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Mansueto Enzo - Gli ultracorpi |
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Titolo | Gli ultracorpi |
| Autore | Mansueto Enzo | | Prezzo |
€ 6,00 Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2006, 32 p., brossura |
| Editore | D'If
(collana I miosotis) |
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Giocando col topos abusato de "L'invasione degli ultracorpi", Enzo Mansueto apparecchia un paesaggio poetico inquietante e rovinosamente allegorico.
8 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5Gianpaolo G. Mastropasqua (06-07-2006) Anche questa seconda raccolta è permeata da una potenza ritmica spietata ed incessante, un'analisi cruda e sonora sul virus massificante ed azzerante delle coscienze che continua a mietere vittime in maniera sempre più subdola; un'inchiesta poetica su questo ludismo demagogico mediatico e schermante che vuol sostituirci <>per renderci spettatori inermi, consenzienti e paganti in questa macchina dal serbatoio infinito di proprietà di quel "sovrano qualunquismo dilagante" intento ad ipnotizzarci per poi ucciderci col sorriso ebete sulle labbra, fino allo spegnimento neuronico globale. Un libro di denuncia e resistenza questo, dove Mansueto come un rapper metropolitano e raffinato della poesia, non disdegna né l'uso delle forme metriche classiche, né della rima, né dei rimandi alla tradizione, né all'impianto di modi e costrutti dialettali, ma anzi riconfigura il tutto in un'ottica personale,attraverso una freddezza chirurgica necessaria e terapeutica alla diagnosi:per indagare a fondo il fenomeno, difatti, utilizza la mimesi con gli ultracorpi stessi, internalizzandoli per meglio internalizzarsi egli stesso all'interno del sistema, per meglio cogliere l'essenza del processo invasivo; il poeta proprio in quanto capace di vivere in rapporto simbiotico con l'ospite, ne può descrivere le caratteristiche esclusivamente parassitarie per denudarle. La prima parte della raccolta, che potrebbe apparire ad un occhio profano una seguenza di microtesti minimalisti, in realtà è tutta parte di un intero organismo poematico che viene assemblato e focalizzato cellula per cellula, canale per canale, organo per organo, in un processo simil-omeopatico di matrice aristotelica (superare le negatività somministrando piccole dosi di negatività, fino ad immunizzarsi catarticamente del tutto, gocce di veleno per vaccinarsi nel tempo da ogni attacco). Uno dei meriti di Mansueto è quello di andare oltre la letteratura, di vivere cercando di conoscere il mondo nella totalità dei suoi segni e dei suoi sintomi divoranti. Voto: 5 / 5 |
Antonio Prete (27-06-2006) "Infine vorrei dire di un volumetto apparso nella collana di poesia delle edizioni d’if, Ultracorpi, di Enzo Mansueto. I testi poetici muovono dalla descrizione nitida di oggetti verso una modulazione epigrammatica, instaurando un vedere liberato dal dominio dell’io e dai residui di liricità. Un vedere che trascorre in un mondo di corpi virtuali, di cyborg, di elettronici bagliori. Un mondo di irredimibile pervasiva invasione della tecnica. Il verso è percussivo, rifugge dal movimento largo, accoglie pause, interruzioni, frantumazioni, disturbi sonori, infine piega la sonorità della tradizione verso un dettato straniato. Somiglia a un lampeggiare di segnali che muovano da altri mondi. Con un risultato sorprendente: un equilibrio misuratissimo e sapiente di musica e ironia, di allucinata rappresentazione post-umana (il post-umano già oggi presente in grigia orrorifica domesticità nazionale e globale) e parodica esplorazione anatomica del corpo. E questo corpo, oggetto del dire, diventa, con singolare e riuscita metamorfosi, corpo poetico: anch’esso post-lirico, inclusivo però di un gioco delle rime, molto abile nell’uso dell’endecasillabo. Tutto questo disloca la poesia in un punto neutro, in una contemporaneità consapevole della sua storia e tradizione diventata detrito, citazione, maniera, fossile. Interessante il lavoro sulla lingua: nelle rime al mezzo, allitterazioni, assonanze, nelle fusioni lessicali. Efficace l’atmosfera “elettronico-artificiale”. E, pur nella breve sequenza, trova posto illuminante un leopardiano-antileopardiano inno ad Arimane".
