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Di Cesare Andrea - Il buio e la grande bambina triste | È la storia fosca e dolcissima d'un amore che accampa i suoi diritti al di là della miseria e della prepotenza ed è, al contempo, una denuncia indignata delle attuali condizioni di vita nel mondo del lavoro. La vicenda si dipana tra Venezia, Milano e il Nord-Est: nel suo sviluppo coglie schegge d'immagini, descrizioni commosse del mare, del vento, e di quella soave e insieme scorbutica natura che regna incontrastata sui lidi dell'Adriatico orientale.
10 recensioni presenti. Media Voto: 4.7 / 5Alberto Mori albmor3@tin.it (27-07-2006) La suspense nel suo meccanismo anche letterario richiede una partecipazionecognitiva dello spettatore/lettore per completare il senso dell'accadimentocon il sentimento della paura che sospinge e trascina in avanti la narrazione fino a svelamenti che appaghino i suoi desideri.
Nel romanzo di Di Cesare troviamo invece una forma di sortilegio spezzato e riannodante che lo portano ad una sollecita ricostruzione del trauma mentre le parole avanzano.
I brani franti delle situazioni, talvolta congelano.Sovvengono i quadri umanamente anamorfi di Lucien Freud.Altre volte, in presa diretta, continuano una escavazione dark dei personaggi, dove l'effetto noir, prosegue il corpo a corpo che l'autore compie con la sua scrittura, in una sorta di ricomposizione con la propria materia.
Qui risiede il pregio più rilevante di questa narrazione, unitamente al dosaggio degli effetti cruenti senza scivolare nello splatter banale, interrogandosi con asciuttezza mentre il tremendo sta accadendo.
La grande bambina triste è una costellazione polisemica nel buio dei tempi e del male ed è accompagnata a sua volta da un doppio autorale che trapela dalle righe:quello della fascinazione per una figura di scrittore idealeche sia vicino alla spietatezza del fatto e lo sappia cogliere nell'essenza della trama.In tutto ciò, ha poca importanza che Ernest evochi apertamente Hemingway ed il suo maledettismo sfruttato da Hollywood,quanto piuttosto l'espediente per domandarsi dove possa finire il buio di esistenze senza speranza:Lei dopo essere stata impietosamente scarna sulle pagine,si cancella di colpo nella vita."Il buio e la grande bambina triste" ha la durata di quattro stagioni dovele accelerazioni ed i contenimenti deiritmi prosodici della scrittura riescono a creare tensione psichica verso i personaggi con uno zoom descrittivo ed alternato che immette in diaframmi anche il paesaggio ad risonanza con la vicenda e porta il lettore verso il lato selvaggio della natura umana dove l'aria è tragica e il respiro si spezza donandole stupore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
MASSIMILIANO art@galileo-adv.com (05-03-2006) Bhe signori del web, e appassionati di letteratura contemporanea, ho il piacere di aver letto questo magnifico libro, il buio e la grande bambina triste, una storia d'amore sofferta come tutte le grandissime storie d'amore, raccontata dall'autore, con quella passione di chi solo d'amore può e sa soffrire.
Stupendi i percorsi veneziani raccolti e descritti che danno una panoramica diversa dall'usuale, vissuta, e quindi sofferta, dal Di Cesare, tratti che difficilmente il visitatore o turista può cogliere nel profondo.
Oltre ad avermi entusiasmato come storia amorosa viscerale, non escluderei il suo utilizzo per apprendere le molteplici sfaccettature di una terra per molti versi difficile da vivere, con un presente simile al passato dove le tradizioni fortunatamente stentano a cambiare.
Se possibile vorrei segnalare anche il sito personale dell'autore dove ho potuto trovare delle bellissime recensioni alpinististiche e sulla cultura americana, argomento che mi affascina sempre molto.
Buon lavoro caro Andrea, a te e a chi come te/noi credono nel potere della letteratura e in mezzo a mille difficoltà cercano di tenerLa viva. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Claudio Baroni barons2@aliceposta.it (24-02-2006)
...un'opera semplice, scritta con un tocco di vera passionalità...
