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Terraferma è l'approdo a cui mira chi naviga, ma è anche un'isola saldamente ancorata a tradizioni ferme nel tempo. È con l'immobilità di questo tempo che la famiglia Pucillo deve confrontarsi. Ernesto ha 70 anni e non vorrebbe rottamare il suo peschereccio. Il nipote Filippo ne ha 20, ha perso il padre in mare ed è sospeso tra il tempo di suo nonno Ernesto e quello dello zio Nino, che ha smesso di pescare pesci per catturare turisti. La madre Giulietta, giovane vedova, sente che il tempo immutabile di quest'isola li ha resi tutti stranieri e che sull'isola non potrà mai esserci un futuro né per lei, né per Filippo. Per vivere bisogna trovare il coraggio di andare. Un giorno il mare sospinge nelle loro vite altri viaggiatori, tra cui Sara e suo figlio. Ernesto li accoglie: è l'antica legge del mare. Ma la nuova legge dell'uomo non lo permette e la vita della famiglia Pucillo è destinata ad essere sconvolta e a dover scegliere una nuova rotta.
2011 - Premio speciale della giuria Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia
Matilde Perriera (28-02-2012) Inno alla vita, di Matilde Perriera. La pellicola di Emanuele Crialese, che ha vinto il premio della giuria alla 68° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e il Premio Pasinetti 2011,è stata esclusa dalla corsa agli Oscar del 26/02/2012. Il regista,con il titolo evocativo di TERRAFERMA,richiama moltissime connotazioni gnomiche incentrate sulla perenne insoddisfazione dei giovani, l'insanabile conflitto tra radici e modernità, la difficoltà dei rapporti interpersonali, la connaturata etica della cultura del mare,arrivando persino a stigmatizzare le ferite dell'immigrazione e delle prevaricazioni. Crialese coinvolge per 88 minuti con la scelta di personaggi che si scontrano,si osservano,infine si comprendono in un plot narrativo che,inizialmente,si sovrappone ai "Malavoglia" di Verga, ma, presto, la memoria incipitaria cede il posto alla memoria generativa e il film si carica di significanti più complessi. Paolo Bonfini ha scelto la scenografia di un'isola mai specificata, tanto piccola da non risultare sui mappamondi, nel momento in cui il turismo, modifica la mentalità degli abitanti; il regista ha scelto di chiamarla ISOLA perché voleva raccontare una realtà metaforica riferibile a qualsiasi luogo separato da tutto il resto verso cui tende chi è in disperata ricerca della terraferma interiore. Nel finale si avverte l'invito di aprire i cuori sordi affinchè si cancelli un mondo intriso di sangue e di morte. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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