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Alla morte del Pontefice il Conclave deve eleggere un nuovo Papa. Ma il neoeletto è preda dei dubbi e delle ansie, depresso e timoroso di non essere in grado di assolvere il suo compito. Il Vaticano chiama allora uno psicanalista perché lo assista e lo aiuti a superare i suoi problemi.
2011 - Miglior Attore Protagonista Nastro d'Argento Michel Piccoli 2011 - Regista del Miglior Film Italiano Nastro d'Argento Nanni Moretti 2011 - Miglior Produttore Italiano Nastro d'Argento 2011 - Miglior Soggetto Nastro d'Argento Nanni Moretti; Francesco Piccolo; Federica Pontremoli 2011 - Miglior Fotografia Nastro d'Argento Alessandro Pesci 2011 - Miglior Scenografia Nastro d'Argento
7 recensioni presenti. Media Voto: 3.14 / 5Robertinho (15-05-2012) Il tentativo era enorme, coraggioso, complicatissimo da gestire con equilibrio. E infatti Nanni Moretti con Habemus Papam ha realizzato un film tanto affascinante quanto incompiuto. A mancare principalmente è soprattutto un vero e proprio legame tra i due protagonisti della vicenda narrata, e soprattutto tra quello che rappresentano.
Il regista con notevole lucidità e senso estetico - il film nella prima parte è bellissimo da vedere - mette in scena la vicenda personale di Melville (Michel Piccoli) uomo di fede che, eletto Papa, non riesce a sopportare il peso di tale responsabilità e tracolla a livello psicologico. A quel punto viene chiamato uno psicanalista (Moretti) che vorrebbe tentare di aiutarlo prima di tutto con la sua scienza. Dato questo spunto potenzialmente esplosivo, la sceneggiatura poi però non mette mai veramente a confronto i due personaggi, lasciando che ognuno di loro sviluppi il proprio discorso senza che ci sia una comparazione esplicita tra le due parti. L'esplorazione del percorso interiore di Melville, che dovrebbe essere la parte portante del film, a conti fatti forse è quella più debole: la vita interiore di quest'uomo viene cioè mostrata con poesia ma non delineata in maniera chiara. Alla fine il percorso umano ed emotivo di Melville viene più accennato che realmente affrontato.
Moretti invece nel suo rapporto con gli altri vescovi del Conclave dietro la superficie della commedia tenta di far passare con forza una visione della Chiesa che ha bisogno di maggiore apertura con l'esterno, con i tempi che sono cambiati, con le influenze sia sociali che mentali di una società aperta. Tale messaggio, raccontato all'inizio con momenti davvero spassosi e con una finezza esemplare, non viene però concluso con una presa di posizione decisa, e col procedere della storia perde anch'esso la sua spinta propositiva. Moretti pare trattenersi, cercare un tono conciliatorio, e questo frena senz'altro la spinta propositiva del suo cinema. Un vero peccato! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
janez60 (21-04-2012) Soggetto e sceneggiatura decisamente interessanti, Michel Piccoli da oscar e poi il solito Nanni Moretti da...gabibbo Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giuseppe Di Caro (27-10-2011) Dopo un inizio promettente, il film si arena nei solti schemi morettiani, ma stavolta non graffia... Mi ero ripromesso di non vedere più i suoi film, ci sono cascato ancora. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Lorenzo (23-10-2011) Il film più maturo di Moretti. Toccante, suggestivo, ben scritto e recitato. Sara' forse meno personale e politico degli altri, ma sinceramente nel raccontare la storia di un uomo che e' schiacciato dal peso del suo compito e ritiene di non sentirsi all'altezza, io una chiara lettura politica ce la leggo. Una grande prova di cinematografia. E voi che scrivete, giudicate il Moretti artista. Il Moretti uomo lasciatelo da parte quando guardate suo film. Vi risparmierà tempo e fatica nello scrivere critiche assurde, paroloni da antologia di letteratura, sproloqui politici. E vi farà forse godere un film che e' in grado di insegnare, commuovere, far sorridere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
