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Il sipario di apre sullo spettacolo di Pina Bausch Café Muller. Fra gli spettatori due uomini, seduti vicini per caso. Sono Benigno, un giovane infermiere e Marco, uno scrittore quarantenne. Qualche mese dopo, i due uomini si incontrano di nuovo a El Bosque, la clinica privata dove lavora Benigno. Lydia, la ragazza di Marco, è una torera caduta in coma durante una corrida. Benigno si occupa di un'altra donna in coma, Alicia, una giovane studentessa di danza. È l'inizio di un'intensa amicizia, lineare come le montagne russe. In quello spazio di tempo sospeso all'interno delle mura della clinica, le vite dei quattro personaggi fluiranno in tutte le direzioni, passato, presente e futuro, trascinandoli verso un destino inaspettato.
2003 - Miglior Sceneggiatura Originale Oscar [Academy Awards] Pedro Almod¾var 2003 - Miglior Film In Lingua Straniera Golden Globe
11 recensioni presenti. Media Voto: 4.81 / 5francois sanders francoissanders@gmail.com (03-08-2009) E' colpa di M. se non l'ho visto prima. Era compito suo la Rassegna stampa e la scelta dei films. Uomini che avete deragliato,affrontato litigi estenuanti e defenestrazioni, sempre con la stesa accusa :'Tu non mi ascolti!',sappiate di aver reiteratamente sbagliato. Lo dice Almodovar esortando:'Parla con lei'.
Questo film è un capolavoro che dimostra quanto Almodovar conosca la psicologia ed i bisogni delle donne (e le cadute dei loro compagni).
Stolto chi non si ravvede dopo averlo visto. Disgraziato chi lo vede da solo.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
oettam85 oettam85@hotmail.it (29-07-2007) ruspante, bagnato, incrinato, meraviglioso e con un finale strepitoso, ogni filo di stoffa, ogni particolare sembra evocare poesia, certo c' è sempre il marchio del primo Almodòvar, ma si è come trastullati, trasportati dalla melodia della musica, anche quando non c' è. Quelle coppie che ballano a ritmo perfetto nell' ultima scena mentre cadono ancora grappoli d' acqua, sono solo l' ultimo simbolo di un film che non smette un attimo di piovere sentimento
"ho abbracciato pochissime persone nella mia vita".. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elias salvatore.loglisci@virgilio.it (21-02-2007) TUTTO SU MIA MADRE è bellissimo ma questo è forse il miglior film di ALMODOVAR. La sequenza del cinema muto è di altissimo livello. Struggente il "cuccuruccu...palomba". Per non parlare della frase "l'amore è la cosa più triste del mondo quando finisce". E' questo il miglior film di ALMODOVAR. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ROBERTO'61 roberto.riva@alcan.com (19-02-2007) Film misurato ed elegante in cui i delicati temi in campo vengono trattati con indiscutibile classe e talento da un regista nel pieno della maturità. Un encomio particolare è da fare senz'altro alla rivista "Panorama" che stà facendo uscire con cadenza settimanale tutta la filmografìa di Almodovar, facendo così la gioia di molti suoi fans, tra cui il sottoscritto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
love (20-12-2006) non ci sono parole per descrivere quello che almodovar riesce a lasciarti scalfito nel cuore..la sua profondità è quasi disarmante.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Anna adoraincerta@virgilio.it (25-07-2006) Splendido. Mi ha dato forti emozioni. Uno dei migliori film di Almodòvar. Lo consiglio a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Revenhav (01-05-2005) Stupendo! "Tutto su mia madre" era un capolavoro, ma questo è (forse) anche di più. I temi sono stravaganti ma passionali ed il nudo usato dal regista non ha mai un fine erotico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marCelo (11-01-2005) Più delicato ma non meno avvincente di Tutto su mia madre. Favolosa l'interpretazione di Caetano Veloso della struggente Cucurucù paloma.Finale geniale e mai scontato come solo in pochi sanno fare. Vai Pedro che sei forte! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
patrizio (08-10-2004) Semplicemente UN CAPOLAVORO, mi è piaciuto addirittura più di "tutto su mia madre". Il maschio sempre come protagonista grande Almodovar Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele (21-09-2003) CAPOLAVORO....GENIALITA'. PIù LO VEDI PIù SCOPRI LA GENIALITà....A MIO PARERE QUESTO è "GUARDARE AVANTI"..."FUTURISMO"!
gRANDE PEDRO Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Jonathan Penderecki (19-10-2002) Dopo la grande utopia di un mondo al femminile in cui per l'uomo non vi era spazio a meno che non fosse uomo-donna (cioè l'uomo consapevole, o alla ricerca, della propria femminilità, della propria sensibilità spogliata dagli stereotipi maschili), Almodovar dipinge un grande affresco al cui centro mette due uomini-donna, relegando momentaneamente sullo sfondo la donna. Nudi, metaforicamente, questi uomini si confrontano e si integrano in una complicità-intimità che supera l'amicizia per diventare rapporto puro. Ora, può essere discutibile la scelta di Benigno, e di sicuro è l'aspetto più sconcertante del film. Ma è l'ottica stessa del melò a cui Almodovar si rivolge ad assumere toni estremi e d'amour-fou come si conviene ai grandi melò. Ciò che è normalmente raccapricciante, e sicuramente lo è, diventa qui sintomo di un bisogno d'amore così disperato da superare ogni umana debolezza, ogni fragilità e convenienza sociale. Grande opera che con la precedente fa balzare in avanti la caratura artistica del cineasta spagnolo, finalmente oltre le spernacchiate degli esordi, e tutto dentro lo scavo della precarietà dell'individuo. Bravi gli attori, delicato il senso della commozzione che non cade mai nel patetico, sincero lo struggimento dell'animo umano. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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