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Ferrero Antonio - Busnunc | Una provincia del nord Italia non meglio identificata. Uno psicologo, assicuratore per comodità, con la sua vita ritmata dal lavoro, dagli amici e dalla fidanzata. Silenzioso quanto basta per tener lontani problemi e improduttive discussioni. Finché un giorno... "Dio mio, pensai, se esisti e non la fulmini adesso, sei davvero troppo buono o troppo spiritoso. O forse solo distratto". Una storia intrisa di ironia e cinismo, in cui l'autore, uno dopo l'altro, sgretola in luoghi comuni ogni pensiero e affermazione.
Media Voto: 3.75 / 5Marella marellamina@tiscali.it (30-03-2008) A dispetto del protagonista del suo libro il ricordo che ho dell’autore è quello di un ragazzo allegro e sorridente e così vorrei ricordarlo. Ma un dubbio mi viene. Dietro quel suo sorriso da ragazzino per bene si celava fin dall’ora l’uomo cinico e dissacrante che ho ritrovato dopo vent’anni in questo libro ? Disincantato al punto da sprofondare in un triste realismo e talmente realista da non poter esserne che disilluso ?
L’autore lo definisce un libro “catartico e liberatorio” e a proposito scrive: “(…) sebbene abbia usato la formula del racconto in prima persona, non vi è alcunché di autobiografico. Tengo a sottolineare questo aspetto perché l’io narrante è un personaggio detestabile, antipatico, cinico e presuntuoso. Non vorrei essere come lui, non vorrei neanche conoscerlo, uno come lui. Mi disturba quasi pensare che l’ho inventato io (…)”.
Chissà però perché io non riesca a credergli fino in fondo !
Sarà che “la provincia del nord Italia non meglio identificata” in cui vive il nostro personaggio così come i suoi ritmi e i suoi riti, triti e ritriti, sono stati lo sfondo della mia adolescenza e giovinezza,
sarà che rappresentano tutto ciò da cui sono fuggita lontano e a cui, come inevitabile dell’animo umano, anelo ogni giorno, ma l’io narrante mi ha coinvolto e fatto tornare per qualche ora a passeggio con lui sotto i portici di quella bella città e per qusto non posso che ringraziarlo.
Rischierò, poi, di passare per impudente, sprezzante e detestabile pur’io come questo personaggio dal momento che non mi tratterrò dal dire che nel leggerlo mi sono divertita almeno tanto quanto l’autore si sarà divertito a scriverlo.
Ho sempre amato la sfrontatezza di chi dice quello che molti pensano, ma non hanno la sconvenienza di dire.
Consiglio “Busnùnc” a chi cerca una lettura lucida e cattiva, capace di mettere in luce perbenismo e luoghi comuni, superficialità e ipocrisia del nostro quotidiano, ma non di meno a chi ama sorridere e, se possibile, ridere degli umani difetti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nickcarraway (28-12-2007) Il protagonista è un laureato in psicologia (ma assicuratore di professione) che vede scorrere la propria esistenza nel piattume della provincia. L'improvvisa presa di coscienza della mediocrità che lo circonda lo spinge ad isolarsi da tutto e da tutti. Cercherà dei diversivi, ma alla fine non gli resterà altro che tornare all' ovile. Il motivo di questa improvvisa epifania non è poi molto chiaro e non si capisce se in fondo l'autore miri a far affezionare il lettore al suo personaggio o giochi volutamente la carta dell'antipatia. Alcuni episodi sono decisamente azzeccati (il pranzo con i parenti, la fallimentare notte brava a Torino) e il racconto sotto forma di memoriale molto probabilmente è un omaggio a "La coscienza di Zeno". Il risultato è gradevole, devo però confessare che Antonio Ferrero è stato un mio insegnante di liceo e credo che il mio giudizio non sia completamente imparziale Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Argante72 pecoraelettrica@supersonic.it (13-09-2005) Un libro assolutamente inutile. In pratica non racconta niente. Il suo unico effetto è annoiare il lettore con il suo linguaggio fintamente ironico e giovanilistico. Le prime pagine sono infarcite di continue domande che il protagonista rivolge a se stesso e al lettore. Una noia mortale....
Il tutto condito da continue citazioni che vogliono rassicurarci circa l'erudizione dell'autore, ma che paiono del tutto gratuite e sfiorano il ridicolo.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luisa de Angelis (04-02-2004) Cinismo in dosi industriali, forse eccessivo ma mai gratuito. La distruzione dei luoghi comuni, la sfrontatezza di dire quello che molti pensano ma è sconveniente dire. Manca forse un certo equilibrio e talvolta l'autore si fa prendere la mano, ma l'effetto è innegabile. Si riesce a ridere per una realtà tragicamente squallida e comune a molti di noi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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