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Pierantozzi Alcide - Uno in diviso |
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Titolo | Uno in diviso |
| Autore | Pierantozzi Alcide | Prezzo Sconto 10%
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€ 10,80
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 1,20)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2006, 176 p., brossura |
| Editore | Hacca
(collana Duepunti) |
| | Disponibile anche in ebook a € 5,90 |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Taiwo e Kehinde sono gemelli siamesi. Il loro corpo dotato di due busti e di un solo paio di gambe ha la forma di una ipsilon, come la lingua di un serpente. È solo la prima di una serie di immagini fulminanti, di una successione di pagine fosche e splendenti. "Uno in diviso": io, l'Italia, due gemelli con il corpo a forma di ipsilon, la Chiesa, l'aborto, i Pacs, l'omicidio, il terrore di uno sfruttamento fisico e intellettuale, il terrore di una spaccatura. Un romanzo che è un presagio, una fulminante premonizione. Una storia, firmata da un autore di vent'anni, che descrive il crollo delle dicotomie contemporanee e ricorda il Pasolini degli ultimi film.
Recensioni 1 - 20 di 25 recensioni presenti. Media Voto: 4.4 / 5giuseppe (06-04-2009) orrore, poesia, corpo, sangue, filosofia, natura. il tutto miscelato con una naturalezza e un'eleganza senza precedenti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giada (25-01-2009)
Uno in diviso, esordio cult nel 2006 di un Pierantozzi appena diciannovenne, resterà per sempre una pietra miliare dei nostri anni. Molto più delle strade ambiziose che l’autore ha seguito col passaggio a Rizzoli.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
flavia macchia (16-01-2009) se continua su questa strada, pierantozzi sembra essere pronto a diventare il rappresentante più adatto delle generazioni del dopo chernobyl, e lo dico senza ombra di orgoglioso sensazionalismo da quarta di copertina, anzi con una forte inquietudine.
le immagini proposte (perché è un libro profondamente visivo) riescono a provocare una reazione emotiva forte nel lettore, più di quanto non facciano talvolta le vere carneficine mostrate al telegiornale, ridotte inconsciamente al concetto del "buon vecchio succo di pomodoro". trova il modo di risvegliare traumaticamente le sensibilità anestetizzate.
la lingua è curata fino alla maniacalità senza darlo troppo a vedere; i due personaggi sono costruiti come simboli polari (è l'autore stesso a definirli "buono" e "cattivo"), salvo poi mischiare le carte in tavola e confondere il Bene e il Male mettendo in dubbio l'esistenza nel mondo di differenze così nette.
vorrei non aver dovuto apprezzare così tanto questo libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Chiara Cirillo (24-09-2007) E', questo di Alcide Pierantozzi, un lungo apologo "laico", pieno di metafore freudiane che stabiliscono un autentico legame con l'animalità che ammorba l'uomo post-moderno portandolo a discettare con fredda e velenosa rabbia su quelle cose della vita che sono talmente ovvie da non dover essere neppure sottoposte alla coscienza: cioè l'assassinio dell'aborto, l'egoismo della morale cattolica, la vita che è vita uguale per tutte le creature, siano esse serpi, insetti o capi di stato. A fare da contrappunto a questi temi è un doppio uomo a forma di Y con doppia voce narrante (un invenzione narrativa unica e geniale dove l'uso della virgola tra i due protagonisti gemelli non si capisce fino a che pounto unisca e fin dove separi), davanti ai legami tra latte e sperma, insetto e uomo-insetto, protagonismo e riscatto delle voci marginali....Non so...ho letto questo piccolo capolavoro mesi fa, e ancora ci penso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gr3gg greggthegrimreaper@hotmail.it (31-08-2007) Alcide Pierantozzi era uno sfocato ricordo della mia infanzia.Dopo averlo incontrato di nuovo dopo tanto tempo,mi sorpresi non poco quando sua madre mi disse : "mio figlio è uno scrittore".Scrittore.Una parola che mi ha sempre affascinato.Una parola che mi è appartenuta dalla più tenera età.Che ho sempre voluto far mia,ancora senza riuscirci.Guardando questo ragazzo dinoccolato,dallo sguardo dolce e di poche parole,ritrovai quel fuoco che aveva alimentato la mia infanzia e la mia preadolescenza.Ritrovai il sogno.E leggendo il suo libro,ho ricominciato a scrivere.Chiamatelo talento,puro genio,intellettualismo fine a se stesso,chiamatelo come volete.Ma leggendo "Unoindiviso",io ho scorto soprattutto qualcosa che va oltre tutto ciò : Coraggio.Il coraggio di raccontare non solo il male e il dualismo che è parte della nostra esistenza attraverso una nuova,brutale,ottica,ma anche la forza di affrontare il nero della mia (nostra) terra,sapendo che,inevitabilmente,"la gente chiacchiera".Spero di trovare questo coraggio.Spero di scalare le vette della sapienza e dell'arte come mi hai augurato.Spero di riuscire a sopportare la conoscenza che verrà.Spero.E ti ringrazio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Pasolina (29-08-2007) Mi dicono che ho a disposizione 2048 caratteri, ma per farne cosa? A me bastano poche parole: abbastanza deludente. Un titolo bellissimo per un racconto che in due parole definirei: snob epigonale. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Alessio (29-08-2007) Un cazzotto nella pancia per farti sapere che sei il frutto di una noia soprasensibile. Un pugno che ti sdoppia, ti dà uno specchio virtuale in cui cercherai inutili collimazioni dei tuoi profili. Da astenersi se non si è all'altezza. Pericoloso, bellissimo, affascinante. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mariano mariano.cicuti@libero.it (18-06-2007) Il libro è da leggere a tutti i costi... forse è difficile capirne il senso, ma andando oltre il testo si troverà la verità che nasconde!!
