la giusta misura e le sue marche d’inizio e di fine. Di qui provengono sia la tendenza a denunciare la «provvisorietà» della tale forma testuale di un componimento, sia l’adozione di una forma come la sequenza di cui resta però la sola «tensione innòdica, la ripetizione vocante». Da un lato variantistica in atto, poesia filologica (e non si potrà fare a meno di pensare a una sorta di «funzione-Campana», pure in assenza di un proprio Papini), dall’altro atteggiamento dialogico […]. Insomma, se la stessa formazione di Sannelli come filologo mediolatino garantisce della sua competenza in fatto di misticismo e platonismo medievali, questo vuol dire che il poeta ligure è ben consapevole della necessità di un rapporto felicemente irrisolto col Padre perché del Padre e al Padre si possa parlare.(«Nuova Corrente», 135, 2005) Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giuliano Mesa (30-08-2005) Filosofia, non retorica - se la retorica è ricerca del consenso attraverso la persuasione (asserendo) e la filosofia "*forza d'amore* in direzione dell'*alethés*" (Stefania Nonvel Pieri). "Intelletto d'amore", infine, che tuttavia per Massimo Sannelli (come non accade in certo neostilnovismo) procede dal dialogo costante con le parole di altre e di altri anziché dall'astrazione dell'Altro, e riascolta la *Vita nuova* attraverso Cvetaeva e Rosselli p *Rhe Love Song of J. Alfred Prufrock* di Eliot (e occorre dire, brevemente, che è questo dialogo a tramare e intridere di "parole altrui" le *Due sequenze*, lungi da poetiche della citazione p del *pastiche*). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo Sannelli sannelli@interfree.it (03-04-2004) Questo è il mio primo libro di poesie. La sua lingua (una specie di non-italiano, o di neo-italiano) corrisponde fedelmente ad uno stato d'animo che *abbandonava la lingua* (la mente iniziò a ragionare in francese e/o per immagini, ad esempio; o a sperimentare, a tratti, la serenità del non-pensare, come primizia del non-essere e non-apparire). Visto oggi è un libro medio: nello stesso tempo fine e acerbo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Marco Giovenale (06-01-2003) In questo libro soprattutto due elementi si dividono (senza conflitto) lo spazio di attenzione del lettore: da un lato la scansione metrica costituita da entità ritmiche brevi, anche brevissime, rese con i più diversi segni grafici (dall'interpunzione ai corsivi alle inarcature forti alla citazione); dall'altro la complessità delle narrazioni, degli eventi che nel testo accadono, accennati e subito contratti in stemmi, in riferimenti colti - ma non pedanti, anzi trasparenti.
L'aria di queste pagine è cristallina ("la luce era i *dolci* movimenti, arance, / i frutti *pieni*"): sono testi di grande bellezza, dunque. E, come tutti i cristalli, formano strutture complesse, ricche, cangianti.
Assolutamente da indagare, da leggere.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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