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Loncrini G. Luca - Saudade. Una ragione per tornare |
8 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5Rosalba (08-10-2010) La sua scrittura mi ha fatto riscoprire il piacere della lettura. Ed è stato bello potermi confrontare con lui, capitolo dopo capitolo. Trovo molto gradevole poter annoverare fra i miei amici qualcuno che sappia scrivere romanzi. Il suo nome è Gianluca Mario Loncrini...The Best in the Country.
Rosalba Riefolo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mery (07-05-2009) Un bel libro ,mi è piaciuto molto , vivace ,con una trama che racconta le varie facce della povertà;mi tocca particolarmente dato che ho fatto l'educatrice per quasi tutta la mia vita. Un libro che cattura l'attenzione ,emozionante e coinvolgente .E' incredibile a parer mio ,che l'autore sia riuscito a descrivere così detagliatamente eventi ed emozioni . Anche la descrizione geografica dove si svolge tutta la vicenda è molto curata e dettagliata. Bellissimo complimenti Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giampaolo (04-12-2008) L'opera racchiude particolarità rimarcabili. La prima caratteristica che emerge chiaramente riguarda i personaggi e la trama: si è deciso di investire in primis sulla galleria dei personaggi tralasciando la costruzione della storia che al termine della lettura appare senza dubbio un pretesto per la presentazione dei personaggi che la popolano.
In effetti la costruzione dell'intero romanzo evidenzia una trama che segue i mattoncini dei personaggi con i quali viene costruita. La storia quindi non segue un canovaccio cui si debbano attenere i protagonisti, ma si evolve con ogni successivo personaggio che fa la sua comparsa all'interno del romanzo.
La galleria che ne fuoriesce dona uno spaccato che aggroviglia le budella sulla vita che scorre tra le strade polverose delle favelas: non c'è ombra di dubbio che chiunque abbia scritto questo romanzo ha una percezione diretta dei luoghi e della vita degradata che viene descritta.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elisa Davoglio (24-11-2008) La parola “saudade” ha una difficile traduzione in italiano.
Come l'autore stesso spiega nel primo capitolo del romanzo, il suo significato non si esaurisce nella definizione di “nostalgia”, perché si rivolge a qualcosa che ancora esiste e non è ineluttabilmente trascorso. Non prevale cioè nel sentimento della Saudade il senso dell'assenza, bensì quello della mancanza: le immagini di ciò che si è lasciato sono vivide e rappresentano un tempo ideale in cui “cose” trascorse acquistano struggente vita: “cose” legate alla terra che si è lasciato.
Il termine “saudade” è stato spesso utilizzato per indicare quel senso di tristezza che coglie i calciatori brasiliani andati a giocare lontano dal loro paese; per Loncrini diventa lo stratagemma per raccontare una terra, il Brasile, cogliendone uno spaccato originale e ricco di umanità: non più, o meglio non solo, il luogo di favelas e baraccopoli, ma anche territorio di consapevolezza che attraverso la protagonista Sabina ci viene mostrato in un ritratto toccante ma mai pietistico.
Il pregio del romanzo è non cedere alla tentazione di avvincere il lettore attraverso un racconto “facile”, ma di formulare una trama autonoma rispetto ai temi che tocca; la speranza e la volontà di riscatto che permeano il racconto sono un valore aggiunto alla scorrevolezza e alla maturità espressiva di Loncrini, particolarmente abile nel coinvolgere il lettore senza sentimentalismi.
Da sottolineare anche la capacità di strutturazione dei dialoghi che definisce al meglio lo spessore dei personaggi, con particolare attenzione ai bambini, sicuramente tra i più difficili da far esprimere.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessia Biasiolo (14-11-2008) Un romanzo soffuso, carico di significato e di significandi, capace di trasmettere quelle emozioni che tanto spaventano e ricacciamo sempre più giù, lontane dagli occhi, ovattate da un cuore che pare non reggerle, perse dietro la squallidità delle notizie di cronaca. Loncrini ci racconta di una brasiliana di origine italiana che, da una famiglia povera dedita al lavoro nei campi, riesce a laurearsi e a pensare di trasferirsi in Italia, nel Veneto delle origini, per rincorrere un sogno e il fidanzato di Padova. La decisione, importante e banale al tempo stesso, è spunto per una descrizione di luoghi, di favelas, di persone, di miserie e traffico di droga, bala perdidas (pallottole vaganti) e bisogno di sogni. Ne nasce un romanzo delicato, vero, carico di pathos senza scadere nell’ipocrita ricerca di un perché all’emigrazione. Non si vogliono cercare giustificazioni retoriche, ma raccontare di un angolo di mondo neanche tanto piccolo, che si affaccia al nostro presente non con le belle facce dei bambini da adottare a distanza, ma con una famiglia che è unita e si vuol bene anche se si basa sul borseggio da parte dei minori. Il problema del mondo si riduce alla mancanza di speranza, identica a quella che dall’Italia ha portato i nostri bisnonni in Brasile, alla mancanza di un ideale e di un indirizzo, di qualcuno che ci dica cosa fare quando non sappiano neanche noi da che parte cominciare.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maurizio (26-10-2008) Un bellissimo breve racconto che si legge da solo. Complimenti! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
chiara (26-10-2008) Un bellissimo libro, che racconta in modo pulito la grande piaga della magnifica terra Brasiliana. Un racconto leggero che racchiude una meravigliosa amicizia. Un bel salto nei ricordi anche per me.. Da non perdere, lo consiglio a tutti! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Adriano Guala (27-06-2008) Tutto ciò che si prova, sente e condivide con l'autore leggendo questo libro io l'ho vissuto personalmente durante i miei soggiorni come volontario nelle favelas brasiliane.
Ogni parola che riguarda Edmar e Marcelo mi rievoca personaggi reali, per non parlare di Sabrina e dei suoi sogni, dolori e gioie.
Leggerlo vi introdurrà nel magico mondo delle favelas brasiliane e di un mondo che nonostante tutto raccchiude in se una dose stupefacente di poesia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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