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Narrativa italiana  Antologie 

Buffoni Franco - Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualit&a...

Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità TitoloPiù luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità
AutoreBuffoni Franco
Prezzo
Sconto 15%
€ 8,50
(Prezzo di copertina € 10,00 Risparmio € 1,50)
Prezzi in altre valute
Dati2006, 216 p., rilegato
EditoreLuca Sossella Editore  (collana Numerus)

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Descrizione
Romanzo storico-autobiografico in forma dialogica, il libro attraversa il Novecento, proiettandosi nel nuovo secolo come manifesto intellettuale di un poeta, manifestazione di valori e di verità, operetta morale, in una sorta di concretizzazione di quel modello di intellettuale "ironico" che Rorty propone quale attore ideale all'interno dei discorsi e degli spazi di libertà che dovrebbero alimentare le democrazie complesse.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
La volontà di controllare contemporaneamente la molteplicità formicolante e asintotica della propria vita denunciava l'inesorabile scacco esistenziale in una struggente poesia di Buffoni, che apriva Il profilo della rosa (Mondadori, 2000). Lì si parlava di polittico, e della consapevolezza di una sua inapplicabilità. Se il polittico è destinato al fallimento, ancora praticabile è invece il dittico, come emerge da due libri, gemelli nell'ispirazione e nelle esigenze che li muovono: questo, in prosa, e la raccolta poetica Guerra (pp. 208, € 9,40, Mondadori, Milano 2005).
Pur in costante risonanza e dialogo fra loro, a testimoniare un'esigenza unitaria di comprensione, ognuno dei due libri sceglie però il proprio particolare grado d'incidenza; lo stemma araldico potrebbe essere la celebre pensée di Pascal: "Le coeur a ses raisons que la raison ne connaît point". Guerra, infatti, risponde alle ragioni del cuore, laddove Più luce, padre si appella al tribunale dell'intelligenza. Il libro di poesia indaga con una tensione polifonica e mimetica a dir poco impressionante, alquanto rara in Italia, la "radice del male (…) zoologica", quel "guerra è sempre" di leviana memoria. Si tratta di un volo pindarico attraverso il tempo e lo spazio, dagli antichi germani fino alla Luftwaffe, passando per gli armigeri rinascimentali e i soldati della Grande guerra. Un'intensa compassione, cadenzata da un passo da chronicler audeniano, pervade questa poesia; compassione che diventa comprensione se si passa a Più luce, padre.
Quest'ultimo testo ripristina la tradizione del dialogue philosophique di matrice illuministica. Come già si accennava, vista la comune ragione ispiratrice, declinata nei differenti modi congeniali ai due generi di testo, è interessante seguire, seppure in sintesi, le dinamiche delle coincidenze, che si manifestano in emersioni testuali di vario livello. Il primo livello è quello più evidente, la citazione esplicita di poesie da Guerra, frequente nella prima parte di Più luce, padre. Il secondo livello è l'identità dell'argomento, variata nelle rispettive trattazioni: i versi "Perché tutto prima o poi diventa musical / Carta da gioco figurina, / Hitler e il Feroce Saladino / Dracula l'impalatore / E senza più coscienza di dolore" rimbalzano nella prosa "È il (…) tipo di male che prima o poi, nella memoria collettiva, diventa mito e musical, carta da gioco, figurina: Hitler, tra qualche decennio, verrà percepito come il Feroce Saladino o come Dracula l'impalatore. Senza più coscienza del dolore"; oppure la sequenza "Anche perché la vera giovinezza / Non la vivi che dopo / Negli occhi un poco accesi di un nipote / Che non parte soldato / E gli racconti la verità / Sulla camaraderie" rimanda alla prima parte del trattato. Il terzo livello è quello più impercettibile, della microcitazione più o meno occulta: il verso "Disumanandoti se piangi" riverbera nella frase della prosa "L'umano è ciò che può essere infinitamente disumanizzato", citazione fra l'altro da Agamben, dando vita così a una serrata struttura a matrioske.
Ma se entrambi i libri vivono il loro momento di sovrapposizione nella tematica della guerra, sollecitata dal comune processo d'innesco (il rinvenimento del diario di prigionia in Germania del padre, stenografato su cartine da tabacco), nel testo in prosa si delineano, a partire dalla seconda parte, nuovi spazi di riflessione: l'omosessualità, la religione, l'ateismo. Da qui la sua funzione di libro-ponte tra il passato e il futuro (da anticipazioni su rivista sappiamo che le nuove poesie di Buffoni proprio verso queste tematiche sono orientate). L'autore delinea le contrastate vicende del pensiero razionalista (quello autentico, però, come sottolinea, nato dalla duttile "ragione-ragionevolezza" e non dalla monolitica "ragione-razionalismo"): l'apogeo nella Grecia del IV secolo a.C:, l'avvento nefasto della teologia paolina, la grande rivoluzione del Sei-Settecento, l'Illuminismo quale faro fondamentale in continuo rischio di estinzione in mezzo a spinte fideistiche di varia natura ed entità. Il traguardo cui guarda Buffoni per la sua idea di società è una spiritualità laica alimentata da un profondo senso storicistico e filologico, temperato da giusti sentimenti.
Il passo razionale della prosa, un po' compassato e scalettato dallo schema domanda (del nipote) e risposta (dello zio autore), non inganni; esso è in grado di lanciare potenti provocazioni degne del più sulfureo pamphlet: la proposta di un dialogo interreligioso in cui gli ebrei rinuncino a proclamarsi il popolo eletto e i cristiani vedano in Cristo un filosofo; l'asserzione che delle tre religioni monoteistiche quella musulmana sia la meno dogmatica (ribaltando una serie di preconcetti profondamente occidentali); e – fulmen in cauda – il suggerimento per la realizzazione di grandi centri polifunzionali, dotati di bar, nursery e ristoranti, con spazi riservati a rotazione a cristiani, ebrei e musulmani, punto di ritrovo non solo per pregare ma anche per discutere, vedere film, organizzare feste.
Un libro che inevitabilmente si nutre di autobiografismo, anzi ne avremmo gradito una più ampia concessione, perché proprio laddove riesce a fondere motivi intimi e personali a ragioni storiche e collettive Buffoni dà forse le migliori prove della sua prosa. (Del resto questi sono anni in cui sembra trovare piena conferma l'intuizione di Brodskj che l'unico modo di raccontare sia l'autobiografia: si pensi a Philippe Forest o ad Albinati e Trevi, oppure allo stesso Saviano).   Flavio Santi