Si intuisce che è una cosa grossa. Parola mia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulia giuliafarnesi@libero.it (27-05-2007) Che dire? Bello e, soprattutto, salvifico. Ti riscatta e ti consola. Riesce a mostrare il male senza nessun autocompiacimento e con grosso pudore. Aspettiamo l'autore alla seconda prova... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo Cappelletti (25-05-2007) D'accordo con Flavia, sarebbe da studiare nelle scuole di scrittura creativa. Campione di stile e pulizia: tra Miller e Testori.
Massimo C. (compaesano estimatore dell'autore) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Flavia (03-05-2007) Un libro in effetti superiore a tutte le medie pensabili. Iperbolico, duro, maturo. Si sentono Céline e Pasolini, ma Pierantozzi miscela il tutto con sapienza da profeta. Ammetto di aver fatto molta fatica a capire certi punti un po' troppo intellettuali, nel complesso giudico il libro Alto. Da leggere e, soprattutto,rileggere. Un grosso incoraggiamento a questo ventenne pieno di stoffa e cultura! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ely (08-02-2007) Geniale... E questo Pierantozzi è così sexy!! Baci Ely :) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele (08-02-2007) Secondo me troppi elogi per un libro sicuramente ben scritto ma, come si dice, niente di nuovo sotto il sole... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Samantha (08-02-2007) Semplicemente meraviglioso e più che mai attuale per la straordinaria capacità di Pierantozzi di saper leggere negli abissi più reconditi dell' animo umano. "Furono i serpenti a rovinarmi la vita". Con queste agghiaccianti parole esordisce il doppio protagonista, preludio questo di una storia altrettanto agghiacciante. L'uomo del sottosuolo prova nel suo cuore un lacerante sentimento di odio e di disprezzo nei confronti del mondo che lo circonda, di cui non si sente veramente parte, e nei confronti di se stesso e per questo motivo soffre di un dolore così forte da non riuscire a vivere concretamente. con i gemelli si definisce inoltre l' eccesso di coscienza come una malattia dal momento che essa gli impedisce di agire e di dominare gli eventi della propria vita. Quest' uomo è dunque un inetto a vivere, è un morto in vita, si sente un diverso e un eterno incompreso; soffre di un male sottile e difficile da combattere, quel male che Montale definirà "male di vivere" , contro cui tutto è vano. Tristi e desolate sono queste memorie come del resto triste e desolata è talvolta la natura umana. Capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pietro (12-12-2006) Spero la sig.ra Kristoff non sappia leggere e parlare in italiano e che non venga a sapere che è stato pubblicato un libro che ha preso la storia de "la trilogia della città di K" e l'ha distrutta. Il libro in assoluto più inutile che abbia mai letto. Mi astengo da ogni commento sulla "riflessioni" personali dell'autore. Da evitare. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Christian (15-09-2006) Non è un egocentrico... semmai egosensibile, che a seconda dell'ottica si può interpretare in positivo o in negativo.
Io l'interpreto in positivo, anche se ho ultimamente cambiato idea sulla violenza utilizzata in forma "allegorica" nelle opere di narrativa...ma questo è un altro lungo discorso.
Saluti Christian Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Siddharta (09-07-2006) Pierantozzi è un egocentrico, e questo libro è una serie di corbellerie pseudo-filosofiche... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Gay.it (recensione) (25-06-2006) Taiwo e Kehinde sono due gemelli siamesi: hanno un solo paio di gambe, un solo sesso, ma due busti, quattro braccia, due teste, persino due personalità contrastanti. Pare che uno sia il fratello buono, l'altro quello malvagio. Della loro infanzia trascorsa nella campagna vicino San Benedetto del Tronto, conosciamo le figure del nonno e poi del padre, di cui provocheranno la morte e del cui cadavere si ciberanno. Li vediamo poi a Milano, impiegati in una sauna gay dove accolgono gli avventori protetti dal bancone che impedisce di scorgere la parte inferiore del loro corpo; qui, nascosti in un anfratto che permette di vedere ciò che avviene in uno dei camerini, saranno testimoni compiaciuti di delitti orrendi dal vago sapore splatter. Nel loro appartamento, in cui amano discutere di filosofia, compiono crudeltà inimmaginabili ai danni di due straniere capitate per caso alla loro porta. Tutto questo sangue li porterà a tornare al paese natio, inseguiti addirittura dal demonio in persona. Uno in diviso è l'agghiacciante romanzo d'esordio del ventunenne Alcide Pierantozzi, studente di filosofia alla Cattolica di Milano; e infatti il libro è intriso di citazioni più o meno dotte che ne fanno un'opera concettuale. Ma non è questo l'aspetto del romanzo che colpisce di più; ciò che emerge è la veemenza passionale con cui solo un giovanissimo autore poteva mettere su carta il difficile rapporto con la vita, l'attrazione incontrollabile verso la morte e i suoi simboli, l'impossibilità di trovare una identità univoca con cui incarnare l'immagine sociale. Un romanzo per stomaci forti, per menti appassionate o magari per curiosi della filosofia.
Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 25
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