|
|  |
Undici gioielli scuri. Undici storie eleganti e terribili. Un viaggio allucinante nei territori dell'incubo, dove sarete condotti per mano dal burattinaio nero: Ian Delacroix.
10 recensioni presenti. Media Voto: 4.2 / 5ragazzo immaginario (09-01-2010) Ho letto questo libro per caso e sono rimasto stupito di trovare finalmente un libro dell'orrore come si deve. Ci sono storie, ci sono atmosfere, e ci sono personaggi particolari. Potrebbe piacere sia ai vecchi lettori di Urania sia ai più giovani che amano le atmosfere dark alla Tim Burton. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ayame landofdreams.staff@gmail.com (22-01-2009) Era da molto, moltissimo tempo che desideravo leggere Abattoir...le mie aspettative, con il tempo, sono cresciute sempre di più ed ero preoccupata che, come sempre quando si attende con ansia qualcosa, le aspettative venissero deluse.
E invece...sorpresa. Mi sono bevuta le undici storie una dietro l'altra, avida e ansiosa, in meno di tre ore.
Abattoir è un vero e proprio gioiello, una raccolta di racconti dal sapore oscuro, terrificante e piacevole al tempo stesso.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Egon Spengler (30-09-2008) Alcuni episodi di questa raccolta sono validi e ben riusciti (vedi "Il Funerale"). Purtroppo il tentativo dell'autore di creare atmosfera spesso si trasforma in noia e alcune buone idee si perdono per strada. Peccato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Angel (04-04-2008)
Finalmente l’ho letto anch’io !
Non vedevo l’ora perché seguo questo autore da diverso tempo, trovando ogni sua opera sempre molto affascinante grazie soprattutto alle atmosfere di sogno-incubo che riesce a rievocare in modo così esteticamente ammaliante. “Abattoir” è sicuramente una raccolta molto interessante, come le precedenti, che oltre a riuscire nel suo compito principale, ovvero trasportare in piccoli universi paralleli, carichi di significato e suggestioni nascoste, da’ modo anche di riflettere… almeno per quel che mi riguarda, senza anticiparvi nulla, posso dirvi che una delle cose che mi ha sicuramente colpito di più è stata la psicologia con cui i protagonisti degli undici preziosi racconti spesso si avvicinavano ai propri incubi…
Incubo e sogno… due opposti apparentemente distanti, ma che appartengono entrambi allo stesso “piccolo” regno, ad “Abattoir”, un prezioso gioiello riuscito a sconfinare nella nostra realtà grazie all’arte sapiente del nero burattinaio Ian Delacroix.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Bobbi enjoy.the.silence@hotmail.it (21-02-2008) Comincio con una valutazione che obbedisce solo ad un criterio "irrazionale" cioè senza essere dipendente da alcuna caratteristica ben definta: il libro mi piace.
L'ho trovato subito accattivante, a cominciare dal titolo del primo racconto, L'oratorio di Natale, che è uno dei miei preferiti. Ottima capacità descrittiva, brani molto evocativi, atmosfere cupe (ma al punto giusto...nessuna forzatura), personaggi ben modellati. Tensione e brividi e non a buon mercato: niente scappatoie. Ho notato una certa insistenza nel tema del palcoscenico/teatro/tendone/sp ettacolo, che, se non sbaglio, è presente in almeno tre racconti; rappresentazione sempre malvagia, comunque.
Lo stile è piano, i periodi fluenti, il lessico è appropriato, non troppo ricercato (l'eccessiva ricercatezza la considero un difetto, generalmente; poi, dipende dal contesto) ma assolutamente non banale.
Sbaglio forse nel vedere parecchie influenze letterarie (omaggi?)?