da "Liberazione", 21 giugno 2006). Voto: 5 / 5 |
Vittorino Curci (26-03-2006) Come l’orafo protagonista del film “Primo amore” di Matteo Garrone, anche Enzo Mansueto sembra ossessionato dal desiderio di bruciare tutto il superfluo. Persino dal punto di vista tipografico, questo libricino di piccolo formato, e di sole 32 pagine, fa pensare a una ricerca quintessenziale, depurata da ogni tipo di scorie. Una direzione simile può persino risultare sovversiva perché, a cominciare dal ritmo dei versi, che è l’aspetto forse più appariscente di questi “Ultracorpi”, va a sovvertire i canoni più diffusi del moderno mainstream poetico. Ma questa volta il minimalismo non c’entra niente, siamo di fronte a qualcosa di diverso: “E ti trascini a casa che è già sera. / Nella topaia elettrica. Già stupido. / Affidi il corpo esausto ai raggi cupi. / Verso schermo, stai. Fermo, stai. La sclera / si estende a invaginarti porco il corpo. / A poco a poco piaga. / Lo spasmo impercepibile dilaga”.
Rispetto al libro precedente di Mansueto (“Descrizione di una battaglia”, Scheiwiller 1995) devo dire che “Ultracorpi” mi ha prima smarcato e poi appassionato, non solo e non tanto per la violenza dei suoi asfittici paesaggi urbani quanto per la precisione chirurgica con cui ogni parola, ogni sillaba sostiene il progetto poetico. Nel “distrutto / paesaggio del disastro” Mansueto dà corpo a una poesia scattante e compatta dove, in una luce scalcinata e artificiale, può accadere che “quello del camion quello appeso dietro / coi guanti zozzi grossi aguzza il senso, / sente che quell’involucro è più tetro”. Ed è questo che sentiamo anche noi lettori, impiastricciati dagli orrori quotidiani dei tg e impaludati nei grumi e negli spasmi elettrizzanti di questo libro. Mansueto batte con intelligenza e conquista alla poesia strade nuove. Quella che un tempo fu la pura “descrizione di una battaglia” oggi, con questa spietata invasione di ultracorpi, è diventata una vera e propria battaglia.
A volte si aspetta anni per leggere un libro come questo.
Voto: 5 / 5 |
milena (18-03-2006) Ho divorato il libro come uno squalo digiuno. Ogni parola un boccone strappato alla pagina: nutrimento crudo indispensabile per una che ha smesso da tempo di cercare un senso e ha scelto la dieta coatta dell’analfabetizzazione, stanca del grande nulla. Ora che il pasto è concluso provo a tirare le mie conclusioni.
Gli ultracorpi sono veri, palpabili, commestibili, e poco digeribili. Enzo Mansueto li conosce profondamente, li racconta lucidamente e soprattutto li fa suonare e risuonare come una sirena di allarme. Quella sostanza vischiosa che aderisce alla realtà e avvolge il fuori e il dentro di persone e cose, mutandole in modo impercettibile ma sostanziale. Quella sostanza che rende irriconoscibili tuo fratello e il tuo migliore amico. Quella sostanza filmica che crea lo scarto tra ciò che vedi e ciò che è, Mansueto te la sbatte in faccia a distanza ravvicinata, corta come una sestina. Dopo questo pasto ho la sensazione che questa fantascienza che chiamano vita, per quanto mostruosa e orribile possa essere, genera un canto struggente di verità.