S/T Daniels (19-10-2011) Capolavoro di Moretti, un'opera che conferma la capacità di un autore capace di girare film complessi camuffati da una semplicità così lampante da sembrare a molti superficiale (questo forse è l'unico "difetto" che gli si può imputare). Una regia sobria, invisibile, in un ambientazione che a chiunque altro avrebbe dato alla testa. Michel Piccoli vergognosamente non premiato a Cannes (dovevano dare per forza un premio a "The Artist" e hanno scelto per il miglior attore), Moretti ottimo nel ruolo dello psicanalista che trascina il corpo cardinalizio in una spirale regressiva cui fa da contraltare lo sviluppo (incompiuto, così come il torneo)e l'evoluzione di un uomo che cerca di sfuggire l'ordine simbolico e non solo: il suo non è un rifiuto al potere, come molti hanno creduto, ma un'umana quanto umile incapacità di essere all'altezza del ruolo che gli altri hanno scelto per te. Fotografia perfetta di Alessandro Pesci, musiche discrete di Piersanti, scenografie e costumi magnifici. Tutto funziona in questo film, almeno nei termini della "logica morettiana". Dopo la morte di Moretti (il più tardi possibile, si spera!), sarà ricordato come il suo film più felice, statene certi. (considerando quelli finora fatti). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Paola (15-10-2011) Molte aspettative per questo film di Moretti... un film a mio avviso strapazzato a dovere dai: "questo lo posso dire? Lo posso fare?Rompo le scatole a qualcuno?" Lo salva la splendida recitazione di Michel Piccoli , Piccoli entra in una parte di assoluta sofferenza che è plausibile, bello anche il senso di "finito" o "ultima recita" che pervade il film ... lo psicologo è solo un narcisistico omaggio a se stesso, da parte di Moretti...ma forse vuole dirci che non sa che fare del film e quindi ci gioca non a palla prigioniera, ma a un vero torneo di pallavolo...alla fine nulla cambia è stata solo una parentesi a cui pochi hanno creduto. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Mauro Lanari haldullea@libero.it (21-09-2011) Dìo è morto, Freud è morto però "lui", progressista girotondino, se la passa niente male. Il senso implicito di "Habemus Papam" comincia e finisce qui, con un soggetto risolvibile nel tempo d'uno spot o d'uno sputo. Diluire per la durata d'un lungometraggio una tesi sintetizzabile con un semplice slogan è involontariamente ridicolo. I problemi globali hanno raggiunto un livello di complessità non più gestibile, e Moretti inscena la condizione postmoderna di crisi di decidibilità (e non di "responsabilità" o "adeguatezza") nell'ambito delle due principali agenzie di "cura dell'anima" e d'"erogazione del Vero", quella religiosa e l'atea. Il tonfo grottesco consiste, per contrappasso, in quanto d'interessante hanno da dire queste due istituzioni sulla persona e personalità del regista che, viceversa, le rende oggetto d'una critica unilaterale e monodiretta. Cattolicesimo e psicoanalisi convergono nel giudicare come essenziale soprattutto ciò che s'omette, e le quasi due ore d'omissis morettiano ci occultano la sua specifica strategia di sopravvivenza, fare l'artista engagé, usare il cinema per propagandistico impegno politico, una sorta d'arma più o meno impropria da sfruttare in particolari occasioni tipo le tornate elettorali. La caimanite resta a riposo nel 2011, annata a quanto pare libera da rilevanti elezioni di natura secolar-temporale ma non spiritual-ecclesiastica. E "Habemus Papam" esclude dall'odierna epoca di spaesamento e disincanto del mondo esattamente questo "non-detto" del patron della Sacher, la peculiare àncora di salvezza nella sua esistenza. "Solo un pazzo può interpretare la parte di primattore che lo spettacolo con più spettatori al mondo richiede"? Allora l'autore si bea della propria follia demiurgica e teatrale. Se "La messa è finita" già dal 1985, il cineasta moralista sa continuare a tenersi a galla aggrappato al proprio Credo partitico. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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