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Lorefice Stefano - Budapest swing lovers |
Chiedetemi cosa penso di "Budapest Swing Lovers" e vi sentirete rispondere così: una strada fuori mano male illuminata della periferia di Parigi con la pioggia, quella pioggia fine umida che ti costringe a infilarti dentro al primo locale aperto, un piccolo pub fumoso con un gruppo di jazzisti che tra un brano e l'altro ingollano birra scura da bottiglie sparse sul piccolo palco. O un claustrofobico, ma rilassante viaggio notturno in metropolitana: una scarrozzata surreale illuminata da blande luci al neon dove non c'è differenza tra lo stare seduti vicino al finestrino o in piedi aggrappati al palo.
8 recensioni presenti. Media Voto: 4.87 / 5Marco Milone (20-12-2007) Scrivo poesie, eppure non sono un poeta. Almeno non mi considero tale.
Ho quest'immagine, dei poeti dotati di grande forza vivificatrice nelle loro parole, capaci di scuoterti. Io scrivo ciò che mi piace, come mi piace. Non so spiegarvi il processo, un poeta dovrebbe saperlo fare. Pertanto non chiedetemi perché mi piace Budapest swing lovers. E' un libro uscito qualche anno fa, io l'ho ricevuto in regalo un anno addietro. Stasera ero in rete che leggevo articoli di poesie, a un tratto ho visto il suo nome "Stefano Lorefice" e ho ricordato quelle parole dotate di ritmo, parole che per me hanno fatto la differenza, parole che hanno cambiato il mio modo di scrivere.
Voto: 4 / 5 |
Giada Zenardi giada.zenardi@libero.it (02-03-2006) Nel linguaggio poetico di Stefano Lorefice il punto, la virgola, i due punti, i segni esclamativi sono deceduti nel linguaggio antiprovinciale per poi riavvicinarsi alla tendenza al realismo ed al decadentismo. La pluralità linguistica “Meticolosa” è paragonabile al boogie woogie ad un blues veloce e ballabile, improvvisato da artisti di strada dalla pelle nera. Poetica venuta alla luce come forma quasi “Intima” va,invece, inserita in un’esistenza frangibile legata all’esaltazione della ruota panoramica del destino, in cui le parole somigliano a immagini che si riaffacciano alla memoria, nel rilievo plastico tracciato dal chiaroscuro della mascolinità incisiva della metropoli, negli slogan che vengono affrescati destinati a persuadere l’ascoltare ed il lettore.Il senso di squallore e l’antiestetica angoscia diventano elementi chiave in grado di stimare la prosa realista. Scene perfezionate nel buio, disordinate, intermittenti, danno l’impressione di un’occultata telecamera che filma il Disfacimento il quale si riflette sui luoghi parigini annichiliti da deformi e trasgressivi uomini travestiti da essere umani. Immagini che sembrano fermarsi sulla retina, flash che creano uno stretto rapporto d’interdipendenza. Il lettore s’immedesima nel caliginoso scatto fotografico del poeta, che in quel momento si ritrova a far coincidere il rovesciamento dell’annullamento per rintanarsi nel confusionario cosmo. Il fumo della metropoli si solidifica come l’esercito, che non conosce il miasma di una valorizzazione profonda. I versi risultano essere svincolati dall’operazione naturale metaforica.Interruzione, battito frenetico d’ali, scoppio. Colui che sprofonda nella lettura rintraccia il luogo dove risiede il poeta: in una pozza fangosa senza sassi a cui aggrapparsi. La scrittura di Lorefice è sempre istintiva, non lasciata sfuggire e orientata verso un linguaggio anticonformista del nostro odierno vivere. Voto: 5 / 5 |
Enrico Sestri (29-08-2004) Un bel libro, niente da dire, un poeta sicuramente di talento.
Ho apprezzato soprattutto il taglio ritmico, e la capacità di rendere le emozioni.
Da leggere nell'urbe, magari in metropolitana.
Effetto garantito. Voto: 5 / 5 |
Serena (25-08-2004) un libro direi quasi musicale, un poeta veramente intenso. Consigliato. Per chi adora le notti metropolitane, che sanno di club jazz. Voto: 5 / 5 |
Aldo L. (27-07-2004) Bellissimo libro, una poetica influenzata dal jazz, una tensione continua. Ottimo uso della musicalità di ogni parola, un talento sicuramente.
Poesie che si muovono sullo sfondo di immensi orizzonti metropolitani.
Da avere. Voto: 5 / 5 |
Sandro (02-07-2004) Avevo sentito parlare di Lorefice,poi sono capitato sul suo "diario di viaggio" online ed il suo modo di scrivere mi ha colpito. "Budapest Swing Lovers" vale la pena di una lettura,assolutamente. Uno dei libri "must" del 2004. Lorefice è riuscito ad avvicinare la poesia a chi non la legge. Veramente un grande. Voto: 5 / 5 |
Elisa (27-05-2004) Un autobus che viaggia lungo le campagne che si preparano al tramonto,guardo
dal finestrino gli ultimi raggi di sole che illuminano le montagne e scendono
per accarezzare la terra, casualmente chet baker nelle orecchie..e negli
occhi Budapest swing lovers....
Di una sensualità senza limiti, arrendevole..in controtempo eppure sinuoso
come il jazz..sanno di buono queste poesie, sanno di vita, sanno di pensieri
divorati, di pelle e profumano di quelle emozioni che ognuno di noi vorrebbe
provare...ad ogni pagina il mio cuore si gonfia e la mia mente corre per
fermare ogni istante,ogni fotogramma che queste poesie proiettano colorate
di blu e di fumo e di notte...ma anche di sole e di luce calda come un
abbraccio..sincero.
Mi riempio di parole scritte, e, come note su un pentagramma,le leggo,
e mi viene voglia di cantarle per quanto sono melodiche.....sento che questa
sarà una buona serata e che queste poesie mi seguiranno dovunque sarò...
Budapest swing lovers sei più di cinque minuti della mia vita!
Voto: 5 / 5 |
Barbara (11-05-2004) Ho comprato il libro al Salone di Torino, attratta dalla copertina, e dalle poesie che ho lette sfogliandolo velocemente...poi la sera,con calma, l'ho letto...beh, pare che abbia scritto un altro libro Lorefice...lo cercherò...Budapest swing lovers è una perla di poesia impazzita,mischiata ad una forte dose di free-jazz e di musica post-rock...un viaggio metropolitano stupendo...poesia contemporanea, imbastardita perfettamente con l'inglese, lo spagnolo, il francese...veramente da leggere. Voto: 5 / 5 |
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