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Di Ciaula Tommaso - Il dio delle tarantate |
| La recensione de L'Indice |

Vale la pena non dimenticare Tommaso Di Ciaula, vivente figura della mutazione sociale che è avvenuta in meno di un quarto di secolo: l'operaio immigrato e arrabbiato, l'autore di quel Tuta blù in cui culminava nel 1978 il successo della collana d'epoca, "I franchi narratori" di Feltrinelli. Poi Di Ciaula, pugliese di Bari nato nel 1941, è ridisceso al Sud. Da contadino era andato operaio, e di nuovo eccolo da operaio a (speciale) contadino. Sparito dalle cronache letterarie, non ha smesso tuttavia di scrivere. Muovendosi tra poesia e prosa, cercando magie un po' vecchie un po' nuove, è diventato l'antropologo di se stesso. Ha più di dieci titoli al suo attivo e s'è aperto una strada, una piccola notorietà, fuori d'Italia. Nel Dio delle tarantate torna su un tema celebre della ricerca folclorica meridionale e segue il filo di un viaggio nel Salento, dove ogni anno a Galatina il 29 giugno, festa di san Paolo, le donne morsicate dalla tarantola possono abbandonarsi, in un'apposita cerimonia, a liberatorie convulsioni. Viaggio simbolico nel Sud arcaico e forma aperta, franta: colorismi, aforismi, brevi storie, scene di vita spicciola. Un simpatico libriccino che oscilla senza sforzo fra l'evocazione dei riti dionisiaci e i sensati commenti: "Ci manchi tanto cara tarantola. Senza di te non abbiamo più scuse per esternare quella straordinaria e insopprimibile voglia di ebbrezza, di sensualità, di amore". Lidia De Federicis |
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