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Calabretta Raffaele - Il film delle emozioni |
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Titolo | Il film delle emozioni |
| Autore | Calabretta Raffaele | Prezzo Sconto 15%
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€ 10,20
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 1,80)
|  | | Dati | 2007, 202 p., brossura, 2 ed. |
| Editore | Gaffi Editore in Roma
(collana Ingegni) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Un testo sperimentale oltre l'eterogenità dell'insieme. Brani diaristici, pezzi di articoli scientifici, scambi di e-mail, sceneggiatura cinematografica: una struttura composita che evoca Perec. Immedesimazione e tensione narrativa sono prodotte dal personaggio io-Gabriele magnete di un romanzo modulare a tratti quasi ipertestuale. Vivo, corposo, palpitante, oscillante fra paura e rabbia, autocommiserazione e esaltazione, ironia e dramma, tra un bisogno di riconoscimento sociale e il legame con la compagna. Il racconto sincero alterna una terminologia specialistica con frasi e modi gergali, mescolando cultura alta e attualità politica.
Media Voto: 4 / 5il pecoraio (17-10-2007) Questo è un libro presuntuoso e brutto. Usa vari linguaggi senza raccontare un bel niente, a parte il narcisismo insopportbile del protagonista. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Filippo La Porta (30-06-2007) Occhio, quel sorriso è falso
di FILIPPO LA PORTA (Il Messaggero, Lunedì 12 Giugno 2006 pag. 23)
LO SAPEVATE che dei 19 sorrisi di cui è capace l’essere umano solo uno è autentico, nel senso che esprime una gioia vera? E si riconosce infallibilmente per una precisa caratteristica: coinvolge il muscolo orbicolare dell’occhio (muscolo che quasi nessuno riesce a contrarre a piacimento). Una informazione così preziosa la ricavo da un libro atipico e spiazzante: Il film delle emozioni di Raffaele Calabretta (Gaffi editore, 202 pagine, euro 12). Appartiene a quella letteratura di confine che mescola generi e registri diversi: romanzo, autobiografia, saggio di divulgazione scientifica, diario, ma anche manuale sull’arte del vivere...
E’ un anno della vita di Gabriele, che, proprio come l’autore, viene dal Profondo Sud, ha 40 anni e fa il ricercatore al Cnr; e anzi lavorando sulla simulazione al computer del cervello umano ha potuto ricostruirne in parte il funzionamento (perciò Calabretta è stato anche invitato a Yale). Ci si affeziona quasi subito a Gabriele, alla sua ansiosa fragilità e testardaggine di provinciale immigrato a Roma, ai suoi tanti e velleitari propositi di migliorare la propria esistenza: è al tempo stesso vigile e spaesato. Non gli mancherebbe nulla - bell’aspetto, carattere socievole, matrimonio riuscito, gratificazioni professionali - ma si sente insoddisfatto, demotivato e non sa perché. Iscrivendosi a un corso di yoga scopre di aver respirato male per 40 anni. Ogni mattina fa jogging allungando il tempo della corsa, convinto che il movimento “contrasta la perdita di neuroni dovuta alla depressione”. Ed è soprattutto ossessionato dalle emozioni: intende capire come funzionano e come si formano, quali sono le loro regole, attraverso quali tecniche si possono gestire, quali effetti hanno sul nostro benessere e sui nostri processi di ragionamento.
