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mario valeri (04-05-2012) Se ci si limitasse a scorrere l'ultimo capitolo, quello che l'autrice confessa di avere scritto per primo, ci si potrebbe facilmente ingannare, confondendo "33 giri" con una delle tante scimmiottature nostrane di un qualunque "I love shopping", in grado di far sorridere le signore sotto l'ombrellone elevando il livello delle letture rispetto agli Harmony che avevano spadroneggiato prima della Kinsella, e nulla più. No, dietro il semplice schema di diario settimanale e dietro la descrizione asciutta di un'esistenza che, nonostante le bizzarrie domestiche e professionali, è in fondo tremendamente normale, la seconda fatica letteraria di Bruna Borzi rivela una complessità molto meno epidermica di certi romanzi al femminile, caratterizzata da un'ironia cupa, che fa capolino improvvisa proprio quando il tono della narrazione comincia a farsi importante, e da un sottile senso di frustrazione esistenziale che nasce dalla descrizione dell'universo lavorativo della protagonista, ma che poi si fa largo con grazia anche negli altri contesti evidenziati, conferendo senso e spessore a un testo che, rinunciando del tutto a raccontare una vicenda o a costruire un intreccio narrativo, avrebbe altrimenti vissuto solo del tocco leggero dell'autrice. Un tocco spesso divertito e sempre sincero, che la nota finale sembra rivelare anche autobiografico, nel quale è piacevole imbattersi e inoltrarsi, salvo rimanere, a lettura finita, con un sorriso velato da una vaga sensazione di amaro in bocca. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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