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Verso la fine del Millesettecento una nobildonna portoghese apparentemente fragile, con intelligenza e fermezza sposa le idee della rivoluzione, pur avvertendone i limiti e i punti deboli, e decide di lottare per l'affermazione di questi ideali. Nel tentativo di scuotere anche Napoli al vento rivoluzionario che in quel momento soffiava in Europa, all'età di 47 anni finisce sul patibolo, travolta insieme a centinaia di suoi compagni dal furore della rappresaglia borbonica. Questa donna è Eleonora Pimentel de Fonseca, poetessa, scrittrice, giornalista, un'intellettuale coraggiosa.
Gigi De Grossi gigildg@hotmail.com (02-12-2005) IL RESTO DI NIENTE è un film coraggioso che poteva essere anche bello senza quell'eccesso di intellettualismo che appesantisce la sceneggiatura e contrasta con la sintassi narrativa delle immagini molto agile e ben strutturata in un racconto di flash back incrociati. Eleonora e la serva Graziella sono personaggi femminili risolti e definiti, mentre tutti gli altri, ad eccezione forse di Filangieri, sono poco più che abbozzati, senza spessore né introspezione. Eleonora e Graziella parlano, tutti gli altri parlano per concetti e slogan politici, anche Mario Pagano e Domenico Cirillo che con Eleonora De Fonseca furono tra le intelligenze più lucide della Rivoluzione partenopea del 1799. E' come se il film avesse un solo protagonista e gli altri fossero solo figure di contorno in funzione di quello. L'azione si svolge a Napoli, ma Napoli non c'è: manca l'iconografia della città, snobisticamente occultata, mancano il mare e il popolaccio oppresso, in verità più sanfedista che giacobino, che voltò le spalle alla rivoluzione mescolandosi alla plebaglia del Cardinale Ruffo e alla sua armata sanfedista. Di conseguenza mancano gli esterni, la luce del sole, le masse. Tutto si svolge nel chiuso dei salotti e delle stanze. Avrebbero inoltre giovato al film della De Lillo, nel contesto della storia di Eleonora, note didascaliche sugli eventi della rivoluzione partenopea (di cui non si comprendono le ragioni di fondo), senza dare per scontato che lo spettatore debba già sapere. Ma anche chi sa, fa fatica a riconoscere p.e. che l'uomo con feluca e benda sull'occhio è Nelson e che il cadavere che galleggia sull'acqua è quello dell'ammiraglio Caracciolo, da Nelson fatto impiccare e gettare in mare. Nel complesso è un film che colma un vuoto su una protagonista importante della nostra storia ma è un film esclusivo che ammicca a un pubblico selezionato. Bellissime le scenografie e i costumi, con quel tanto di sporco e di infetto che sembra aleggiare su tutto. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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