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Nothomb Amélie - Acido solforico

Acido solforico
Zoom della copertina
TitoloAcido solforico
AutoreNothomb Amélie
Prezzo € 13,00
Prezzi in altre valute
Dati2006, 131 p., brossura
TraduttoreCapuani M.
EditoreVoland  (collana Amazzoni)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

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Descrizione
Un reality show dall'inequivocabile nome Concentramento, basato su regole che ricordano il momento più orribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva inviata a reclutare i concorrenti, che vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo dove altri interpretano il ruolo di kapò. La vita di tutti si svolge sotto l'occhio vigile delle telecamere e il momento di massima audience arriva quando i telespettatori decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto. Gli strali della scrittrice da sempre al centro di polemiche colpiscono questa volta, con meno leggerezza ironica e più disgusto, una società in cui la sofferenza diventa spettacolo.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Al suo tredicesimo romanzo breve poco più d'un racconto la fortunata e originalissima scrittrice belga ora quasi quarantenne punta il dito sul recente fenomeno del reality show inventando che questa volta la televisione non ha puntato su gente comune al chiuso o all'aperto di qualche isola esotica ma ha ricostruito la vita e la morte in un lager tedesco. Per millenni è sopravvissuta nell'immaginario occidentale la caduta di Troia ma il secondo Novecento e noi stessi abbiamo un indimenticabile analogo che è l'orrore senza pari del nazismo. Quest'orrore getta ancora sui nostri tempi mediocri come un'ombra fuori misura forse una sorta di grandezza e ogni libro o film che vi faccia riferimento ha buon gioco. Che la televisione potrebbe ricostruire un reality dai lager è assurdo ma chi dice che per offrire sempre nuove emozioni a un pubblico sazio e svagato non potrebbe farlo?

In Francia Acido solforico ha suscitato pubbliche proteste da parte dei giornalisti televisivi; forse anche reazioni silenziose in quelli che davanti al La vita è bella del nostro Benigni avevano pensato: no dei lager non è lecito fare una favola a lieto fine. Nothomb ne ha fatto però un j'accuse una violenta satira del sadismo ipocrita e incosciente del pubblico che deplora l'orrore ma non ne perde poi una puntata. Questa è la forza e la serietà del libro.

La sottotrama del racconto è costituita dal rapporto fra una bellissima prigioniera dal bizzarro nome di Pannonique e la volgare capò Zdena giovani entrambe entrambe catturate per strada dagli organizzatori dello show e dall'amore infelice di quest'ultima per la prima un amore che poi la redime rendendo possibile un lieto fine – la distruzione del fittizio lager con delle finte molotov. La coppia bella-bestia l'inno alla virginea bellezza della gioventù non sono una novità nei libri di Nothomb colta elitaria nemica della bruttezza e della stupidità corrente (vedi Igiene dell'assassino Attentato Mercurio e in qualche misura Anticrista) e anoressica per disgusto della nostra grevità sulla terra (in Biografia della fame) ma questa volta il sacrosanto sdegno di fronte al consumo televisivo le fa perseguire fra taglienti battute e paradossi un visibile scopo educativo. La speranza è tuttavia quasi nulla: la scrittrice è convinta che la nostra civiltà non abbia ancora toccato il fondo del degrado. E cosa resta se non il piacere di scrivere?

L'idea del lager è magnifica ma i racconti che partono da un'idea troppo buona spesso non si reggono sino alla fine: la sorpresa si concentra all'inizio il dopo è per forza più pallido. In Acido solforico c'è ancora un bel coup de théatre a due terzi della storia – il pubblico chiamato a votare quali prigionieri devono essere le prossime vittime: delle uccisioni in diretta sono tuttavia impossibili a narrarsi di per sé ma soprattutto in un racconto finora solo grottesco. L'ultima parte del libro perde tensione: il rapporto fra la bellissima e la capò si spiritualizza in un congedo ferroviario con un appello a un bene duraturo al di sopra del sesso. All'ultimo incontro con un onesto ex compagno di lager dal significativo nome di Pietro Livi la bellissima si propone di dedicarsi a “far felice la gente”. Oddio pensa Livi non vorrà diventare dama di carità. Non è questo: la bellissima imparerà a suonare il violoncello. Perché il violoncello? “Perché è lo strumento che somiglia di più alla voce umana”. Il violoncello è chiaro che sta per l'arte e al tempo stesso è un messaggio d'umanità. Però la bontà artisticamente non rende.