Una storia d'amore gravida e pervasa da veri sentimenti. La peculiarità del Di Cesare Scrittore é l'innata capacità di non cadere mai nella più fosca banalità. I personaggi da Lui descritti sono reali e drasticamente calati nell'odierna vile Società. Un libro che scorre divinamente, un racconto breve dalle grandi potenzialità cinematografiche. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Elena egiovannini@sanpaolo.lu (03-08-2005) Provocatore. Dissacratore. Un grandissimo pregio del romanzo è che si fà leggere tutto, e che sorprende, alla fine. Sebbene il protagonista tenga sempre in considerazione la scappatoia del suicidio, il lettore non vuole credergli, aggrappandosi ad ogni piccola irruzione di luce - Raffaella, i genitori di Ernesto, il bambino. Il buio dilaga, è la mancanza di fiducia, è l'interpretazione soggettiva della realtà, la sensazione di impotenza e di ingiustizia. Passivamente, tra due giri di tango e qualche amplesso riuscito, e l'illusione di un buon lavoro, Ernesto e Raffaella non riescono a 'vedere oltre', né a costruire la propria felicità. Eppure è cosi facile. Al lettore il compito di dimostrare ad Andrea Di Cesare come....Elena Giovannini (Lux) Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Flavio f.ghio@enaip.fvg.it (07-07-2005) Fin dalle prime righe il romanzo rinuncia alle armonie prestabilite.
E’ con dissonante cura che l’autore scruta i suoi personaggi, la stessa che hanno i venditori clandestini quando attendono ai propri ciondoli pericolosamente esposti sui marciapiedi.
Ad ogni passo abbiamo a che fare con una quotidianità puntiforme che non concede alle vite nè un teatro quale luogo per rimmemorare le gesta dell’eroe, nè concede loro un coro che sia capace di rendere bella la sventura.
Il buio metafisico incombe su questa esistenza
Questa ultima fatica di Andrea Di Cesare, modella con tecnica ineccepibile le emozioni, le trepidazioni, le attese creando un laboratorio narrativo in cui tutto può accare e dove tutto è sperimentabile a una soggettività che sa consegnarsi senza riserve all’oggettività più scioccante.
La vita attraversa questo mondo grazie a nevrosi che rinnovandosi continuamente si aprono, nella funzionalità dello sperimentarsi, e che sono sia malattia che cura.
Nel suo ribollire sotterraneo il romanzo sosta la soglia da dove potrebbe nascere un motto ben più estremo del nietschiano “Dio è morto” e cioè “La Morte è morta”. Ma allora quale potrebbe essere il destino dei vinti?
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alvaro (02-06-2005) Il tutto (il buio come sinonimo del male, la bambina come sinonimo di innocenza e il nome proprio Andrea con valenza maschile e femminile bilanciato da un cognome nobiliare) accese la mia curiosità e lo scorsi nel suo insieme velocemente .Le ambientazioni della storia date da una Venezia gelida e struggente, da un Friuli assolato e vitale, da una Milano con la sua malavita, il suo naviglio e il suo malessere e i richiami psicodinamici dati da oggetti come la pistola, dalla sessualità descritta come orientata alla meta e non e dal contenuto onirico sotteso nei sogni notturni, sicuramente indicativi della formazione culturale freudiana dell’autore ,mi hanno spinto ad una lettura sistematica del libro trovato che ho ultimato in poche ore. L’essenzialità, il rigore lessicale e l’incisività in cui la vicenda trattata è espressa richiamano subito certa letteratura e autori americani, in particolare ‘’Giungla d’asfalto’’ di William Burnet,dove non un concetto, un’emozione o una affermazione del sé sviene comunicata al lettore in modo inadeguato o sovradimensionato.Invito tutti a leggere questo libro, che ben si può prestare a una sceneggiatura cinematografica, scritto di getto da un autore sicuramente milanese di formazione ma di certo come me giunto nella nostra città da altri luoghi meno vitali. Con la speranza di conoscere personalmente Andrea saluto fraternamente chi leggerà le mie poche righe di plauso a “Il buio e la grande bambina triste”.
