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Varesi Valerio - La casa del comandante | Nel paesaggio di acqua e nebbie della Bassa, il commissario Soneri si trova a suo agio. Insieme con gli anziani del posto è tra i pochi a conoscere quel tratto del Po, a sapersi muovere tra gli argini, le golene, i casolari sparsi in una terra che ormai sembra abitata da fantasmi. E dove invece le cose stanno cambiando: slavi che pescano il pesce siluro e forse trafficano con le armi; speculatori che rubano la sabbia dal letto del fiume; ragazzi sbandati senza un futuro; una banda che rapina i bancomat con l'esplosivo... Stavolta però succede anche di peggio: nel giro di un giorno spuntano due cadaveri. Il primo, come presto viene appurato, è di un giovane ungherese. Rinvenuto nel fango con un foro di proiettile in testa. Il secondo è dell'ex comandante partigiano Libero Manotti, morto di vecchiaia, di solitudine, di abbandono nella sua casa isolata in mezzo ai pioppi. Due storie diverse, eppure legate da un filo: Soneri ci mette un po' a trovarlo, avviando un'indagine che lo porta a scavare nel rivolo ambiguo del nuovo terrorismo rosso, ma anche nel passato, al tempo dell'occupazione tedesca. E che lo mette drammaticamente a confronto con alcuni, indimenticabili personaggi del fiume: il Nocio, marinaio d'acqua dolce dalla scorza ruvida e dall'animo nobile; la stagionata Gina, che tuttavia all'amore non rinuncia; il vecchio Lumén, che sulla sua sedia a rotelle esce solo con il buio, perché così la realtà gli pare meno brutta; Carega, maestro in pensione con la saggezza di un filosofo.
Media Voto: 3.66 / 5Francesca (12-01-2009) Smarrito nella solita nebbia, il soporifero commissario Soneri cerca brumosamente una trama degna di questo nome e non la trova. La banalità della prosa fa il resto. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ANTONIO BOCCHI antonio.bocchi@virgilio.it (07-01-2009) Nell’ultimo romanzo di Valerio Varesi “La casa del Comandante”, la nebbia ritorna puntuale come velatura delle cose e delle persone, una sorta di sipario oltre il quale l'immaginazione dell'investigatore deve fare la differenza.
Quando si è accerchiati dalla nebbia si deve immaginare la strada da seguire per
non finire nel fosso. E' l'immaginazione che consente di vedere oltre ciò che appare, una capacità divinatoria che trova le sue radici nelle pieghe malsane di una società sempre più contraddittoria, nella storia che non si rassegna o nei meandri lovecraftiani di inconsci abbandonati a se stessi. L'ultima indagine di Soneri quasi trascende le consuete architetture del giallo o del noir e diviene un romanzo corale e materico, ove sembra di toccare con mano le acque fangose, le devastanti umidità, i cibi grassi e succulenti, il buio minaccioso e torvo. Quello di Soneri diventa un viaggio dell'animo attraverso la storia dolorosa che non si può dimenticare, attraverso i beffardi scherzi del destino, la desolante fragilità degli uomini. Soneri si muove come se fosse un argonauta disilluso, raccoglie brandelli di vita e se li ficca nelle tasche del cappotto in attesa che gli parlino. Sulle rive del Po ritrova affetto e alleanza, sente la mano di Angela sfiorargli la pelle rattrappita, si celebra ancora un unione dopo i dubbi e le paure. Il romanzo è uno straordinario omaggio al Po e alle sue storie oscure, al suo animo antico e furente, alla sua capacità di distruggere e di incantare. Soneri ci passa attraverso senza stancarsi di frugare tra le montagne di fango che si attacca alla pelle. Un viaggio costellato di molecole di paura che danzano nell'aria. La storia passata ritorna con i suoi debiti infiniti a far tremare il presente. Noi dobbiamo inchinarci, insieme a Soneri, alle morti e alle sofferenze del passato. Non ci si chiede neppure chi sarà l'assassino, ad un certo punto. Ci si chiede soltanto se quel dolore potrà avere fine o almeno se sarà possibile un attimo di tregua.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Matteo (24-11-2008) Sono appena rientrato da un passeggiata sulla riva del Po. Una gita invogliata dalla lettura dell'ultima indagine del commissario Soneri. Anche se preciso subito che Sacca la conosco (bene) da almeno 20 anni. Quella porzione di terra che lambisce il Grande Fiume mi è rimasta nel cuore tanto da andare in pellegrinaggio almeno due volte l'anno. Volevo vedere quanto la mia memoria mi ha permesso di seguire nei minimi dettagli "La casa del comandante". E quando ho visto la casa del Nocio... beh, ti puoi immaginare. La giornata, pur priva dell'elemento cardine dell'indagine di Soneri, la nebbia (e la piena), era l'ideale per scorgere tutte le sfumature del Po, delle strade alzaie, dei pioppeti... fino all'osteria Stendhal e a Motta Baluffi. Quanto al merito della storia che posso dirti? Il mio preferito era il Fiume delle Nebbie, quindi quando ho saputo che il tuo nuovo romanza era ambientato nella Bassa mi si è aperto il cuore. Mi hanno stupito un po' le prime pagine con l'inseguimento in auto, con una sequenza d'azione forse più legata alla versione televisiva del commissario che al libro. Quasi come se tu fossi stato costretto a fare qualcosa controvoglia per poi rientrare sui binari consueti. E poi il rapporto con Angela, a questo proposito non credo che le tue fan che erano alla presentazione del libro da Feltrinelli a Parma saranno particolarmente felici della versione più "hard" della compagna del commissario... In ogni caso ancora una volta ho apprezzato i discorsi profondi che caratterizzano l'esistenza di Soneri, i dubbi, le paure che sono anche miei e di molti uomini del nostro tempo (anche se Soneri è di un'altra generazione). E ho apprezzato pure la rilettura di certe pagine della nostra storia che non è quella "revisionista" stile Pansa che fa storcere il naso a tanti benpensanti, ma nemmeno quella della storiografia ufficiale che si insegna nelle scuole. Infine una nota sul dualismo tra carabinieri e polizia che, ahinoi, esiste anche nella quotidianità come può toccare con mano chi fa il nostro lavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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