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|  | C'eravamo tanto amati - DVD |
Tre ex compagni di lotta partigiana si dividono dopo la guerra per ritrovarsi di tanto in tanto intorno al tavolo di una modesta trattoria della vecchia Roma che è testimone del loro cambiamento e del cambiamento del Paese.
1975 - Gran Premio Festival di Mosca
Mauro Lanari con Orietta Anibaldi haldullea@libero.it (21-02-2012) Dichiaratamente debitore verso De Sica e Fellini, neorealismo e realismo magico, disincantata analisi della condizione umana e squarci di teatralità, sprazzi lirici, lampi surreali, questo film del '74 sembra trasporre su pellicola quanto riscontrato poco tempo prima, nel '70-'71, dallo psicologo sociale Tajfel col cosiddetto "esperimento Klee-Kandinskij", a tutt'oggi non falsificato: siamo predisposti ai giochi a somma negativa pure nell'eventuale disponibilità di risorse più o meno illimitate. I gruppi della resistenza partigiana erano altrettanto fondati su un nemico comune d'abbattere, su un disvalore da distruggere invece che su un valore condiviso da costruire, un ideale da realizzare, attuare, edificare. "La pace ci divise" poiché già esiste nelle nostre indoli il marcio dell'amicizia vissuta solo come unione delle forze per guerre e belligeranze. "Vincerà l'amore o l'amicizia?": con presupposti del genere, anche l'amore degrada a strumento di rivalsa e ogn'istanza benigna diventa velleitaria. "Volevamo cambiare il mondo, invece il mondo ha cambiato noi": falso, non è mai cambiato nulla e nessuno, i periodi storici "rigenerazionali" fanno semplicemente decantare l'onnipresenza d'una discordia sempre pronta a esplodere non per ragioni comprensibili bensì per un atteggiamento ancora non disinnescato, l'auto/etero-distruzione a prescindere. Scola però oltrepassa la psicopatologia sociale addentrandosi nell'ancor più enigmatica psicopatologia individuale: non c'è personaggio del film che non manifesti un'intrinseca contraddittorietà nei pensieri e nei sentimenti, vittima senza dolo né responsabilità d'un destino ideoaffettivo a dir poco ambivalente. Ciascuno di loro è il coltello e la piaga, lo schiaffo e la guancia, punitore di se stesso, caso esemplare d'automachìa. Forse si riuscirà a superare Tajfel solo se prima si sapranno superare Baudelaire (1857), il Reznor/Nine Inch Nails di "Mr. Self Destruct" (1994), il Fincher di "Fight Club" (1999), ecc. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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