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Titolo | La pelle che abito |
| Titolo originale | La piel que habito | | Paese, Anno | Spagna, 2011 | | Regia | Pedro Almodóvar | | Principali interpreti | Antonio Banderas; Elena Anaya; Marisa Paredes; Jan Cornet; Roberto Álamo; Eduard Fernandez | Prezzo
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| | | Numero dischi | 1 | | Genere | Thriller | | Produzione | Warner Home Video, 2012 | | Dati tecnici | 120 min. | | | 9 Singola faccia, doppio strato (Formato schermo Widescreen) | | | PAL Area 2 | | Lingua audio | italiano, Dolby Digital 5.1 - inglese, Dolby Digital 5.1 | | Lingua sottotitoli | italiano per non udenti | | Contenuti | trailers |
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Da quando sua moglie è morta, bruciata in un incidente d'auto, Robert Ledgard, eminente chirurgo plastico, si è concentrato sulle ricerche per ottenere una nuova pelle, quella che avrebbe potuto salvarla. Dopo dodici anni è riuscito a riprodurre nel suo laboratorio una pelle sensibile alle carezze ma resistente alle aggressioni. Marilia, la donna che lo ha cresciuto fin dalla nascita, è la sua complice piú fedele. E per quanto riguarda la cavia umana...
Mauro Lanari e Orietta Anibaldi haldullea@libero.it (28-02-2012) Dopo la sfuriata trasgressiva, scandalistica, provocatoria e iconoclasta degl'esordi, Almodóvar s'è assestato su alcuni punti tematici ricorrenti, affrontati con una cifra espressiva sempre più pacata e classicheggiante. "La legge del desiderio" (1987), "Légami" (1990) e "Tutto su mia madre" (1999) sono state le tappe decisive e conclusive per la formulazione del suo mondo autoriale: omosessualità, sadomasochismo, disvalorialità del maschile giudicato inetto nel proporre un vitalismo incondizionato. Fin qui sapeva eludere il cinema di nicchia poiché, pur partendo da un'ottica tanto ristretta e particolare, affrontava elementi del soggetto desiderante, gl'eccessi della passione, del sentimento e del bisogno d'amore, che coinvolgono tutti. Questo suo film più recente sembra invece costruito al contrario: sotto la pelle falsa, ingannevole, subdola e infìda della nobiltà d'animo che abita e ostenta, Almodóvar si svela settario ed egocentrato come non mai. Tolta la patina d'un racconto con chissà quali risvolti del più ampio respiro, troviamo di nuovo Banderas che stavolta tenta di clonare chirurgicamente la moglie morta, però a partire da un giovane che dunque viene trasformato in un vero e proprio trans op(erato) contro la sua volontà. Ci si chiede allora se il desiderio del protagonista sia realmente il tentativo di risuscitare il legame con la coniuge defunta o se tale desiderio svolga il compito d'una razionalizzazione per soddisfare un'esigenza gay. L'ingrediente inserito nella sceneggiatura è troppo forzato per non suscitare dubbi. L'epilogo consiste nel ripudio dell'amore coatto all'opposto di "Légami" per tornare, in difesa della propria identità e delle proprie radici, a casa di mammà e all'interno della sfera femministico-matriarcale. Esito della fruizione filmica: perplessità come minimo, oppure disprezzo tout court. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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