I racconti che ho apprezzato di più sono il già citato L'oratorio di Natale, Vieni, tra le mie braccia, la trilogia della Scatola, Silenzio lunare (la perfetta ambientazione giapponese mi ha fatto impazzire). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luca (02-02-2008) Ho trovato in questa raccolta ciò che solitamente cerco in un libro: evasione dalla realtà e, al contempo, l’impressione che i protagonisti e il susseguirsi degli eventi siano appunto “reali”, contrapposizione che può sembrare contraddittoria, ma che invece è una peculiarità della narrativa, in particolare di quella fantastica (intesa nell’accezione ampia del termine). La scrittura è impiegata dall’autore in maniera duttile, quasi fosse un vestito da scegliere meticolosamente in base all’avvenimento e agli invitati (storia e personaggi). Ci troviamo così di fronte a scelte lessicali e registri diversi, comunque lo stile si mantiene tutto sommato asciutto, scevro da ridondanze e inutili virtuosismi fini a se stessi, anche se a sprazzi più ricercato. Se poi proprio si vuole cercare un difetto, tra l’altro veniale, lo si può a mio avviso trovare nei dialoghi che, seppure funzionali, non sempre appaiono verosimili. Venendo ai racconti, devo dire che ho apprezzato molto la claustrofobia dei freddi corridoi dell’oratorio (che atmosfera!), il grandguignolesco mattatoio, la superba trilogia delle scatole e… no, no, forse sto commettendo un errore nell’esprimere un parere sui singoli episodi, ché altro non sono che i tasselli di un mosaico da ammirare nella sua interezza. “Abattoir” è un prodotto (che brutta parola!) curato in ogni aspetto, dalla copertina all’editing, dalla scelta di un’omogeneità di contenuti a una disposizione dei racconti tale da scandire il giusto ritmo di lettura. Insomma, una gradita sorpresa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vampyr (17-01-2008) Da qualche tempo, circolano recensioni e discussioni sulla nuova fatica del burattinaio nero, Ian Delacroix. Tutti pareri che definire positivi è quantomeno eufemistico. Così ho comprato il libro e l'ho divorato tutto in poche ore. E la mia sarà una recensione non meno positiva di quelle che già trovate in giro, perchè "Abattoir" è un signorissimo piccolo capolavoro.
Quando "Abattoir" è uscito, pensavo fosse un romanzo. Più che altro ci speravo, perchè lo stile di Ian Delacroix è elegante e ipnotico, come ho potuto piacevolmente constatare leggendo il suo lavoro precedente, "(de)composizione di viole", e sarebbe stato interessante vederlo applicato a un lavoro lungo. Invece, ho appreso che "Abattoir" era una raccolta di racconti. Ma dopo aver letto il libro, il fatto che non fosse un romanzo non mi interessava più di tanto, perchè "Abattoir" è uno dei prodotti migliori che mi sia capitato di leggere ultimamente. Undici racconti ben congegnati, ben scritti, che nulla hanno da invidiare ai racconti di autori ben più affermati, italiani e non. Le parole di Ian sono pura poesia, ti cullano, trasportandoti in un universo nero, ambiguo e terrificante. Impossibile non rimanere estasiati di fronte a racconti come "Mattatoio" e "Silenzio lunare" (quest'ultimo davvero una perla), passando per la trilogia delle Scatole, finendo con il bellissimo "Alla deriva". Lo stile dell'autore è molto maturato rispetto ai suoi precedenti lavori (comunque di buona fattura), mantenendo però delle caratteristiche peculiari, come l'ambientazione italiana, la ricerca di simbolismi, un lessico affascinante e avvolgente. Bravo Ian e bravi anche quelli delle Edizioni XII, che hanno creduto in un autore troppo sottovalutato dai grandi editori italiani. E il mio consiglio è di tenere d'occhio Delacroix, è uno scrittore che farà molta strada.
Leggere "Abattoir" per credere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ferdinando (07-01-2008) Ian Delacroix da anni si muove nel sottobosco dell'horror underground e sinceramente mi dispiace per lui. Mi dispiace perchè si trova in Italia, inferiore ai paesi anglosassoni per la rete editoriale e per la capacità di far conoscere al pubblico giovani autori emergenti. Perchè credetemi, se ci trovassimo negli U.S.A. o in Gran Bretagna, Abattoir in poco tempo diverrebbe un piccolo classico dell'horror. Una raccolta di undici racconti che è tra le migliori opere uscite in questi anni nel panorama editoriale italiano. Pagina dopo pagina il lettore è catturato dalla grande capacità narrativa del burattinaio nero, come ama definirsi Ian, non si può smettere di leggere, come una droga, ne vuoi sempre di più e alla fine rimani deluso delle 140 pagine, troppo poche. Ian tesse i fili della sua tela, ti fa precipitare in un abisso dal quale non puoi uscire, ti regala l'incubo in tutte le sue forme: dallo splatter del Mattatoio, all'angoscia claustrofobica dell'Oratorio di Natale, dal macabro umorismo de Il Funerale fino alla trilogia della Scatola, la vera chicca di questa raccolta. Un lavoro da promuovere a pieni voti, da leggere e tenersi stretto, perchè è un prodotto italiano, perchè è di gran lunga superiore alle ciofeche straniere che puntualmente ogni anno riempiono gli scaffali delle nostre librerie a scapito di piccole perle nostrane.