Voto: 5 / 5 |
Flavio (07-03-2006) " ULTRACORPI", di Enzo Mansueto..atteso, finalmente lo sfoglio, lo leggo, lo richiudo, lo rileggo d'un fiato ma resto senza fiato, è verso, d'accordo sestine in endecasillabi ma non importa, come non m'importa del novenario dannunziano nella "figlia di iorio", ma quel che (mi) conta è la stessa sansazione che provo davanti ad una tela di Francis Bacon, lo sgomento, il precipizio, l'urlo...ecco, la poesia di E.Mansueto è vivida pittura fatta di rossi cupi, magenta, neri, bianco e viola, sconquasso, squartamento visivo, urlo sottile che chiede di farla finita per sempre, oblìo, sintesi "ironico-spietata", ma anche delicatissima e amorevole attenzione (in)conscia al richiamo leopardiano evocato (nel titolo) con lo splendido (inno) ad Arimane, ..ed altro ancora...chissà.
La più bella poesìa dell'ultimo decennio. Voto: 5 / 5 |
francesca bari fabrizio.testini@fastwebnet.it (06-03-2006) Una trasmissione infinita e chiusa nel cubo-casa di un uomo vetrificato.Una 'marionetta elettronica' conta i singulti catodici. Questa la scena di un libro poetico, nn solo per la forma scelta, ma per la potenza delle immagini che ci dicono di un uomo finito e consumato come tasti del telecomando. Ecco quest'uomo sfinito ma con occhi dolorosamente aperti che segue "il camion della spazzatura" è l'immagine dorsale del libro, e tutte le altre ci esplodono tra le mani e si dilatano lungo i testi, pur brevi, restituendoci la ns storia di solitudini casalinghe, di silenzi notturni, di schermi che filtrano esistenze altre, 'trasmesse', freddate dalla luce bluastra del video.Mansueto ci regala le parole per dirlo:la pulsazione del nervo ottico sostituisce il romantico movimento di sistole/diastole,siamo rintanati nel buco-casa, ma la casa è 'il cavo di una sedia'. Umanità 'psyco-killer' che, prima favellava con la notte cava e la luna muta e indifferente, e ora "a scatti tra una palpebra e uno spasimo" guarda il ri-flesso di sé:"memorie confitte di sotto pelle". L'allestimento del paesaggio:zone morte popolate da esseri che morti-ficano ciò che attraversano, e l'attraversamento è solo pratica tassonomica, è un esplicito, a partire dal titolo, tributo alla letteratura fantascientifica, particolarmente quella dickiana,e se quella era una proiezione questa è descrizione distopica.E in questi fogli noi ci leggiamo. e ci scopriamo così come il poeta ci dice:siamo corpi-ultra, andati altrove e.. mai più ritornati? Alla prossima, Mansueto, e nn aspettare un'altra decade.Stavolta potremmo morire davvero. Voto: 5 / 5 |
Massimo Torrigiani (06-03-2006) Misuro a passo svelto il sottopasso/nel chiasso acuto, muto, schizzato/nell’asfissia carbonica del giallo/dei fanali… È poesia di città elettriche, vissute dentro e fuori stanze illuminate da schermi, da un’umanità mutata, quella di Enzo Mansueto. Amico e tra i principali collaboratori di Rodeo. A oltre dieci anni da Descrizione di una battaglia, sua prima raccolta, pubblicata da Schewiller, torna con Ultracorpi (Edizioni d’if, 5 euro), un libro folgorante di poco più di 30 pagine. Versi con i quali vogliamo celebrare il 21 Marzo: giornata mondiale della poesia 2006. (Senza stella cometa/che sembrerebbe il mondo analfabeta?).
Rodeo magazine, Marzo 2006 Voto: 5 / 5 |
Sergio (05-03-2006) Uno dei libri di poesia più potenti che si siano letti in questi ultimi anni. L'universo che propone Mansueto riprende le tematiche del corpo care ad altri poeti delle ultime generazioni, ma si sposta avanti. Ci offre un paesaggio civile desolato, un deserto dove l'essere umano a perso quasi definitivamente la sua autonomia di pensiero e di azione. Il bello è che quel mondo è ora! Voto: 5 / 5 |
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