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Sozi Sergio - Intervista a Claudio Magris |
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Titolo | Intervista a Claudio Magris |
| Autore | Sozi Sergio | | Prezzo |
€ 5,00 |  | | Dati | 2010 |
| Editore | Historica
(collana Saggi) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 settimane | | 
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Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (13-06-2010) L’intervista è un vero e proprio dialogo, fra un uomo di frontiera come Magris e un italiano proiettato nella complessa realtà di quella frontiera come Sozi; la stessa inizia prendendo spunto da Microcosmi, il romanzo dell’autore triestino che ha avuto come riconoscimento il Premio Strega, e in particolare dalle pagine riguardanti il Monte Nevoso (Sneznik). Non ho letto questo libro, ma sono dell’opinione che quel rapporto-conflitto tra uomo e natura non possa che suscitare il mio più pressante interesse. Credo che Magris abbia saputo cogliere quel problema esistenziale che, nel mentre ci porta a fuggire da una vita convulsa e irrazionale, ci pone di fronte anche a un dilemma, un dubbio amletico sui motivi della nostra presenza e sull’accettazione di essere umili parti di un caos perfetto.
Non vado oltre, evitando anche di riferirmi alle successive domande, perché l’interesse diretto e immediato che può offrire solo la lettura del libro finirebbe inevitabilmente con il disgregarsi, tentando un lezioso e tutto sommato inutile riassunto.
Il breve saggio invece sulla citata lettera al Corriere della sera è l’occasione, ghiotta, per Sozi, che ovviamente condivide i contenuti di quest’epistola, per rivendicare la nostra italianità, tema a lui sempre caro, al punto da costituire l’oggetto delle sue opere di narrativa, e che si tratti di un uso corretto della nostra lingua, oppure della riaffermazione di una comune nazionalità, le cose non cambiano.
Bella, ironica, anche sarcastica è la lettera di Magris, puntuale, esauriente e senza retorica ne é il commento di Sozi.
Quindi ci troviamo di fronte a un libro strano, senz’altro di estremo interesse, parole distillate per compendiare concetti e forme in modi più che corretti, decisamente comprensibile, l’ideale per una lettura gradevole, ma che induce a frequenti riflessioni. Gli antichi romani, ma anch’io, lo definirebbero con una semplice, ma efficace locuzione: jucunde docet.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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