|
|  |
Simone Paradisi (01-06-2009) Per un appassionato del genere, questo libro di Andrea Viti può essere letto agevolmente in un'ora. Il ritmo con cui si è risucchiati nella narrazione è proporzionalmente inverso alla velocità dello svolgimento della vicenda.
In effetti, la maestria di Viti sta proprio nel mantenere in vita, dall'inizio alla fine del racconto, l'atmosfera cupa degli esordi senza lasciar filtrare, sullo scenario degli eventi, altra luce che non sia quella della luna o dei fulmini.
Fanno un errore, i nostri notturni esploratori di quello che fu un tempo un ospedale psichiatrico: affrontare con gli strumenti della ragione un luogo che dell'umana ragione non conobbe mai la luce.
E sarà proprio la follia la via per uscirne indenni; non prima però di aver compreso, dalle ombre del passato, quello che altri uomini non si erano mai dati animo di comprendere.
Benissimo ha fatto infine Viti a non dare nomi e cognomi a troppe cose. Nel racconto si incontra solo un nome proprio, e questo non appartiene a un protagonista della vicenda. Dei tre esploratori notturni, è nota soltanto l'iniziale.
D'altra parte, perchè fare diversamente? L'essere inumano che, nel racconto, fronteggia gli umani è noto a tutti noi.
Senza dargli un nome, l’abbiamo incontrato più volte.
Nei nostri incubi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
| |