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Coltri Riccardo - La corsa selvatica | Una masnada infernale, un corteo di demoni che si muovono nel buio: nell'Italia ottocentesca, una storia di stregoni, di belve e di contagi. Primi anni del Regno d'Italia, al confine con il Tirolo. In un'epoca oscura, ma non poi così lontana dal nostro tempo, una strana ricerca coinvolge un gruppo di agenti segreti dell'Esercito Regio, formato da soldati, stregoni e medium. Qualcosa è arrivato, nelle vecchie contrade tra il lago e i monti. O, forse, è tornato. Tra armi da fuoco, amuleti e "stregherai", contrabbandieri che vagano nel buio di boschi innevati e briganti nascosti tra le pareti di case marchiate con croci, le diverse avventure convergeranno nella scoperta di luoghi proibiti, di fatti maledetti accaduti in passato, e ciò che di sanguinario e misterioso è sorto da tutto questo: la corsa selvatica. Completa l'opera l'appendice di Dario Spada, tra i più noti e stimati saggisti su miti e folclore.
Media Voto: 4.25 / 5Paolo Bruni (04-01-2010) Il romanzo non mi ha convinto. La storia di base da cui parte il tutto è davvero buona, la leggenda della caccia selvatica è un ottimo spunto per un romanzo di genere horror. Purtroppo però, man mano che andavo avanti con la lettura, mi è parso che l'autore non fosse in grado di padroneggiare a pieno tutto quello di cui voleva scrivere.
Per la prima metà del romanzo si passa per una serie di personaggi che alla fine sono inutili, che servono solo a far da presentazione alla storia che comincerà nella parte finale e che si protrarrà per una ottantina di pagine appena. Non vedevo certo la necessità di introdurre così tante figure, che alla fine scompaiono nel nulla... Poi la storia è piena di punti oscuri, certe azioni o accadimenti si devono prendere per buoni, senza che venga data la minima spiegazione al lettore. Concludendosi poi in un finale frettoloso e confuso.
Credo che se l'autore avesse dato più spazio ai propri personaggi, aggiungendo un centinaio di pagine almeno, il risultato sarebbe stato completamente diverso.
Nulla da criticare invece sullo stile di scrittura di Coltri, che nonostante tutto padroneggia più che bene la lingua, riuscendo a creare una certa angoscia nel lettore. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paola (13-12-2009) La corsa selvatica di Riccardo Coltri è un romanzo molto particolare.
Fonde l'horror con il fantastico, attingendo dalle leggende alpine e mediterranee, con una scrittura piacevole che ti porta al centro della storia e non ti permette di lasciarla fino a che non hai letto l'ultima riga.
Sono stati due giorni di lettura intensa, di associazione psicologica con i personaggi - soldati, medium, persone in qualche modo con capacità particolari nel percepire il male - e di piacevole ritorno nei luoghi dove trascorrevo le estati da piccola, quel trentino che mia nonna annunciava pronunciando la frase "chi ghe sera il vecio confine de Ala".
Ma sono stati anche due giorni di sofferenza vera perché il tormento dei personaggi che via via vengono presentati, le loro frustrazioni e soprattutto i dolori fisici a cui vanno incontro mentre la storia si svelava in tutta la sua tragicità, li ho sentiti davvero.
Non voglio parlare della trama, sarebbe come voler rovinare tutta la lettura, nè dei personaggi, perché mi sono fatta un'idea che è troppo fisica per riuscire a essere obiettiva.
Quello che voglio dire è che era da un po' che non leggevo un romanzo horror così coinvolgente, dove la storia e la scrittura surclassano di molto il livello medio del genere.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (12-12-2009) Nei primi anni del Regno d’Italia, ai confini con il Tirolo, accadono fatti strani, inspiegabili, oltre ogni umana comprensione. Qualche cosa di indefinibile è arrivato, o forse solo ritornato, mobilitando un vero e proprio esercito di soldati, di stregoni e di medium.
In un paesaggio incantevole, ma anche incantato, nel silenzio della neve che copiosa lo ricopre, sembrano materializzarsi certe storie di lontane leggende, in un’atmosfera cupa, di tensione, nella quale orrore, disperazione e brama di conoscenza riescono a convivere perfettamente.
La corsa selvatica è un romanzo dalla trama continuamente in bilico fra realtà e mondo oscuro, fra le fatiche del giorno e gli ancestrali timori notturni. E’ ambientato alla fine del 1800, ma sembra di tornare molto più indietro nel tempo, come se all’improvviso l’illuminismo dovesse ancora arrivare a far prevalere la razionalità. Sono bestie infernali quelle che avviano la corsa selvatica, ma anche gli uomini, quelli in carne e ossa, le vittime per intenderci, sono figure emblematiche dei turbamenti dell’inconscio, e non di rado prede e cacciatori.
In questo romanzo, che riesce ad avvincere il lettore nonostante ci sia un po’ troppa carne al fuoco, si ritrovano così le atmosfere di certe narrazioni dei vecchi nonni ai nipotini, frutto anche esse di una tradizione orale che caratterizza ogni comunità e in cui ogni invenzione ha un qualche fondo di verità. Ricordo io stesso di storie di lupi mannari, di streghe e di bestie diaboliche, tutti specchi delle nostre paure, di quei timori latenti che il buio fa risvegliare.
Eppure, la Katertempora, la caccia selvaggia così come tramandata nel Tirolo, nelle sue lontane origini non può essere solo un fenomeno di credenza collettiva; alla base ci deve pur essere qualche cosa di concreto, ma cosa? Notti di neve e latrati di cani? Ombre che circondano il viandante?
La corsa selvatica ha inizio; fortunato è solo chi non è la preda, ma sopratutto il lettore.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luca (10-12-2009) Una delle migliori uscite legate al fantastico dell'anno.
Accurato il background storico-ambientale. Coltri, da tempo sulle scene, dimostra di saper padroneggiare il folklore italiano e di rielaborarlo per donare un quadro di rara potenza.
Sorprendente.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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