Anna Maria Carpi

I vostri commenti
14 recensioni presenti.  Media Voto: 3.71 / 5

Bubi (07-01-2009)
Era il caso di scrivere un romanzo per mettere in luce le contraddizioni della società in cui viviamo? Credo di sì, questo romanzo è necessario perchè aiuta a riflettere, ad interrogarsi sui meccanismi della televisione, sulle dinamiche tra spettatori e spettacolo, sui limiti e sulle capacità degli esseri umani, sul bene e sul male. L'autrice, che ho imparato ad apprezzare e che non conoscevo, con fare dissacrante parla del tabù del lager, dell'ossessione d'amore non corrisposto, di una morale alta e della capacità di scegliere. E' proprio questa la chiave: noi spettatori abbiamo la possibilità di fare una scelta, di decidere di non dinventare mostri di umanità. Possiamo rifiutare di assistere alla sofferenza/spettacolo e spegnere il televisore.
Voto: 5 / 5

Sally angel90_545@hotmail.it (27-04-2008)
qst libro mi ha interessato immediatamente già dalla prima frase "Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più:ne pretesero lo spettacolo". molto accusatorio contro coloro k si giovano a vedere i reality dv xsone comuni vengono rinchiuse in una casa o xsone famose vengono mandata su un isola deserta...ancora più grave xsone rinchiuse in un campo di concentramento! è forte cm messsaggio xk noi tt disprezziamo quello k hanno fatto i nazzisti,ma se lo mettiamo in tv ne veniamo attratti e lo ha dimostrato qst autrice cn gli audiance k aumentavano sempre di più...ank qnd uno dei prigionieri da degli assassini ai telespettatori k si credono superiori e ben consapevoli di quello k vedono,ma cmq ne vengono attratti e nn ne possono fare a meno!! scandaloso cm reality! scandaloso un idea del genere di reality! scandolosi noi k li vediamo!
Voto: 5 / 5

Pippomix (03-03-2007)
Dispiace ammetterlo, specie per uno che stima la Nothomb come me, ma questa sua opera è un parto forzato. Banale, legato, sa di già sentito e non aggiunge nulla ma proprio nulla di nuovo alla critica della spettacolarizzazione del privato che la televisione contemporanea compie. La Nothomb sa di essere una brava scrittrice, nella forma e nella sostanza, ma tende a compiacersi troppo sino a risultare vacua e compiacente esegeta di se stessa. La frizzante intelligenza di opere come "Le catilinarie" o l'ironia colorata di "Stupore e Tremori" e "Sabotaggio d'Amore" risultano lontane. La Nothomb in "Acido Solforico" non ha nulla da dire se non banali considerazioni sull'attrazione omosessuale ed estetica che più volte ci ha propinato. Capisco i soldi...ma perchè rovinarsi la fame con cartaccia simile?
Voto: 1 / 5

cristina (03-02-2007)
a coloro i quali parlano di "stile" suggerisco di leggere i libri della Nothomb in lingua originale. li ho letti tutti in francese e ritengo che lo stile e il linguaggio della Nothomb siano tra i più ricchi del panorama letterario contemporaneo. forse le traduzioni non le rendono giustizia. consiglio ai più critici di leggere "biografia della fame", "metafisica dei tubi", e insomma, tutti gli altri. "acido solforico" si discosta in effetti dagli altri racconti. anche in francia è stato piuttosto stroncato. pur condividendo molte delle critiche lette mi sento di dire che comunque vale la pena di leggerlo.
Voto: 4 / 5

Andrea'70 (12-10-2006)
Grottesco ... ma che fa riflettere ... se ci si pensa non è molto dissimile dal reality "Isola dei famosi 4" ... agli spettatori piace vedere soffrire gli altri !!! Si arriverà anche al Campo di concentramento ?!
Voto: 3 / 5

caterina (09-10-2006)
Lo spunto era originale e significativo per la denuncia al male spettacolarizzato e al sadico piacere di vedere il dolore degli altri. Ma la trama non mi sembra all'altezza degli intenti, vuole andare talmente oltre ogni scandalosa assurdità, da risultare grottesca e ridicola: il risultato ricalca i peggiori film polizieschi tedeschi, dove tutto è prevedibile e banale. E poi, non so se per demerito del traduttore o della scrittrice, trovo fastidiosa la descrizione della sofferenza sempre attraverso l'espressione "soffrire come un cane", che mi dice di una povertà di linguaggio da parte dell'autrice che non mi spiego, visto la sua fama. Forse è una delle tante che in fin dei conti non vale la pena coprire di soldi.
Voto: 1 / 5

Tessa (23-05-2006)
Premetto che non ho letto nient'altro di quest'autrice, ma l'ho trovato un libro assolutamente mediocre. Scrittura piana, per non dire piatta, interessante lo spunto iniziale, affogato in un mare di ovvietà. Banale e superficiale... personaggi "tipici", la solita critica alla società guardona e ipocrita. Mah... l'unica cosa è che comunque non puoi fare a meno di pensare a come ti saresti comportata te in una situazione simile. Insinua il dubbio, subdolo e che vorresti scacciare, che, forse, non ti saresti comportata molto diversamente dagli altri spettatori. Questo sì che è inquientante
Voto: 2 / 5

Carmen prisco carmenprisco@yahoo.it (22-05-2006)
Anche a me ha ricordato Cecità di Saramago, ma rimanendo sempre Nothomb. Non mi aspetto da lei maggiore profondità: i suoi libri sono pennellate, spunti di riflessione. A noi lettori il "compito" di cogliere ed approfondire. La trovo grande anche per questo. Ho sempre pensato che i suoi libri sono "giusti" così. Mi capita raramente: quasi tutti hanno pagine in più o in meno: lei no, ho la sensazione che siano "giusti" perchè dietro c'è molto lavoro. Li sento compiuti, non superficiali.
Voto: 5 / 5

