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La vita di Sabina Spielrein, una giovane ebrea russa affetta da isterismo, che fu la prima paziente dello psicanalista Carl Gustav Jung. Guarita sperimentando i metodi del maestro Freud, Sabina diventa l'amante di Jung. Ma la relazione inaccettabile non viene mai riconosciuta. Sabina, votata al suo amore impossibile, diventa a sua volta psichiatra e, tornata in Russia, apre l'Asilo Bianco, un asilo infantile che utilizza metodi all'avanguardia. La dura repressione staliniana, che nel 1936 bandisce la psicanalisi, e la persecuzione nazista metteranno tragicamente fine alla sua vita.
Media Voto: 4.33 / 5Lore (01-04-2007) Discreta pellicola, certo non un capolavoro. Rimane a metà fra due ordini di estremi: anzitutto fra un'analisi del rapporto medico-paziente e della nascita della psicanalisi, e una biografia in chiave fortemente elogiativa; in secondo luogo fra una seria ricostruzione storiografica e una storia d'amore.
La prima metà la pellicola si concentra sul periodo della malattia, poi vediamo alcuni spezzoni della vita successiva della donna, con salti d'un decennio o più. Dall'intreccio non si comprende bene quale fossero le cause della sua malattia, o perché la ricercatrice francese abbia preso tanto a cuore il suo personaggio (salvo il fatto che "Spielrain in tedesco vuol dire gioco pulito"...).
Inoltre si ha l'impressione che la personalità della Spielrain sia ricostruita in chiave elogiativa, piena di sogni, amore, dolcezza e dedizione incondizionata alla propria attività didattica... neppur mancano alcuni stereotipi dell'immaginario mediatico demoliberale (come il rifiuto sdegnoso di sottomettersi agli sgherri del KGB, immancabilmente pieni di prepotenza e arroganza, venuti a farle firmare l'atto d'abiura per le sue teorie pedagogiche libertarie). Infine non si può evitare l'impressione che il fatto di essere un'ebrea fucilata dai tedeschi abbia contribuito a rendere il suo personaggio papabile per la trasposizione filmica in chiave simpatizzante... ci mancava l'amica lesbichetta ed avevamo Anna Frank novelty 2002.
Originale il tema, buona la recitazione degli attori e ben ricostruiti gl'interni d'epoca. Mi ha ricordato "I colori dell'anima", ambientato nel medesimo periodo e caratterizzato dalla medesima oscillazione fra analisi imparziale d'una personalità e d'un rapporto complesso (in questo caso quello di Modigliani colla convivente) e sua trasvalutazione in termini di storia d'amore infelice fra anime troppo pure per sottostare al peso della vita (!!).
Nel complesso: una pellicola che merita di essere vista, ma certo non osannata.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
piero (16-12-2006) eccezionale il film e l'interpretazione di e.fox
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Viola (22-09-2006) semplicemente unico. non ho parole.
appassionata di psicanalisi non posso esprimere giudizio differente. lo consiglio a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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