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Dadati Gabriele - Piccolo testamento | In un'afosa notte di giugno un giovane di neanche trentanni si sveglia, si alza dal letto nel quale giace una ragazza che non ama ed esce sul terrazzino a fumare. Ripensa a Vittorio, intellettuale cinquantenne, uomo curioso e rigoroso, amabile e solitario, morto un mese prima: un tumore al cervello gli ha mangiato il corpo, la libertà, la parola. Il giovane era diventato, non per obbligo scolastico ma per elezione, il suo allievo. Quasi il figlio adottivo. E la morte del padre adottivo ha fatto coagulare in lui le sostanze più preziose dell'insegnamento ricevuto: la passione argomentativa, la disponibilità, il sentimento di essere custode di un bene. Questo si racconta in Piccolo testamento, romanzo intessuto di esperienza vera. La storia di un'educazione, di una perdita e di un'eredità. Una storia molto personale, certo, ma anche un capitolo di storia di questa Italia che va in disfacimento, e forse morirà, senza lasciare ai propri figli un'eredità precisa: un'educazione al lavoro del pensiero, un gusto per la bellezza, un desiderio di nitidezza, una capacità di dire sì e di dire no. Il giovane è uno di quei figli d'Italia che, grazie al gioco del caso e al proprio merito, quell'eredità è riuscito a conquistarsela, accettando insieme la responsabilità che ne consegue.
Sara Orioli sara.orioli@yahoo.it (15-10-2011) Carino questo romanzo che ho comprato fidandomi di una casa editrice che mi ha donato belle sorprese. Ci sono molti spunti, peccato che molti siano tali, c'è il mondo visto con gli occhi di un giovane che si nasconde in pubblico e sotto sotto trascrive tutto. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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