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Pierangelini Cinzia - Un' altra Julia | Nitto è un uomo duro, legnoso, il suo sogno è possedere un grande fondo. La nascita di una nipote, Leda, lo riempie di speranza: attraverso un matrimonio combinato potrà finalmente ingrandire il suo regno. Tutto pare procedere secondo i suoi progetti e Leda a tredici anni si ritrova fidanzata con Tindaro, figlio adorato di Tino ed erede della sua terra. Ma come in un vero incubo la situazione precipita, una disgrazia inimmaginabile si abbatte sulle famiglie e la bella Leda diventa "un mostro" di cui la gente sussurra con timore. Sarà un poeta, candido come un eremita, ad aiutare la "donna volpe" a sopravvivere a un destino terribile.
Renzo Montagnoli (23-09-2009) Ambientato in Sicilia, la territorialità della storia ha un peso determinante, con la figura di Nitto, padre-nonno padrone che richiama la brutalità del maschio dominatore. Vive solo per esprimere la sua potenza di ricco proprietario terriero e che alla nipote Leda, così bella da fanciulla, cresca la barba sul viso sì da farla somigliare a una volpe, importa poco e niente, tanto in ogni caso è oggetto di scambio, un mezzo per aggiungere altra terra a quella che già possiede.
Se di primo acchito l’impressione è quella di un romanzo di appendice, pagina dopo pagina, pervasi da quel senso di pietà che così bene l’autrice è riuscita a infondere, ci si accorgerà che invece è una drammatica denuncia della condizione dei diversi, a cui tutto è negato in una vita di cui si attende solo la fine.
Se magistrali sono le caratterizzazioni di Nitto e di Leda, devo dire che quella di Sostene è semplicemente stupenda e il richiamo alla figura di uno che si esprime in versi, curioso per tutto ciò che è di questo mondo in quanto poeta e anche per l’infanzia trascorsa fra le mura di un convento di suore, è l’antitesi della morbosità generale di chi vorrebbe vedere la donna barbuta per il solo piacere di provare stupore e sgomento. Anche lui ha questo desiderio, ma non è il suo viso volpino che l’attira, bensì il desiderio di conoscere un essere umano così provato dalla disgrazia, una curiosità che non è repulsione, ma accettazione. Anche i personaggi apparentemente minori sono tratteggiati con rara abilità, e così trovano una collocazione nella trama non come comparse, ma come parti integranti e necessarie, con la figura chiave di nonna Rachele, che costituisce l’ossatura dell’intera narrazione, nella sua trasformazione da donna remissiva e succube a essere razionale e pragmatico.
La storia finisce logicamente, nell’unico modo possibile, e quella chiusura cala il sipario su una rappresentazione di elevato pregio, il miglior romanzo, secondo me, di Cinzia Pierangelini.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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