Milano porta ticinese1/6/05
Alvaro
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roby (29-05-2005) Storie di amori, tradimenti, tentativi di suicidio, mobbing, locali sordidi e vecchie balere, prostitute e donne bene in una Milano “a solidarietà zero”.
Ho trovato le pagine di questo romanzo lucide e disincantate, incredibilmente sincere e capaci di farmi vivere momenti a cui tutti noi siamo abituati, per questo li viviamo senza neanche farci più caso. E’ una sorta di risveglio da uno stato di narcosi, un risveglio che, andando avanti nella lettura, ha l’effetto di una tazzina di caffè di troppo: porta l’adrenalina alle stelle e battiti cardiaci accelerati, ma fa tanto bene all’anima.
Roby Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sandra (28-05-2005)
Ho letto “Il buio e la grande bambina triste” scritto da Andrea Di Cesare, senza smettere, presa dalle
sensazioni che il libro trasmette: un succedersi di eventi che infondono anche un po’ di paura verso
un finale preannunciato ,ma per nulla scontato nello svolgimento degli eventi, che alla fine irrompe
violento. La realtà di situazioni che fanno rabbia e quella,solo in apparenza più pacata, d’ingiustizia
quotidiana sono messe a nudo nella loro crudezza, nei loro meccanismi inevitabili. Tutto vero
difficile da guardare in faccia, d’ammettere, eppure ecco emergere un altro aspetto, nella modalità
di scrivere, che da un respiro lungo, un piacere inaspettato. Lo scrittore non si ferma ai limiti degli
uomini, va oltre con lo sguardo all’orizzonte in cui si snoda la sua storia e descrive Venezia e i suoi
dintorni come chi li conosce bene e sa ripercorrere ,passo dopo passo, vie e luoghi riconoscibili.
A questo punto emerge tutta quell’atmosfera veneta dove i colori della natura si fondono a quelli dei
pittori che per secoli la hanno resa eterna nelle loro opere. Seppure i personaggi del romanzo restano prigionieri del loro dramma, questo imbattersi in una visione di immagini è di una bellezza
poetica.
Sandra
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Agnese Seranis (28-05-2005)
Il breve romanzo di Andrea Di Cesare ti immerge, dalle prime pagine, nell’oggi della solitudine, della precarietà, delle relazioni sfilacciate. I protagonisti, uomini e donne, cercano di sopravvivere materialmente ma soprattutto vanno alla ricerca di un sollievo al loro mal di vivere. E quale può essere il sollievo se non l’amore, quello antico ritrovato per un momento, o quello colto nel muovere i passi di un ballo, il tango, metafora della vita?
Il linguaggio spesso è duro, impietoso, ma lascia, suo malgrado, filtrare il desiderio di tenerezza a cui tutti i protagonisti anelano. Si legge e, allora, si alza lo sguardo a guardare con altri occhi chi ci passa accanto. ( Agnese Seranis)
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Rodolfo Boccalatte (27-05-2005) “Il buio e la grande bambina triste” di Andrea Di Cesare è un romanzo breve, ma denso di contenuti, vibrante di sentimenti, ricco di atmosfere.
E’ la storia fosca e dolcissima d’un amore che accampa i suoi diritti al di là della miseria e della prepotenza ed è, al contempo, una denuncia indignata delle attuali condizioni di vita nel mondo del lavoro.
La vicenda si dipana tra Venezia, Milano e il Nord-Est: nel suo sviluppo coglie schegge d’immagini indimenticabili, descrizioni commosse del mare, del vento, e di quella soave e insieme scorbutica natura che regna incontrastata sui lidi dell’Adriatico orientale.
Lo stile scarno e nervoso dell’autore ben si addice al tema trattato: esso è come un bisturi che incide, netto e preciso, anche se impietoso, la realtà: una realtà che ci appare a tratti sotto la lente distaccata e lucida del più rigoroso e oggettivo realismo, ma che più spesso, nella narrazione, viene attraversata da una corrente invisibile eppure vigorosa di commozione umana, di partecipazione anche rabbiosa alla vita dei più deboli e reietti: individui sputati da una società arrivista ed efficiente, troppo sicura di sé, della propria vacua visione dell’uomo e delle cose.
Rodolfo Boccalatte
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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