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Cattano Valerio - Venti righe in cronaca | Sicilia, una mattina di metà ottobre. Giovanni Ballarò, cronista di nera del Gazzettino, entra in questura e fa una strage. Il suo obiettivo il vicequestore Ferro, che sta per operare un grosso sequestro di beni mafiosi rimane soltanto ferito. Chi ha armato la mano di Ballarò? I sospetti cadono su Santoro, il boss della zona. Luca Martinez manovale della notizia per Ogginews viene invitato a farsi da parte dai suoi superiori: non seguirà il caso Ballarò. Ma lui batte ugualmente le sue piste, e scopre una verità alternativa a quella ufficiale. Un giallo italiano su mafia, politica e informazione.
gianfranco macmarali@yahoo.it (21-06-2006) Un romanzo da bere.
Una città della Sicilia calda e amara, intrecci misteriosi tra informazione e tutori dell’ordine, intrecci meno misteriosi tra cosa nostra e giornalisti e poliziotti, intrecci sentimentali, intrecci professionali. Bastano poche righe e ci sei dentro fino al collo, ti immedesimi e prendi le parti di qualcuno o di qualcosa. Ma i personaggi ti sfuggono, sono talmente naturali che diventano imprevedibili, come un collega di partito o un collega di lavoro che credi di conoscere da sempre e poi, al momento buono, ti sorprende.
Valerio Cattano ha il coraggio di mettersi in gioco, pur senza giocare d’azzardo, senza il gusto del rischio, perché è proprio questa la forza da cui nasce l’energia narrativa: non ha niente da guadagnarci secondo il sentire comune, e questo spiazza molta gente.
La caparbietà, la professionalità e la tecnica letteraria rendono possibile il connubio tra romanzo e inchiesta, tra noir e denuncia. E così il giallo prende forma e sopravvento, non è più il pretesto per raccontare una realtà che tutti conoscono senza riconoscere, e Cattano fa come Geppetto fece con Pinocchio, regala la vita allo scritto e fa muovere i suoi personaggi. L’antieroe prende possesso della scena, fa finta di crederci fino in fondo al suo mestiere, non riesce a tirarsi indietro perché la stima di se stesso non glielo consente, forse. Ma il vero pericolo si nasconde dietro la solitudine e il nostro eroe ad un certo punto crede di non essere più solo e si lancia a testa bassa.
Cattano dà al lettore una bella lezione, che forse travalica le sue stesse intenzioni, ci insegna che non basta il coraggio per lottare e sopravvivere. Ci vuole anche tanta paura, tanta incoscienza e un pizzico d’intelligenza.
Dopo questo noir, Martinez e Orso e tanti altri giornalisti, dovrebbero sentirsi meno soli.
Ancora complimenti e una frase di Che Guevara di buon auspicio “siamo realisti vogliamo l’impossibile”.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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