Ma oltre all'autore, è obbligatorio fare un plauso enorme alle Edizioni XII, una nuova piccola realtà che cerca di farsi largo e sopravvivere nel difficile panorama editoriale italiano. Il libro è davvero molto bello: ben curato nell'editing e nell'impaginazione, stupenda la copertina, il prezzo è più che umano e la consegna è velocissima. Un enorme in bocca al lupo ad entrambi ed un grazie per aver sfornato questo capolavoro, boccata d'ossigeno per tutti gli amanti dell'horror
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Jarkko del tempo immoto jarkko.kirlian@hotmail.it (14-11-2007) Non ci siamo.
Conosco Ian come scrittore da un po' di tempo e Abattoir è inferiore alle prove precedenti.
La poesia di Epifanie si è dissolta, e persino gli incubi di (De)composizione sono diventati rarefatti.
Questo è un libro più materiale, carnale oserei dire.
Certo, a livello di tecnica nulla da eccepire, ma mi è parsa fredda.
Le uniche prove che mi convincono sono Il Funerale (ovviamente), ideale proseguimento della Bara, e il conclusivo Alla deriva, dove ritrovo le atmosfere dei libri precedenti.
Mi auguro un ripensamento e un ritorno alle origini nelle prove future, o una virata decisa sull'ironia. Così mi disaffeziono.
Jarkko Kirlian Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Simone (14-11-2007) È nel ricordo e nel rispetto verso l’orrore più genuino e classico che fa muovere le sue dita indemoniate Ian Delacroix, sinistro narratore di paesaggi ostili e figure tentatrici.
È un universo incantatore, quello che crea parola dopo parola, dove convivono tremende aberrazioni umane e paure primitive. Un universo che è bellezza e morte, lirica e bizzarria. Come profumo di cimitero illuminato dalla luna. Cupo.
Undici racconti.
Undici storie perfide che annegano il lettore in un vortice di squisitezze maligne che richiamano una prosa ora antica e dimenticata, ora più moderna e vigorosa, ora lugubre e seducente.
È puro oblio, quello che si respira in L’oratorio di Natale, angosciante fuga di un uomo da un luogo freddo e inospitale, mentre suggestioni orrorifiche e ancestrali bagnano il terreno su cui poggia i piedi.
È disturbante immaginazione, il circo di Non chiedergli il colore dei fiori, dove rigetti della natura racchiudono perle di spropositata bellezza e di ineffabile ferocia.
È un devoto omaggio, la trilogia della Scatola. Tre racconti, con una stessa, beffarda protagonista: una scatola dalle misteriose origini. Schernitrice. Burlona. Spietata.
È buio sconvolgente, Silenzio lunare, dove Ian approda nella terra del Sol Levante per richiamare un cinema e una letteratura fatti di silenzi e di attese, dove si torturano le piccole cose.
Abattoir è un luna park dimenticato, un lungo tunnel soffocante, un continuo saliscendi emozionale. Merito anche di una scrittura ora leggermente meno ambiziosa e assetata di lessico che in passato, ma più solida, decisa, che ricerca le storie, i personaggi, l’atmosfera, lasciando in velato secondo piano il puro lirismo.
Un plauso inoltre a Edizioni XII, agguerritissima new entry nella selvaggia giungla dell’editoria, che confeziona un prodotto completo ed elegante, bello alla vista quanto alla lettura. Prezzo esiguo e tanta qualità.
Acquisto indispensabile per chiunque bazzichi il sottobosco. È questo l’horror che agogniamo, rinunciarvi sarebbe un errore imperdonabile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Delacroix Ian |
|
|