I vostri commenti
La Recherche redazione@larecherche.it (13-03-2009)
[...] Il suo narrare è, a tratti, volutamente altezzoso e provocatorio, riuscendo a far convergere, in questo modo, l’attenzione del lettore su tematiche fondamentali, storiche, sociali e morali: “[…] Ti stavo dicendo che l’esperienza dei soviet è finita male perché mancò la possibilità che fosse una libera scelta anche per chi sarebbe venuto dopo. Da qui la rigidità […] Il comunismo può essere solo il frutto di una libera scelta. E questo vale per atlantide, la città del sole, il regno di utopia. Sono quarant’anni, vedi, che io tento di capire le ragioni dei marxisti. E dei cattolici. Per una volta vorrei che si ascoltassero le mie […]”. Come si fa a non rimanere coinvolti da questo libro che all’inizio appare ostico ma che, pian piano, dona riflessioni acute e decisamente fondamentali sul nostro essere individui e persone sociali? [...] Buffoni non ha certo peli sulla lingua, un libro che non risparmia trasalimenti, vi si leggono pensieri forti. Tematiche usualmente approcciate con paradigmi cattolico-cristiani, vengono affrontate dal punto di vista ateo e razionalista, ci si trova messi sotto sopra, poiché, volenti o nolenti, in questa nostra Italia, siamo pregni di pensiero cattolico, la qual cosa ha aspetti positivi, sicuramente per l’amore universale che viene propugnato, ma che, quando degenera in bigottismi, può diventare la più devastante delle ideologie. In relazione agli omosessuali: “La mentalità corrente, fomentata dalla Chiesa Cattolica, recita che noi dobbiamo essere ‘accolti’. Prova a vedere come ti accolgono se ti presenti per mano al tuo compagno e dici che sei felice e vorresti costruirti con lui una vita normale, e magari che sei disponibile ad adottare un minore…”. Ebbene, è noto che i peggiori razzismi spesso hanno il loro miglior humus in seno alle comunità cattoliche, si vedano, nel corso dei secoli, le persecuzioni agli ebrei, agli omosessuali, ai neri, e a tutti quegli stati sociali che, contrariamente a quanto insegnato dal Cristo, vengono relegati ai margini della vita di fede. [...]
Voto: 5 / 5

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