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Lethem Jonathan - Amnesia moon | Dopo la guerra e i bombardamenti, Hatfork, nel Wyoming, è devastata dalla fame e popolata di mutanti; Caos vive nella cabina di proiezione del multisala abbandonato, cercando di dimenticare il presente e incapace di ricordare il passato, ossessionato dalla sua capacità di influenzare la realtà con i sogni. Quando il tiranno locale, Kellogg, gli rivela che le bombe non sono mai cadute, Caos si imbarca in un rocambolesco viaggio, in compagnia di Melinda, alla scoperta della verità; la troverà in molte diverse versioni, fra deserti, nebbie e misteriose fialette da iniettare in vena.
11 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5Stefano (19-03-2011) Mi è piaciuto. Ma il libro non finisce. Non rimane in sospeso come alcuni libri di Dick, questo semplicemente sembra interrompersi a un certo punto. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luca Stringara (17-11-2010) "Ma poi Ilford ha distrutto il computer." Realtà virtuale putrefatta o incubo perenne, orrore e angoscia diventano due protagonisti del libro. Non ricercati fra le righe o stampati fra le pagine, ma persistenti retrogusti narrativi. Sebbene a tratti mi fosse venuta voglia di lanciare il tutto dalla finestra, a causa dei misteri irrisolti del protagonista che non si ricorda una mazza, sebbene forse questo aspetto venga tirato un po' troppo per le lunghe, sebbene tutto, "Amnesia Moon" fa paura. Caos, in carne e ossa; sognatore sognato, matrjoska burattino e matrjoska burattinaio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mimmo (02-05-2008) Straordinario. Philip Dick? giusto, pienamente d'accordo, il viaggio di Caos somiglia tantissimo a quello di Ragle Gumm in "Tempo fuor di sesto".Lethem pesca dalle più svariate forme letterarie, il primo capitolo di Vacaville è palesemente ispirato alla favola di riccioli d'oro, ma allo stesso tempo riesce ad essere originale, non sai mai dove andrai a finire una volta girata la pagina.La realtà può e deve essere varia perchè soltanto così si può combattere la tirannia, forse è questo il messaggio del libro.Ma che importa, perchè come giustamente dice il new york post:"Un autore in grado di farci emozionare per un dialogo tra un orologio e un bonsai merita tanto di cappello.E allora: chapeau! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Joe123 (29-04-2008) Prendete una parte di Philip Dick (quello di “Ubik” e “Episodio temporale”, in prevalenza), un’altra parte di Samuel Delany (“Dhalgren”, ovviamente), aggiungete un pizzico del Bruce Sterling più salacemente satirico ed avrete tutti gli ingredienti di “Amnesia Moon”. Lethem, però, non è riuscito a mescolare tutto come si deve, ed ha ottenuto un libro sfasato, un patchwork gradevole ma dove i vari elementi stridono e risultano accoppiati male. È un romanzo del 1995, l’autore doveva ancora crescere. Un passaggio intermedio verso cose meglio riuscite, ma non da buttare via, comunque. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Lorenzo Berti paperogonfio@gmail.com (27-07-2006) Geniale, scintillante e mai banale, Lethem è - penso - con Saunders e (ma la conoscenza che ho di lei si limita solo ad una raccolta di racconti, per il momento) Amanda Homes il migliore dei golden-boy - magari non più tanto "boy", visto che si tratta di gente ampiamente oltre i trenta, ormai - americani (personalmente sarei portato a tralsciare il duo D.Foster-Wallace/D.Eggers, ma questo è altro discorso). Nel caso, qui abbiamo il Lethem "alla Philip Dick", per intendersi. E il risultato è assolutamente fantastico. Né scontato, né da pedissequo imitatore. Lethem supera questo rischio grazie proprio ad una originalità e comicità sue, pur su un tema non certo nuovissimo: la cupa ma comica tragicità di un'America post-qualcosa è una serie di situazioni, momenti, dialoghi che restano dentro, per la maestria con cui sono condotti, per l'allegoria che sottintendono; per - in una parola - il legame strettissimo che li avvicina a noi, alla nostra contemporaneità. Per una fantasia come quella di Lethem, il tema era un invito a nozze. Consigliato Voto: 5 / 5 |  |  |  |
si ni no (14-05-2005) per leggere lo si legge: qualche dubbio sul dipanarsi del plot e sui consueti arrovellamenti solipistici; ci stanno pure 3 o 4 tipetti niente male + un bel pò di stronzatine simapatiche Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Gianni (28-01-2004) Ho letto di Amnesia moon in una rivista per donne tipo "donna benessere", tanto per inventare un titolo, nel laboratorio di biologia dove lavoro. Beh, non é detto che riviste frivole (per donne come per uomini) non possano dare ottimi consigli, e infatti l'ho comprato e l'ho letto in due giorni. E sebbene sia un razionalista convinto, trovo che il libro di Lethem sia molto bello, mi piace il concetto che dopo la svolta misteriosa che ha subito l'umanità, ogni città si organizza in "domini psicologici", e chi viene da fuori è costretto ad accettare la realtà che si sono imposti i cittadini, anzi, più che costretto considera quella la nuova realtà. Incredibile la città dove gli abitanti non vedono se non che il verde di un'atmosfera fittissima, e sono praticamente ciechi. Ma alla fine che cosa è la realtà se non una costruzione della nostra mente? Io non sono molto d'accordo, ma è bello leggere cose diverse dalle proprie idee. Ve lo consiglio. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
katapim kata.pim@virgilio.it (09-12-2003) Stupefacente, bello e ben scritto... consiglio a Elen di continuare a leggersi Harmony Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anthors (24-11-2003) Semplicemente grandioso; un romanzo con grandi idee, che critica l'americe e gli americani scritto bene e lo fa in modo intelligente e con uno stile ottimo. Sicuramente non un romanzo facile, ma un grange romanzo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elen (05-10-2003) Poca cosa, davvero poca cosa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Latinese (09-05-2003) Decisamente, dopo che Tropea aveva pubblicato cose non memorabili, e un paio di buoni romanzi, quelli di Minimum Fax hanno portato in Italia il primo romanzo di Lethem che si può definire tranquillamente "eccezionale", uscito in America otto anni fa (il suo romanzo d'esordio, Musica per canguri, è bello ma non originale come questo; lo stesso dicasi per Testadipazzo). Il libro si legge che è un piacere, e ha una serie di idee decisamente geniali. Nella sua raffigurazione di un'America post-catastrofica Lethem ha raffigurato l'America di oggi, probabilmente l'America che non ci piace e fa paura, l'America che non piace nemmeno agli americani che ci piacciono. L'America dei McDonald e dell'intolleranza, dell'ignoranza pianificata e della smemoratezza, del conformismo e della polizia onnipresente, l'America di Bush e di Cheney... in questo libro uscito nel bel mezzo della presidenza Clinton, a saper leggere tra le righe, c'era già tutto. E il gioiello nel romanzo è lo società di Vacaville, dominata da chi è fortunato, dove gli sfigati li sbattono in galera. Un'idea del genere potrebbe piacere anche al Silvio... insomma, in queste pagine che parlano dell'America tira un'aria che conosciamo anche noi italiani. E ora speriamo che Tropea o Minimum Fax traducano anche il capolavoro assoluto di Lethem, Girl in Landscape! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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