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Kempowski Walter - Tadellöser & Wolff. Un romanzo borghese |
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Titolo | Tadellöser & Wolff. Un romanzo borghese |
| Autore | Kempowski Walter | Prezzo Sconto 15%
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€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2007, 320 p. |
| Editore | Lavieri
(collana Arno) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Tadellöser & Wolff è l'esito della disperata prova mnemonica e della raccolta di testimonianze che hanno preceduto la stesura del romanzo, vi è già annunciato ogni successivo progetto dell'uomo-archivio Walter Kempowski, da 40 anni intento alla rielaborazione del trauma del passato, custode della memoria condivisa della Germania. Pubblicato nel 1971, il primo libro della Deutsche Chronik incide come su microsolco le voci della famiglia dell'autore negli anni fra il 1938 e il 1945. Attraverso le vicende di questi sensali marittimi di Rostock è la storia paradigmatica della borghesia tedesca che si scrive sullo sfondo del Terzo Reich: la guerra, i bombardamenti, i campi di sterminio. Gli occhi del piccolo Walter seguono il decorso della follia collettiva, immagini e suoni del quotidiano vengono laconicamente registrati nella loro spettacolare mancanza di senso. L'ironico sottotitolo dell'opera, Un romanzo borghese, sarà pertanto la parola fine posta sui concetti patria, famiglia, società. E poi il basso continuo di canzoni e marcette che accompagnano il dodicennio nero, sembra ancora che una vecchia radio mandi in onda contrappunti nazisti. Il libro spietato e grottesco di Kempowski, oltre ai problemi legati alla trasmissione della memoria, pone un ulteriore interrogativo: come trasmettere anche quell'oblio?
| La recensione de L'Indice |
 Prima edizione italiana per un grande autore tedesco, nato a Rostock nel 1929, morto lo scorso 5 ottobre. La sua notorietà in Germania si deve al ciclo di romanzi fortemente autobiografico Die deutsche Chronik (La cronaca tedesca, 1971-1984) e all'opera monumentale in dieci volumi Das Echolot (L'ecoscandaglio, 1993-2005). Imprescindibile dalla sua produzione letteraria la biografia, profondamente segnata da eventi drammatici come la distruzione della sua città natale sotto i bombardamenti alleati del 1942 e la successiva occupazione sovietica nel dopoguerra, l'arresto per spionaggio antisovietico nel 1948 con la conseguente reclusione, assieme alla madre e al fratello, a Bautzen, penitenziario della Ddr, da cui fu rilasciato su amnistia nel 1956. In seguito si dedicò all'insegnamento e alla scrittura. Tadellöser & Wolff, primo volume pubblicato della Chronik, ma quarto a livello cronologico, è la storia dei Kempowski, famiglia di commercianti marittimi di Rostock, negli anni compresi fra il 1938 e il 1945, e al contempo la storia della borghesia tedesca al tramonto del Terzo Reich. La voce narrante è quella dello stesso autore, che rievoca la sua infanzia creando un mirabile collage di minimi eventi quotidiani e di avvenimenti storici, con "un'accurata precisione millimetrica", per usare un termine di Gerhard Henschel, nella citazione di canzoni e marcette propagandistiche, slogan, testi letterari ed espressioni gergali. Associato a Thomas Mann per intento narrativo, a Arno Schmidt per forma stilistica, Kempowski è di fatto il grandioso cronista della storia del suo paese. Il procedimento ironico (fin dall'avvertimento in calce al volume "Tutto puramente immaginario!"), l'apparente leggerezza e lievità delle scene rievocate altro non sono che raffinati strumenti di un grande autore che attraverso la scrittura una scrittura ellittica e mosaicata cerca di trasmettere la memoria ma anche la rimozione inconscia, o conscia, del dramma della storia tedesca. Non si sottace la tragedia del nazismo, ma si racconta, senza vergogna o censura alcuna, la fiducia "irreprensibile" (il tadellos del titolo) nel Führer. La stessa iterazione coatta di idioletti famigliari, l'eco ridondante di parole e abitudini sono indicatori nella scrittura, come sottolinea giustamente Raul Calzoni nella postfazione, di chi cerca di superare un trauma. Quello personale dell'autore (aggravato dal senso di colpa verso la famiglia, coinvolta e detenuta a Bautzen) e quello collettivo, di una nazione intera (il nazismo e lo sterminio di massa). L'autore, partendo dal vissuto più quotidiano, personale e familiare, realizza un quadro a tutto tondo attraverso un procedere ellittico e dovizioso di particolari. Ne risulta che sono le persone comuni che fanno la storia, gli anonimi, i non citati: in questa direzione vanno lette anche le interviste realizzate da Kempowski nel dopoguerra, con domande molto scomode come "Cosa sapevate di Hitler? Sapevate qualcosa dei campi di concentramento?" ("Haben Sie davon gewußt?". Deutsche Antworten, del 1979). Tutta la produzione letteraria dell'autore di Rostock può essere letta seguendo il filo della sua biografia e di questo tentativo: scandagliare la memoria e dare voce a ricordato e a rimosso. Nota obbligata di merito alla casa editrice Lavieri, al curatore Domenico Pinto, ai traduttori, per aver portato finalmente in Italia un autore tanto letto, premiato e discusso in Germania, che ha lasciato un'eredità preziosa e importante da tradurre e scoprire. Maria Giovanna Zini |
Media Voto: 5 / 5Luca Ormelli lormelli@hotmail.com (14-02-2008) Un nuovo encomio alla casa editrice Lavieri per la diffusione sul mercato italiano del romanzo centrale del ciclo "Die Deutsche Chronik" opera di uno dei più singolari autori tedeschi contemporanei, Walter Kempowski, purtroppo deceduto all'indomani della presente pubblicazione cui aveva collaborato. Si tratta di un romanzo polifonico, debitore del più rinomato Arno Schmidt (anch'egli riproposto al lettore italiano da Lavieri) per la cifra stilistica di protocollazione della storia tedesca attraverso la rifrazione dei protagonisti, lo stesso autore e la sua famiglia, borghesia anseatica (celebrata dal Mann dei Buddenbrook) che assiste "senza macchia - tadellos" all'ascesa ed al declino del Terzo Reich. Il romanzo si fa così lingua come registrano le parole del protagonista a pag. 176: "La lingua infatti era il pensiero, chissà se il suo carattere non si distorceva (...) a causa di questo fosco misticismo, tipico dei tedeschi" ed ancora la lingua della storia e della memoria che si fa musica al contempo da camera (quando memoria) e sinfonica o popolare (quando storia condivisa). Ancora il protagonista a pag. 283: "alla musica da camera non riuscivo ad accostarmi, steccavo sempre: ripensarci più in là, forse si sarebbe trovato il trucco.". Un corale barocco questo testo, un pò Berlin Alexanderplatz un pò Ulisse saldamente ancorato nel porto di Rostock, lepido di ironia che ben si accorda alla monumentale sinfonia wagneriana della storia tedesca nel suo farsi dramma e morire tragedia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
laura (23-11-2007) Un libro davvero bello, che mi ha entusiasmato fin dalla prima pagina, anzi dal primo frammento.
Un romanzo carico di atmosfere familiari sullo sfondo della tragedia della guerra.
Lo consiglio a tutti! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Rosa La Rana (14-11-2007) Un incredibile documento. Una raffinata sensibilità. imprenscidibile! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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