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Grimm Jacob; Grimm Wilhelm; Mattotti Lorenzo - Hansel e Gretel | Premio Andersen 2010. Miglior albo illustrato. Ancora Hans. Ancora Gretel. Ancora i fratelli Grimm. Ancora, e ancora, fino a quando ci saranno bambini abbandonati, sfruttati, violati. Fino a quando li lasceremo soli con le loro ansie, le loro paure, senza aiutarli a crescere, a essere indipendenti. Certo, non li abbandoniamo più nella foresta. Ma a non meno insidie vanno incontro, soli, davanti allo schermo del televisore o alla consolle della play station. E se la casetta di marzapane è diventata un MacDonald, non è certo colpa dell'immaginario dei nostri figli. Di nuovo una fiaba classica, con le paure e gli smarrimenti, le ansie e i turbamenti che non hanno età. Di nuovo, fino a quando ci saranno artisti come Lorenzo Mattotti, capaci con il segno di un pennello di rinnovare quelle emozioni, quei sentimenti. Età di lettura: da 9 anni.
| La recensione de L'Indice |
 È noto: il nero cattura e assorbe ogni frequenza luminosa, il bianco le riflette tutte. Non vi è spazio per i colori nel cupo mondo acromatico descritto dai fratelli Grimm e raccontato per immagini dal noto illustratore italiano, assurto, ormai, a celebrità internazionale. Chi è abituato ad apprezzare lo stile variopinto e colorato dei pastelli di Mattotti resterà sorpreso quanto meravigliato nello sfogliare questo stupendo volume: qui l'antica fiaba di Hänsel e Gretel assume i toni cupi di una vera e propria discesa negli inferi, rivelando la sua intima natura di incubo atavico. Il cammino nella selva oscura alla ricerca della diritta via ormai smarrita culmina di fronte all'inquietante e stucchevole casetta della strega, fuori luogo in modo orribilmente straniante e sinistro, il cui vivido cuore pulsante è costituito dalla spaventosa bocca aperta del forno, perennemente in attesa di essere sfamata. Le tavole di Mattotti, in tutta la loro asettica e terrificante essenzialità, sono la rappresentazione viva di quella paura ancestrale, raffigurata in modo quasi simbolico mediante una vorticosa danza manichea tra un nero profondo, vertiginoso e privo di gradazioni, e un bianco netto, abbacinante, quasi glaciale. Enormi chiazze scurissime ai limiti del decifrabile sono tagliate da gelide e sottili lame di luce, a formare un turbine in ebollizione che compone scenari a malapena riconoscibili. Chine pesanti e liquide compongono veri e propri quadri a doppia pagina del ragguardevole formato di 50 x 35 centimetri che la preziosa edizione curata da Orecchio Acerbo consente di apprezzare in tutto il loro spaventoso splendore. Anche il layout del testo vale una nota di merito: margini spropositati confinano le parole al centro di un vasto spazio bianco, annegandole in un mare di luce, creando così un netto contrasto tra la pagina scritta e quella illustrata. Andrea Pagliardi |
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