Denise (08-05-2006)
L’idea è originale e fa certamente pensare, parlare e discutere ma a mio giudizio ci sono delle lacune. Ho avuto come l’impressione che il libro sia stato scritto solo per stupire, creare un caso senza che l’autrice ci mettesse troppo impegno. Credo in particolare che manchi la descrizione di questo futuro non troppo lontano: un gioco così crudele in che società si colloca? come si vive? qual è la mentalità generale? gli ideali? che ruolo ha la televisione? Manca il punto di vista dello spettatore medio. Ci viene detto che tutti, anche gli indignati, guardano il programma ma tra questi ci sono anche i genitori, i mariti, i figli degli internati, come affrontano la cosa? Cosa pensano? L’autrice poteva dirci che nell’atrofia celebrale generale non si distingue più il vero dal falso, la finzione dalla realtà, che chi è fuori è orgoglioso di avere un parente dentro al gioco, che anche l’eliminazione è vista come una parte normale del gioco senza vere conseguenze...insomma spiegare meglio la mentalità generale, ma non lo fa, se non molto tra le righe. Nella storia poi, alcuni elementi mi sono sembrati quasi di troppo, una forzatura, un’aggiungere orrore ad orrore. Mi riferisco in particolare alla storia della bambina ma anche la kapo’ erotomane mi sembra un troppo. (Poteva avercela con Pannonique per mille altri motivi senza tirare in ballo sesso e ricatti! Un uomo lo avrei trovato "normale" ma una donna mi diventa fastidioso). Un’altra cosa che non mi è piaciuta è la protagonista: non so bene perché ma nel suo essere bella, brava e intelligente mi è stata subito antipatica. Altra nota negativa: buttate qua e là ci sono dei paroloni eruditi e delle citazione colte che stonano con il contesto di una scrittura nel complesso semplice e lineare. Ok! adesso direte che l’ho demolito questo libro! Non è così, nel complesso si merita un 6+.
Voto: 3 / 5

roberto (25-04-2006)
Coinvolgente, entusiasmante, dalla prima all'ultima pagina. Cosa c'è di più forte che "utilizzare" un lager e la tragicità di questo per scagliare una feroce critica ai reality e soprattutto ad una televisione che oggi offre solo cose "atroci", inguardabili, becere e che solo noi possiamo cambiare. Un invito ad "usare" il telecomando in modo intelligente, per scegliere finalmente una televisione necessaria.
Voto: 5 / 5

silvia giusti (23-03-2006)
bellissimo, come cecità di saramago. Penso che lo rileggerò più volte perchè ogni frase mi ha fatto riflettere, l'ho condivisa, esprime il mio pensiero quotidiano sui reality, sulla vita, sulle persone.
Voto: 5 / 5

Aidoru (10-03-2006)
Splendido,anche se ho conosciuto l'autrice tramite una trasmissione televisiva (8 e mezzo condotta da G.Ferrara)e mai un'ospite televisivo e' stato per me cosi' importante .....la Nothomb ha talento da vendere, dico sul serio....La protagonista Pannonique-Nothomb trova il sistema per rimanere viva laddove tutto, ma proprio tutto e' morte ....punta l'indice sul vero colpevole del successo dei Reality .....lo spettatore,cioe' noi.....che non tocchiamo il tastino sul telecomando, quando appaiono le immagini-spazzatura che uccidono le poche cellule grige che ancora albergano nel nostro cervello....il finale e' appositamente positivo, avreste mai ucciso voi stessi seppur in maniera virtuale nelle pagine di un libro? in fondo, lo dice la stessa Nothomb, il suicidio non e' facile da compiersi bisogna avere coraggio e non tutti ne sono provvisti....se continua cosi' tra una decina d'anni(forse meno) la Nothomb prende il nobel....
Voto: 5 / 5

Benedetta Colella benedetta.colella@tiscali.it (05-03-2006)
Abituata a sentirsi definire "solfurea", la Nothomb ha intitolato il suo ultimo lavoro "acido Solforico" per intervenire, con le solita maestria, sull'assuefazione televisiva al dolore e alla sofferenza. In un reality da incubo, i concorrenti vengono davvero "eliminati". La protagonista, Pannonique, saprà restituire alla vita il suo giusto decoro e la dovuta umanità. Molte idee sono liberamente rielaborate dai più significativi memoriali di ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio.
Voto: 4 / 5

Ossimoro (25-02-2006)
La Nothomb è molto graffiante e volutamente blasfema come prima e più di prima: la spettacolarizzazione del dolore porta i produttori televisivi a lanciare un format di reality show ambientato in un campo di concentramento... e il pubblico(pur indignato) beve e partecipa, eliminando i personaggi da casa con una metaforica spada dotata di pulsanti (il telecome ando). Unica trovata che mi ha lasciata perplessa: il lieto fine...la Nothomb è ottimista...
Voto: 4 / 5

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