Non ha una vera struttura romanzesca però si può leggere anche come un romanzo del nostro tempo, frantumato, ipertestuale e lievemente autistico Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sundance mat6@virgilio.it (25-10-2006) Esiste il meticciato in letteratura e veleggia indisturbato.Non alludo agli chicanos ma al salto libero tra modi i più disparati della scrittura per cui narrare non è dare una forma unificante a una materia ma è lasciarla proliferare nelle sue proprie forme dando mostra e miracolo di sé. L'andamento rapsodico tra finzione e realtà, anzi più radicalmente l'incursione potente della realtà nel regno generalmente prerogativo delle finzioni - non solo sono smascherati, direi nevralgicamente esposti, ma diventano percorsi di deambulazione, zone di educazione aristotelica lungo cui autore e lettore si accompagnano e insieme guardano e discutono lo stesso metodo di narrazione - consapevolmente. Il risultato è qualcosa di mostruoso, in senso metastasico e pantagruelico. E' proprio il caso di questo libro di Raffaele Calabretta il quale è studioso (CNR) dei meccanismi cerebrali, curioso delle sinapsi, delle connessioni tra cervello e elaborazioni. La stranezza è lo stile compilativo, la campionatura di modi vari della registrazione quasi annalistica su scala personale, e mentre l'impressione è quella di una scrittura diaristica articolata attraverso sms, email, files eccetera più
profondamente si assiste alla ricostruzione del diario come vita scritta e anche al rilevamento dell'elaborazione scritta di tutto ciò che concepiamo e irresistibilmente diciamo a noi stessi nel pensiero grazie agli strumenti offerti dai sistemi operativi. Perciò scrivere senza posa come svolgendo una funzione automatica e compulsiva sembra essere al di là di tutto la vera
rivelazione che emerge da questo libro: la provvisorietà e la precarietà sminuzzata, direi la minutaglia narratologica che prepotentemente salta fuori e come tale in confronto alla forma romanzo apparirebbe come l'evidente limite del libro è superata, anzi riscattata e si acclara come forma in questo caso ideale forse univoca nell'evidenza che in questo film/coacervo le emozioni sono un freddo oggetto per l'appunto guardato, osservato.
Frankenstein ne è il vero autore? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
deborah di salvo moebius_d@libero.it (14-07-2006)
Gabriele corre in un prato,nella sua storia, nel suo amore per Michela,nei suoi traguardi che sembra non riesca mai a raggiungere,nelle strade convulse dell’America,dove nostalgicamente ascolta canzoni italiane e riflette su se stesso. Gabriele,con un faro puntato sulla sua terra,fa risaltare su uno sfondo,come di vecchie fotografie in bianco e nero,una Calabria che è cicaleccio,teatro,lamento con cori di greca provenienza,donne che oscuramente si rinchiudono per parlare della carne da comprare o di un figlio da sistemare. E quel correre è un circolo su se stesso,a cui egli stesso vuol dare risposta;è una sorta di diario,dove scattano fotografie descritte dall’autore,che il lettore segue,spasmodico,per sapere,infine,dove egli voglia giungere. Gabriele vuole giungere semplicemente a conoscersi e coinvolge i suoi studi in quell’interpretazione dell’anima che sfugge anche al più valevole studioso. Egli si cerca e cerca l’aiuto del lettore in questo traguardo. Ma questo conoscersi di Gabriele,oltre che predisporsi ad un dialogo emotivo col fruitore,sembra quasi voglia accompagnare lo stesso al silenzio,alla meditazione e alla riflessione. In taluni attimi,tutta l’affannosa corsa ha dei rallentamenti,delle soste,e qui entra il concetto del conoscersi e riscoprirsi attraverso il tempo da donare a noi,ai nostri pensieri,a quello che lasciamo scorrere velocemente nella vita quotidiana,nascondendoci dietro il lavoro o la mancanza di tempo. Discorsività e meditazione si alternano e ci avvinghiano,dandoci quel senso di ritmo incalzante che è l’energia stesso del pensiero. E’ un libro da leggere per la fotografia immaginata e descritta,per l’ironia lieve che stempera la stessa serietà del dire,per la struggente e immediata tenerezza con cui Gabriele approccia all’amore e a sé stesso. E’ da leggere soprattutto per quello che non dice e ci lascia intendere. A noi lascia finire il libro col nostro giudizio e pensiero,concedendoci un prolungamento verso il “nostro film delle emozioni”,talvolta da noi stessi sottovalutato Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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