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Nothomb Amélie - Né di Eva né di Adamo

Né di Eva né di Adamo
Zoom della copertina
TitoloNé di Eva né di Adamo
AutoreNothomb Amélie
Prezzo € 13,00
Prezzi in altre valute
Dati2008, 160 p., brossura
TraduttoreCapuani M.
EditoreVoland  (collana Amazzoni)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

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Descrizione
Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in Stupore e tremori, e si concentra sulle peripezie sentimentali di quel periodo. Rinri è il suo fidanzato giapponese, bello e ricco, li lega un amore bizzarro ma non privo di poesia, raccontato con il solito umorismo, affondando lo sguardo chirurgico che le è proprio nell'incandescente universo dell'amore. Ma l'emozione più grande e la relazione più forte è ancora una volta quella che lega l'autrice al paese in cui è nata, e dove ha trascorso gli anni mitici dell'infanzia.

La recensione di IBS
Fedele alla sua scelta di pubblicare un libro all’anno, Amélie Nothomb ci regala il suo sedicesimo romanzo. Come in Stupore e tremori (lì aveva scritto: “lasciare il Giappone fu per me uno sradicamento”), la scrittrice, figlia di un diplomatico belga, torna nel Paese della sua infanzia per raccontare una storia d’amore originale, mai scontata, sospesa tra Europa e Sol Levante, tra due registri linguistici, francese e nipponico, due orizzonti di senso distanti ma sempre vivi nelle corde dell’autrice.
Amélie è una ventunenne insegnante di francese a Tokyo, che studia a sua volta il giapponese e racconta in prima persona l’incontro con Rinri, il suo timido allievo di buona famiglia che la segue come uno scolaro ordinato nelle lezioni al caffè di Omote-Sando. Il confronto fra i due diviene lo spunto per rappresentare ironicamente certi luoghi comuni: lei beve sempre tè verde e mangia sushi, lui viaggia solo su una Mercedes bianca e trangugia piatti europei precotti come la fonduta svizzera o la pasta alla carbonara, bevendo Coca Cola. Tra loro nasce una relazione e lui la presenta in famiglia, nonni tradizionalisti compresi. I ragazzi vanno in gita romantica sul battello ad Hakone tra coppiette mano nella mano e canzoni sdolcinate che escono dai megafoni. Non si fanno mancare nulla: si susseguono le cenette, i pranzi a base di sashimi a casa degli amici, i film cult nei cinema di Tokyo, le gite nella natura e in montagna. Vanno anche sul monte Fuji in meno di una giornata, perché ogni giapponese deve averlo scalato almeno una volta nella vita, “per meritare una nazionalità così prestigiosa”. Amélie è felice con Rinri, per lui prova amicizia, tenerezza, lui è il suo koibito, colui con il quale condivide il koi: prova “diletto” in sua compagnia. Hanno entrambi due deliziose sorelle che vivono in Belgio e in California e che li vengono a trovare a Tokyo: anche questo è un elemento che li avvicina. Così vanno a convivere e si fidanzano, Amélie si impiega in una delle sette maggiori imprese nipponiche, e Rinri, perdutamente innamorato, le chiede di sposarlo. Le farà la stessa domanda per 240 volte e quando lei crederà di rispondergli “no”, per un diverso modo di costruire le frasi, lui capirà esattamente il contrario... Il finale, è tutto da scoprire.
La Nothomb, che in Biografia della fame scriveva moi je parle le franponais (“io parlo il franponese”), volendo sottolineare quanto le fossero indistintamente proprie le due lingue, ripropone in queste pagine autobiografiche i temi dell’amore e della diversità linguistica e culturale, declinandoli in una prosa ironica e tagliente, attraverso una trama sorprendente e che non smette di incuriosirci.

Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Dopo Stupori e tremori e Metafisica dei tubi (2000 e 2001), è il terzo libro della scrittrice belga ambientato nel Giappone dov'è nata e vissuta nella prima infanzia e ritornata da adulta con qualche intenzione di rimanervi. Vi si narra la sua "dilettosa" storia d'amore con Rinri, un coetaneo giapponese bello, fine, intelligente, cui nel 1989, a Tokyo, la ventunenne comincia a dare lezioni di francese. Il ragazzo, che si presenta su una scintillante Mercedes bianca, s'innamorerà di lei e le chiederà di sposarlo.
Una relazione allegra, di letto ("amoropoli"), di gite, incontri difficili con gli amici, i genitori e i nonni di lui, e di conversazioni ostacolate, ma sempre meno, dallo scarso giapponese di lei e dal primitivo francese di lui. Finché – è l'ultimo capitolo, il più serio, il nocciolo del libro – lei riprende senza preavviso la via dell'Europa. "Fratello mio, io ti amo. La mia partenza non è un tradimento. Può capitare che la fuga sia un gesto d'amore. Per amare ho bisogno della mia libertà. Parto per preservare la bellezza di quello che provo per te. Non cambiare": è il discorso che lei dirige dall'aereo al sacro monte Fuji, ma, s'intende, anche al suo pretendente. E non per nulla ha battezzato l'aereo Pegaso, il cavallo alato dei poeti.
Sull'aereo trasmettono la Rapsodia ungherese di Liszt: gioia, ricordo infantile, Europa profonda in cui lei immette una battaglia fra il bene e il male, e i buoni, fuggiaschi come lei, alla fine trionferanno. È una gran bella pagina lirica. Dimenticherà il Giappone, a Bruxelles andrà a vivere "da casalinga" con l'amata sorella Juliette, dividendosi fra bucati e scrivania. Niente matrimoni né ora né mai, il matrimonio non s'accorda con una precoce e violenta vocazione artistica come la sua.
Preservare la bellezza era il messaggio esplicito del suo geniale libro d'esordio, Igiene dell'assassino (1992) e a ben guardare anche di tutti i seguenti. Ogni cosa è lecita, anche il delitto, per non cadere nella bruttezza, nelle menzogne della mediocrità. E non per nulla in quest'ultimo racconto, meno riuscito di altri, Amélie sale a piedi sul Fuji, con Rinri che rimane indietro, presto esausto. Ma non basta, lei si avventura, da sola, anche su un'altra montagna, in una bufera di neve, e non a caso si ricorda, pur con l'ironia che ad Amélie non viene mai meno, dello Zarathustra nietzschiano. La nipotina di Voltaire, quale per tanti aspetti è Nothomb, nutre anche la passione per le vette.
Questo libro pare scritto, insolitamente, un po' di fretta: salti, vuoti, scuciture, battute superflue nei dialoghi, frasi sommarie buttate là, un po' da letteratura di consumo. Vedi la seconda avventura in montagna: "È un momento sublime, vorrei che non finisse mai. Quelle sei ore sono le più belle della mia vita". O: "Esiste una gioia più grande di quella degli aeroporti, quella di salire a bordo di un aereo […]. Eppure ero sinceramente disperata nel lasciare il mio paese preferito e di partire in condizioni simili". Poi, per fortuna, viene quel diretto pane al pane che funziona sempre: "Si vede che per me la paura del matrimonio la vince su tutto". Forse il titolo stesso del libro allude a questo non voler appartenere al mediocre patetico comico dèjà vu del gioco fra i sessi. Poco gloriosa la fuga? Sì, dice lei, ma l'unico disonore che ci sia è non essere liberi.
Sempre interessanti le notazioni sui giapponesi, che dopotutto non conosciamo: per esempio, la parola "amore", salvo incidenti o picchi d'amore passionale, è riservata alla letteratura. E la loro maniacale attenzione ai particolari della tecnica o, ancora più strabiliante, la loro cerimonia della conversazione? Un tempo, ai banchetti imperiali, tutti tacevano, fu nell'Ottocento che i giapponesi appresero dall'Occidente l'obbligo di parlare a tavola, fino ad allora prerogativa delle gheishe. Ma scomparendo queste, l'ingegnosità giapponese ha creato la figura del maestro di conversazione, che ha in mano la mappa delle identità dei commensali – nome, laurea, professione, azienda dove lavorano – e che, munito di microfono, ora gira intorno alla tavola dicendo: il qui presente signor X direbbe probabilmente al signor Y che… e il signor Y gli risponderebbe che… e il signor Z gli suggerirebbe…. Ma la cosa sorprendente è che i giapponesi ascoltano – disposizione da noi ormai rara. Rinri stesso è sorprendente nel suo non creare ad Amélie laceranti addii da romanzo occidentale. Un cavaliere antico. Come anche gli attuali abitanti di Hiroshima: "Il capitale della vittimizzazione, tesoro nazionale di tanti popoli, a Hiroshima non esisteva".
Amélie amerà sempre il suo eroico Giappone delle cerimonie, delle montagne innevate e dell'ossessione tecnologica, e ce ne trasmette il fascino. Ma, come spesso gli scrittori, lei può amare soltanto da lontano, nelle sue fantasie al tavolino.   Anna Maria Carpi

I vostri commenti
12 recensioni presenti.  Media Voto: 4.5 / 5

lina manca mancalina@alice.it (30-05-2009)
E' il terzo libro della Nothomb che leggo e ne sono affascinata. La scrittura ironica e il modo apparentemente leggero di raccontare ne fanno una scrittrice unica. E' riuscita a parlarci del Giappone andando molto oltre i luoghi comuni e cogliendone quegli aspetti poetici di cui poco si parla.Essendo stata in Giappone ho potuto condividere molte sue osservazioni, il giudizio su Hiroshima ad es, la bellezza dei paesaggi e la bizzarria dei giapponesi,il rispetto e la delicatezza nei rapporti con la gente.
Voto: 5 / 5

camilla (13-05-2009)
Delicato, incantevole, bellissimo come un volo di farfalle... emozionante!
Voto: 5 / 5

elisa (01-04-2009)
mi ha ubriacato di magia..
Voto: 5 / 5

Andrea (20-12-2008)
Voto alto perchè è stato un libro che mi ha emozionato molto. è un libro che tratta molti temi, vicini alla scrittrice e vicini al lettore. Gran bel libro, sorprendente il modo di scrivere di Amelie, come sempre d'altronde. Consiglio per chi non l'avesse ancora letto ed indeciso a comprarlo: soldi spesi bene!!!
Voto: 5 / 5

Giovanni B. (06-06-2008)
Il libro è carino, e l'autrice ha un modo di scrivere simpatico, tuttavia non lo ritengo particolarmente bello o significativo da giustificare un voto alto. Non mi dispiace averlo letto, ma pensavo che sarebbe stata una lettura un poco più "importante". Voto medio, quindi.
Voto: 3 / 5

samantha meccheri meccheri.samantha@libero.it (21-05-2008)
Non è molto tempo che conosco Amelie..ho iniziato a leggere i suoi libri mentre mio fratello era in giappone.. ed è stato subito Amore! Amelie ha questa capacità straordinaria di usare le parole..il suo linguaggio è coinvolgente, tagliente, ironico.."Ne di Eva ne di Adamo" è un viaggio indimenticabile nei ricordi..... una fuga verso la libertà!
Voto: 5 / 5

Lucia 78 (01-05-2008)
Ho letto in precedenza "La metafisica dei tubi" e quel libro mi è piaciuto moltissimo! Questo è uguale (anche l'episodio in cui rischia di morire è uguale tranne l'ambientazione)solamente che, questa volta, non essendoci più la novità né della scrittura della Notombe né degli argomenti trattati, rimane un libro piacevole da leggere sotto l'ombrellone!
Voto: 3 / 5

vera (28-04-2008)
E' il primo libro della notomb che leggo e mi è piaciuto da morire. Ha una maniera tutta sua di non subire il momento tragico dell'imbarazzo. Una buona finalmente! Ho già acquistato Sabotaggio d'amore e la metafisica dei tubi, ma se volete potete consigliarmi da dove iniziare...
Voto: 4 / 5

Gundam70 (23-04-2008)
Fame. Fame di libri della Nothomb. E' quello che provo ogni volta che leggo un suo libro. Dopo "biografia della fame" e dopo "Tremori e stupori" questo suo libro narra ulteriori pezzi della sua vita, con quello stile che al momento non ho trovato in nessun altro libro. Da ogni pagina si potrebbe trarre una citazione. Un romanzo regala una trama. Un libro della Nothomb regala una storia e un accostamento di parole che gia' da sole sono un opera d'arte da ammirare e gustare. Probabilmente un plauso va anche a Monica Capuani che ha l'onere e l'onore di tradurre con parole italiane gli scritti di questa autrice.
Voto: 5 / 5

alfredo hanyu@hotmail.it (24-03-2008)
Amelie Nothomb torna in Giappone e lo fa raccontando l'altro risvolto della sua vita, lasciato in sospeso e solo vagamente accennato in "Stupori e Tremori". Questa volta non sono le sue tragi-comiche vicende di impiegata straniera in un'azienda giapponese ad essere narrate, ma una comune e consueta storia d'amore che ha il vago sapore di Hiroshima mon amour( per giunta anche citato nel romanzo) ma con quel piglio ironico che solo la Nothomb riesce a dare. Quando si raccontano storie d'amore di solito si cerca, per una forma di par condicio amorosa, di guardare alla relazione da ambo le parti, cercando di integrare la prospettiva di entrambi che spesso sembra trovarsi agli antipodi. In questo romanzo Nothomb è oltremodo ma simpaticamente di parte, faziosissima.Non le importa di immedesimarsi nella sua controparte, nei suoi desideri.La sua è sempre e soltanto la prospettiva di donna e di occidentale;la centralità di Nothomb, donna occidentale che vive una relazione con un uomo del Sol Levante.Da una parte lei che vive qualcosa che sente come importante ma non è amore dall'altro una figura in ombra le cui sensazioni e i cui pensieri possono essere sondati solo attraverso supposizioni ma che la narratrice non racconta.In altri contesti questa polarizzazione così marcata mi avrebbe infastidito ma nel romanzo della Nothomb proprio questa dicotomia le permette un afflato sincero, una descrizione schietta e semplice della propria esperienza.Dietro, nessun logorroico cogitare sulla contraddittorietà dell'amore,nessuna lungaggine sugli stadi alterni di una relazione.Un romanzo che si legge come la pagina di un diario o il tema di un adolescente ma non in senso spregiativo,anzi.La Nothomb riesce a toccare il cuore e l'intelletto con una scrittura e una concettualizzazione semplice e piana e questo è semplicemente grandioso.
Voto: 4 / 5

vane (21-03-2008)
eccezionale!
Voto: 5 / 5

Silvia (29-02-2008)
Sempre sorprendente la nostra cara Amélie!
Voto: 5 / 5

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